(Foto di archivio)
La causa Donna ottiene un contratto a tempo indeterminato, ma il Lario è troppo lontano. Fa ricorso: ma è respinto
Lettura 1 min.Vince il concorso nazionale e viene assunta all’ispettorato del lavoro. Ma la sede di Como non le va bene e rinuncia a trasferirsi dalla Campania alla Lombardia. Quando, pochi mesi dopo, si liberano posti più vicini a casa e chiede di essere richiamata, le dicono di no: ormai è troppo tardi. Ora anche il Tribunale conferma: la rinuncia è definitiva, chi rifiuta la sede assegnata decade dall’assunzione e non può pretendere di rientrare in gioco a ogni successivo scorrimento.
È quanto ha stabilito il giudice del lavoro, respingendo il ricorso di una candidata al maxi concorso nazionale per ispettori del lavoro che, dopo essere stata assegnata all’Ispettorato territoriale di Como, aveva deciso di non firmare il contratto per motivi familiari.
La donna, residente a Napoli, si era classificata al posto numero 1854 della graduatoria.
Nel febbraio 2023, in occasione del secondo scorrimento delle graduatorie, aveva potuto indicare le proprie preferenze tra le sedi disponibili in quel momento. E lei aveva segnato Napoli (ovviamente) al primo posto, quindi Salerno, Caserta, Avellino e Benevento. Ma tra le opzioni c’era anche Como, che figurava soltanto al venticinquesimo posto.
In Campania, però, tutto era già stato assegnato a candidati meglio classificati di lei, e così per la donna si erano aperte le porte dell’ufficio lariano.
La convocazione all’ispettorato di Monte Olimpino era fissata per il 26 aprile 2023, con decorrenza del contratto (a tempo indeterminato) a partire dal primo maggio.
La candidata, tuttavia, non si era presentata. Aveva spiegato di non potersi trasferire per ragioni familiari: era madre di una bambina di sei anni e il marito stava per prendere servizio alla Regione Campania.
Due mesi più tardi la mancata presentazione in servizio a Como, un nuovo scorrimento della graduatoria aveva reso disponibili altri posti, alcuni anche più vicini a casa. Ma la richiesta era stata respinta.
Da qui il ricorso: secondo la candidata, la sua migliore posizione in graduatoria avrebbe dovuto consentirle di essere nuovamente chiamata e di scegliere tra le sedi che nel frattempo si erano liberate.
Una tesi che il Tribunale ha respinto. Secondo il giudice, ammettere continue riconvocazioni a ogni nuova disponibilità finirebbe per provocare una sequenza indefinita di riassegnazioni e cambi di sede, in contrasto con le esigenze di rapidità ed efficienza della pubblica amministrazione.
Il rispetto dell’ordine di graduatoria, chiarisce la sentenza, vale rispetto alle sedi disponibili nel momento in cui il candidato viene chiamato, non anche per quelle che possono liberarsi successivamente.
Nessun effetto, infine, hanno avuto le motivazioni familiari addotte dalla donna. Per il Tribunale non costituivano un giustificato motivo tale da impedire la decadenza. La mancata presentazione a Como ha dunque chiuso definitivamente la partita.
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