Ztl, il pericolo rider: «Bici elettriche? Vanno come moto»

La polemica. Sotto accusa finiscono i mezzi del delivery la cui velocità non potrebbe mai superare i 25 km/h. La replica: «Dobbiamo essere veloci, sarà un problema»

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All’ombra dei portici di via Luini, c’è un rider appoggiato a una delle tante e-bike che si sono conquistate l’odio dei comaschi. Anche di quelli che sono contro la nuova Ztl. Il motivo? La velocità.

«Sfrecciano», «corrono troppo», «bisognava vietare le bici elettriche e lasciare quelle muscolari» sono solo alcuni dei tantissimi commenti spuntati da quando Palazzo Cernezzi ha blindato una trentina tra vie e piazze della città murata ai velocipedi e monopattini, introducendo l’obbligo di condurli a mano. Oltre a chi abita in centro e va al lavoro in bici, o chi con questo mezzo accompagna i figli a scuola, tra gli utenti che più subiranno questo provvedimento ci sono, come in un circolo che si autoalimenta, proprio i rider, attaccati da tutti i fronti per via della velocità con cui sfiorano i pedoni del centro.

Attenzione: non è detto che tutti siano imprudenti, e bisognerebbe anche interrogarsi sul perchè di tanta velocità nelle consegne. Di certo c’è che i rider della città guidano quasi esclusivamente biciclette elettriche, con ruote spesse, un grosso portapacchi, un reggi-smartphone e un manubrio da cui controllare la velocità. In gergo vengono chiamate “fat bike” e ciascun fattorino deve procurarsela di tasca propria. Di norma, un mezzo del genere non può andare oltre ai 25 chilometri orari, ma l’alterazione del mezzo è una pratica illegale e diffusa tra i rider di tutta Italia. Su internet esistono persino dei video che spiegano come sbloccare la massima potenza del mezzo, e tra i comaschi c’è chi giura di aver visto una di queste bici sfrecciare in Napoleona a 60 chilometri orari, senza nemmeno un giro di pedali. Insomma, una e-bike può andare più veloce di un monopattino, e diventare nei fatti un ciclomotore, ma paradossalmente non ha lo stesso obbligo di casco, targa e assicurazione.

Vale la pena però affrontare il cambiamento della Ztl anche con chi, lavorando su due ruote, la subirà in prima persona: i rider delle piattaforme di food delivery. Tra i portici Plinio e la piazzetta di via Gobetti, trovarne qualcuno disposto a raccontarsi è molto difficile, anche perchè finita una consegna ne devono iniziare subito un’altra: il lavoro per le piattaforme funziona così. Uno di loro però è in attesa e si ferma a chiacchierare. Racconta in inglese di essere originario di Lagos, la più grande città della Nigeria. Ha iniziato a fare il rider nel 2022. Dice che in estate, specie in questa estate, è faticoso lavorare, per via del caldo. Ma nulla è come quando piove e, mentre tutti se ne stanno chiusi in casa, lui è quello che deve bagnarsi. Nel parlare, tiene d’occhio lo smartphone in attesa di accettare una consegna. Spiega che ha saputo del nuovo divieto di circolazione per le biciclette lungo le principali vie del centro. Sorprendentemente, è lui stesso a raccontare che, certe volte, nelle vie affollate è difficoltoso pedalare. Però è preoccupato: «Sarà un bel problema per noi, perchè anche se circoliamo sulle strade normali, molti dei locali in cui ritiriamo gli ordini sono qui (in città murata ndr). Portare la bici a mano vuol dire metterci molto più tempo, e questo è un lavoro che ti richiede di essere veloce».

Insomma, i comaschi che ordineranno dalle piattaforme di delivery dovranno mettersi il cuore in pace, e lo aveva detto anche il sindaco Alessandro Rapinese, che nella puntata di RapiNews24 del 7 agosto si era rivolto senza freni direttamente ai rider: «C’est terminé, anche perchè il 90% dei vostri clienti dai quali andate a prendere i prodotti sono proprio in quel percorso lì. Quindi provate a salire sulla bicicletta elettrica e ripartire con slancio, che secondo me quel panino ve lo mangiate voi, perchè non riuscite nemmeno a consegnarlo per tempo».

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