Volevano che la figlia sposasse uno sconosciuto. La Procura: «condannateli»

Il caso Chiesti 2 anni e 10 giorni per il padre e per la madre di una ragazza che nel dicembre del 2023, appena diciottenne, era scappata di casa per sottrarsi ad un matrimonio combinato con un uomo pakistano scelto dalla famiglia

La procura di Como ha chiesto la condanna a 2 anni e 10 giorni per il padre e per la madre di una ragazza che nel dicembre del 2023, appena diciottenne, era scappata di casa per sottrarsi ad un matrimonio combinato con un uomo scelto dalla famiglia, un pakistano che la giovane aveva visto una sola volta in vita sua e per poco tempo.

La richiesta di condanna è arrivata al termine delle conclusioni della pubblica accusa, che contesta anche il reato di maltrattamenti in famiglia oltre che quello di induzione al matrimonio.

Una udienza strana, bisogna subito dire, perché le parti nel frattempo di sono riavvicinate. La figlia ha infatti potuto seguire la propria strada, diventando anche mamma, ed era in tribunale accanto ai genitori, al padre e alla madre cinquantenni.

«Nessuna costrizione»

L’avvocato Karin Mauri, che ha assistito i genitori originari del Pakistan e da tempo residenti nel Comune di Como, ha provato a puntare la propria arringa proprio su questi elementi: «Non ci fu alcuna costrizione al matrimonio – ha detto al giudice –. È vero che c’era per lei un promesso sposo in Pakistan, che aveva visto una sola volta, una persona anche benestante e per bene. Ma questo matrimonio era un consiglio che i genitori le avevano dato, non una costrizione. Tanto è vero che la figlia si allontanò autonomamente da casa, perché poteva dunque farlo. E questa indagine nacque proprio dalla preoccupazione del padre che andò dai carabinieri di Como per denunciare la scomparsa della figlia, che non sentiva da tempo e per cui era preoccupato».

Poi la chiosa: «C’è stato un conflitto culturale, senza dubbio, ma non vi fu alcuna costrizione. Oggi la ragazza è moglie e madre, e ha fatto le sue scelte in autonomia».

La vicenda era stata ricostruita proprio dai carabinieri, dopo che il padre aveva denunciato la scomparsa della figlia. Una fuga che era arrivata – stando all’accusa – dopo la comunicazione da parte della famiglia del matrimonio combinato in Pakistan che avrebbe dovuto celebrarsi a breve dopo accordi presi tra le relative famiglie.

La fuga

La ragazza, che all’epoca aveva 18 anni, da sempre residente a Como dove frequentava la scuola con buoni risultati lavorando anche in una attività del centro città, si era però opposta scappando e facendo perdere le proprie tracce. La procura aveva quindi iniziato ad indagare sulla storia, ottenendo una misura cautelare nei confronti del padre e della madre, imponendo loro il divieto di avvicinamento non soltanto alla figlia ma anche a chi avrebbe potuto avere contatti con lei come il fidanzato, i compagni di scuola, i suoi colleghi.

Le ipotesi di reato erano diventate due, quella di maltrattamento in famiglia – maltrattamenti non fisici, bensì psicologici – e la già citata tentata induzione al matrimonio. Il matrimonio avrebbe dovuto svolgersi proprio a dicembre del 2023, quando la giovane scappò.

La storia di questo fascicolo è poi proseguita, fino ad arrivare in aula di fronte ad un giudice che sarà ora chiamato a decidere.

Le richieste sono già state formulare: assoluzione «perché il fatto non sussiste» per la difesa, condanna dei genitori per l’accusa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA