Yacht Club, i soci: «Abbiamo sei giorni per consegnare le chiavi, ma non ci pensiamo nemmeno»
Scontro su tutti i fronti tra direttivo del sodalizio ed amministrazione comunale. Ma non tutti sostengono il presidente Favara
Como
Sei giorni. Tanto ha concesso Palazzo Cernezzi allo Yacht Club Como per consegnare le chiavi della storica sede di viale Puecher. L’ultimatum trasforma il braccio di ferro tra il sindaco Alessandro Rapinese e lo storico club in una crisi oltre che amministrativa, anche politica e umana. Mentre il Comune punta alla revoca della concessione per il presunto smarrimento della natura no-profit del club, quest’ultimo si barrica dietro quasi un secolo di storia, pronto a una serrata battaglia legale davanti al Tar.
Vincenzo Iaconianni , direttore tecnico, non usa mezzi termini per definire la mossa dell’amministrazione: «È un provvedimento surreale. Ci danno sei giorni per rilasciare le chiavi? Si può immaginare un posto come lo Yacht Club trattato così? Non ci si pensa nemmeno a consegnare le chiavi. Non viviamo in un regime: se dovessero arrivare le forze dell’ordine a mettere i lucchetti con la forza, chi ha ordinato tutto questo si assumerà le proprie responsabilità».
Una posizione di scontro frontale che spacca il mondo della vela comasca. Se per il presidente Gioacchino Favara l’azione del Comune è un attacco orchestrato per favorire interessi esterni, tra i soci e gli ex vertici la lettura è decisamente più cruda. Giovanni Puntello, pluricampione mondiale, parla senza filtri: «Il reato più grave è il camuffamento, una maschera per lo scopo di lucro. L’attività della scuola è inesistente, in questi giorni non c’è nessuno ad allenarsi. È vergognoso mettere davanti i bambini per difendere le feste». Puntello definisce Favara «il peggior presidente della storia di viale Puecher», interpretando la sua possibile discesa in campo politico nel 2027 come un tentativo disperato di un imprenditore in cerca di una scialuppa di salvataggio.
In questo clima teso, il dolore di chi ha vissuto il circolo come una seconda casa appare evidente. Roberto Spata, ex direttore tecnico e pluricampione mondiale, osserva la crisi con lucida amarezza: «Vedere finire tutto in questa maniera mi arreca uno strazio immenso. Ho girato il mondo, ma posti come questo si contano sulle dita di una mano. È un peccato mortale: si è fatta troppa confusione tra motonautica, vela e servizi ai soci».
A difendere il circolo scende in campo Vito Moschioni, campione di vela, che respinge con forza l’etichetta di “circolo per ricchi”. «Non siamo per pochi eletti, ma un centro di aggregazione radicato a Como», spiega. Moschioni contesta inoltre la narrazione del Comune sui guadagni: «Due milioni di incassi? Si parla di vendite, ma bisogna sottrarre i costi del carburante. Rapinese si sta prendendo responsabilità mostruose: se sbaglia mossa stavolta, rischia che a rivoltarsi sia l’intera città».
Sul Lario il vento è decisamente cambiato: la stagione delle mediazioni è chiusa, e quella delle richieste danni milionarie e dei ricorsi è appena iniziata.
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