Yacht Club Como, battaglia anche sulle tessere

Gli iscritti dichiarati alla Federazione sono 220, ma solo poco più di 30 sarebbero attivi. Il nodo della reale natura dell’attività del circolo

Como

C’è una fitta nebbia che avvolge lo storico pontile dello Yacht Club, e non è quella tipica del primo mattino sul Lario. Al centro della tempesta, un numero: 220. Tanti sarebbero i tesserati alla Federazione Italiana Vela (Fiv) dichiarati dal Club. Ma un’analisi più profonda dei dati statistici relativi al 2025 suggerisce che la realtà sportiva sia molto diversa da quella burocratica.

Numeri Dei 220 nomi totali, solo una trentina risulterebbero attivi nelle categorie ordinarie (cadetti, juniores e seniores). La fetta più consistente, ben 158 iscritti, appartiene al cosiddetto “Vela Day”.

Per i non addetti ai lavori, il Vela Day è una tessera utilizzata principalmente per fini assicurativi durante eventi promozionali. Questo dato implica che una larga parte della forza tesserati del club potrebbe aver avuto un contatto limitato con l’attività velica. Se a questi si sommano i 41 allievi della scuola vela, il nucleo dei “tesserati sportivi continuativi” appare ridotto, ponendo interrogativi sulla reale natura dell’attività svolta dal circolo. A completare il quadro dei tesserati vi sono poi gli organi di governance: il presidente Gioacchino Favara e i sei componenti del consiglio direttivo e alcuni dipendenti del Club.

Favara difende la strategia numerica e gestionale del club: «Il Vela Day è un’iscrizione a tutti gli effetti. La Federazione ci chiede di tesserare chiunque partecipi, anche solo per un corso di un giorno. Noi andiamo a iscrivere tutti così come previsto dal regolamento federale nazionale. Non riusciremmo materialmente a gestire 250 bambini contemporaneamente, ma attraverso queste diverse forme di iscrizione raggiungiamo quei numeri».

Sul tema dei consiglieri tesserati, Favara respinge le critiche, inquadrandole come una prassi consolidata: «Storicamente tutto il consiglio ha fatto la tessera. Se il direttivo non si iscrive neanche al suo circolo, è da folli».

Un punto di particolare delicatezza riguarda la didattica per i minori. Sebbene il club affidi i corsi a istruttori Fiv certificati, è emersa la presenza, a bordo, di una terza persona: un ex marinaio di lunga esperienza. Nessuno mette in dubbio la competenza dell’ex marinaio, ma si potrebbe porre un problema di natura puramente assicurativa. In ambito Fiv, la conduzione di minori in acqua richiede qualifiche specifiche per garantire la massima tutela legale in caso di incidenti.

L’affiancamento di una figura priva di tale titolo, sebbene esperta, solleva dubbi sulla conformità normativa.

Replica Favara replica con decisione: «Un marinaio con cinquant’anni di esperienza non può salire in barca ad aiutare i bambini? I ragazzi non escono mai senza istruttore; l’affiancamento di un esperto è solo una sicurezza in più . Non c’è alcun errore, è come il nonno che va in macchina con il nipote».

Secondo il presidente, il circolo è bersaglio di un’offensiva mediatica e legale orchestrata da chi vorrebbe la chiusura della sede per fini speculativi.

Favara, su questi dati, cita l’archiviazione di diverse inchieste da parte degli organi competenti e della stessa Federazione, bollando le polemiche come tentativi di logoramento.

In questo scenario, la struttura sportiva è sotto osservazione: da un lato, la necessità di mantenere i requisiti minimi di affiliazione per non perdere l’accesso alle agevolazioni, dall’altro, l’esigenza di trasparenza per evitare contenziosi che minerebbero la reputazione del Club.

Guardando al futuro, il presidente punta tutto sul rilancio dell’attività formativa del 2026. Il progetto, che dovrebbe vedere la luce tra aprile e giugno, prevede il coinvolgimento di circa 160 studenti in un percorso di didattica velica che unisce teoria e pratica.

«Dividiamo i corsi a blocchi spiega Favara - con lezioni in aula e uscite in barca. È proprio attraverso questo primo approccio con le scuole che vogliamo rilanciare il nostro sodalizio e riportare i giovani a scoprire la vela».

Resta però aperto l’interrogativo di fondo: uno Yacht Club può basare la propria stabilità solo sui numeri del tesseramento “di giornata” e sulla didattica scolastica, o ha bisogno di ritrovare quell’anima agonistica che ne ha segnato la storia? Se il 2025 è stato un anno di tensione, il 2026 dovrà dimostrare se dietro le statistiche c’è ancora una solida filiera velica pronta a tornare protagonista sul lago.

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