«Vigili con la pistola, ma senza porto d’armi». Corsa del Comune per risolvere il caso

Polizia locale La denuncia di un sindacato: tolte le dotazioni a una quindicina di agenti . In realtà il problema era solo per 5 assunti nel 2020: era stato dimenticato il rinnovo del permesso di pubblica sicurezza

Agenti di polizia locale in servizio armati senza avere l’autorizzazione per il porto d’armi? La denuncia arriva da due sigle sindacali minoritarie, la Cse Flpl e il Sulpl. Secondo una nota diffusa dalla segreteria provinciale di Como, negli ultimi due anni una quindicina di agenti sarebbero usciti in strada armati pur senza averne l’autorizzazione, perché i decreti di pubblica sicurezza per il porto delle armi erano scaduti da anni.

La vicenda è burocratica e complicata, e sui numeri denunciati è necessario fare alcuni aggiustamenti. Ma sicuramente la questione merita di essere raccontata. Iniziando dalla fine, ovvero da quando nelle scorse settimane il comando della polizia locale si è posto il problema di rinnovare il contratto a 11 agenti assunti lo scorso anno con contratto di formazione lavoro. Quando, nel giugno 2022, il Comune decise di arruolare 11 nuovi poliziotti, contestualmente ottenne anche i decreti di pubblica sicurezza che li autorizzava a girare armati. La procedura prevede che sia il sindaco, nel momento in cui firma le assunzioni, a fare richiesta alla Prefettura. Ma quei decreti vengono emessi per la durata del contratto di formazione stesso. Addirittura per gli 11 agenti assunti un anno fa le autorizzazioni al porto d’armi riportavano anche la data di “scadenza”.

«Proprio venerdì sono arrivati i decreti. La Prefettura, con la consueta disponibilità, si è mossa velocemente e non abbiamo avuto alcun genere di disservizio. Per quanto riguarda gli agenti assunti lo scorso anno, parliamo di appena tre giorni di assenza del decreto»

In vista della fine del contratto, avendo comunque deciso di confermare tutti gli undici agenti, il comandante Vincenzo Aiello si è messo in contatto con la Prefettura per verificare la possibilità di procedere a una richiesta preventiva dei decreti di porto d’armi, così da non avere periodi per così dire morti. Procedura però non possibile: solo in presenza di un contratto già in essere è possibile procedere all’emissione delle autorizzazioni. Nelle pieghe di questa procedura, però, è emerso che altri cinque agenti erano stati assunti, ormai tra il 2019 e il 2020, con contratto di formazione lavoro. Ma l’allora dirigente, nel momento del cambio di contratto, aveva proceduto a rinnovare la richiesta alla Prefettura. E anche se quei decreti non riportavano espressamente una data di fine del permesso di porto d’armi, la norma parla chiaro: i decreti di Ps della Prefettura seguono la durata del contratto. E il passaggio da una formazione lavoro a un tempo indeterminato, sancisce la nascita di un altro contratto.

Da qui la protesta del sindacato: «Meno male – si legge nella nota – che non è successo niente nel frattempo. Altrimenti qualcuno avrebbe avuto dei bei grattacapi». Sindacato che ammoniva anche i vertici della polizia locale al rispetto delle norme che vietano servizi notturni, di pronto intervento o di vigilanza agli agenti non armati.

«Proprio venerdì – fa sapere il comandante Vicenzo Aiello – sono arrivati i decreti. La Prefettura, con la consueta disponibilità, si è mossa velocemente e non abbiamo avuto alcun genere di disservizio. Per quanto riguarda gli agenti assunti lo scorso anno, parliamo di appena tre giorni di assenza del decreto». Arrivati anche i decreti per gli altri agenti che, loro sì, in questi ultimi anni hanno prestato servizio armati senza avere formalmente il rinnovo delle autorizzazioni di pubblica sicurezza.

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