Mandria di cavalli imbizzarriti sul Monte Generoso, la difesa: «Erano sul loro territorio, vanno rispettati»
Gli equini avrebbero assalito il cane al seguito di una famiglia lo scorso 19 agosto. Illesi ma impauriti i componenti del nucleo familiare, soccorsi dai vigili del fuoco. I cavalli sono stati difesi da Luigia Carloni, già presidente dell’associazione che tutela la mandria
Lettura 1 min.Alta Valle Intelvi
Non si placano le polemiche dopo l’incidente accorso sul monte Generoso il 19 agosto tra i cavalli del Bisbino e una famiglia di escursionisti. La mandria dopo essersi imbizzarrita dal rombo di una moto, caricò i coniugi e la figlioletta . Alcuni cavalli avrebbero assalito il cane al seguito, costretto a ricorrere alle cure del veterinario. Illesi ma impauriti i componenti del nucleo familiare, soccorsi dai vigili del fuoco.
A difesa dei cavalli è intervenuta Luigia Carloni, già presidente dell’associazione che tutela la mandria. «Conosco i Bisbini da quasi 20 anni - ha dichiarato sul suo profilo social -. Sono degli Haflinger, di indole docile e tranquilla. Da anni trascorrono le loro estati liberi sul Generoso. L’associazione ha sempre raccomandato con avvisi e cartelli posati lungo i sentieri di non avvicinarli, soprattutto con cani liberi o al guinzaglio e di non dare loro da mangiare. Sono sul loro territorio - chiosa - e sarebbe opportuno rispettarli».
La mandria è ritornata sul Generoso per la transumanza estiva scortata dai volontari. Hanno lasciato Pian delle Noci a Lanzo dove sono ricoverati e accuditi nella stagione invernale e sono arrivati negli alpeggi per essere ammirati allo stato brado dagli escursionisti.
La loro è una lunga storia. Nel 2008 due gruppi di cavalli avelignesi che vivevano liberi sul Bisbino sono scesi nei villaggi di Sagno (Svizzera) e Rovenna (Italia) alla ricerca disperata di cibo. La montagna era ricoperta da più di un metro di neve. Il loro proprietario, che possedeva un’alpe in cima al Bisbino, era deceduto diversi anni prima e i cavalli sopravvissero sulla montagna sfidando ogni genere di difficoltà. La discesa nei villaggi provocò molte rimostranze e si profilò il pericolo che le autorità sequestrassero gli animali per ridurli in cattività o per spedirli al macello. Si trattava di animali mansueti che non costituivano un rischio per la popolazione. Numerose associazioni e persone svizzere e italiane si mossero per salvare i cavalli cercando soluzioni indirizzate alla loro sopravvivenza e alla risoluzione dei conflitti sorti nei luoghi della loro presenza.
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