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La disputa Palazzo Cernezzi ha chiesto chiarimenti ed evocato la revoca della concessione. Ma Favara: «Sono contestazioni ridicole, abbiamo risposto a tutto»
Non c’è pace tra le banchine di viale Puecher. Mentre i soci dello Yacht Club Como hanno appena approvato il complesso patteggiamento da mezzo milione di euro con l’Agenzia delle Entrate per sanare il triennio 2019-2021, un nuovo fronte si apre con Palazzo Cernezzi. Al centro della disputa, il rischio di decadenza della storica concessione. Ma se da un lato filtrano voci di un’imminente chiusura d’autorità, la replica del presidente dell’associazione, Gioacchino Favara, è chiara: «Il Comune ha inviato una lettera di informativa chiedendo chiarimenti, minacciando il provvedimento di decadenza solo in caso di mancata risposta. Noi abbiamo risposto puntualmente a ogni punto nei termini previsti».
Il problema ruota attorno alla natura dell’attività svolta nel Club. Il Comune, sulla scia dei rilievi del fisco, sospetta che l’anima sportiva sia ormai un paravento per un business commerciale che dovrebbe sottostare a canoni di mercato ben diversi. «Sono contestazioni ridicole, banali: si stanno arrampicando sui vetri per ostacolare il nostro progetto», attacca Favara.
Uno dei nodi principali riguarda proprio il canone di affitto. Il Comune accusa il Club di aver pagato cifre inferiori al dovuto. La difesa di Favara è però un contrattacco frontale: «I canoni li ha determinati il Comune, non noi. Nel contratto era prevista la possibilità di rinegoziare ogni cinque anni, ma i funzionari non hanno mai esercitato questo diritto. Noi paghiamo regolarmente ogni tre mesi il bollettino che loro stessi ci inviano, inclusi gli aumenti Istat. Ora ci accusano di una loro inadempienza». Il Club sostiene di aver inviato tre Pec per chiedere un tavolo tecnico di confronto, rimaste però senza risposta.
Tra i punti della memoria difensiva depositata dai legali dello Yacht Club, spicca la questione della ristorazione. «Dopo undici anni si accorgono che abbiamo un ristorante? La licenza ce l’hanno data loro e i dirigenti comunali sono sempre venuti a mangiare qui», sottolinea il presidente.
Altrettanto paradossale la vicenda di una banchina costruita nel 1974: «Nel 2000 ce l’hanno data in concessione e oggi dicono che è abusiva, chiedendo 56 mila euro di arretrati. Se è abusiva non puoi chiedere il canone».
Se i vertici del Club parlano di «atteggiamento persecutorio» e ventilano azioni legali contro i funzionari del comune, dall’altra parte c’è chi vede una situazione ormai compromessa. Voci critiche, come quella di un ex socio, puntano il dito sulla «perdita della genetica sportiva» del Club: «È un camuffamento. Si reclutano quattro bambini per la scuola vela per giustificare un volume d’affari milionario derivante dai taxi boat. Chi si iscrive spesso lo fa solo per il posto barca a canone agevolato».
Secondo queste fonti interne, il sindaco si starebbe «mettendo al riparo» di fronte a un’attività che non sarebbe più quella di una onulus. Ma Favara non arretra: «Siamo pronti a trattare, come abbiamo fatto con il fisco. Ma la sensazione è che ci siano pressioni esterne per mettere le mani sul club, scavalcando ogni regola di civile convivenza tra ente pubblico e concessionario». La palla passa ora a Palazzo Cernezzi per la valutazione della memoria difensiva.
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