Tentò di sterminare la famiglia
Condannato a 9 anni di carcere

Rebbio Accese il braciere in camera, per il giudice fu tentato omicidio La difesa aveva chiesto l’assoluzione: «Fu lui a dare l’allarme al 118»

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Quell’ultimo sabato di gennaio lei aveva infine deciso e glielo aveva comunicato: «Ti lascio». Lui era rimasto apparentemente calmo. «Come se nulla fosse successo» Ma quando la famiglia si mette a letto per dormire, prende un braciere, lo piazza nella camera matrimoniale e lo accende. Quando la donna riapre gli occhi si ritrova in ambulanza. Incapace di parlare. In stato confusionale. Con un tasso di monossido di carbonio nel sangue pericolosamente vicino al punto di non ritorno.

Ieri mattina, un anno e mezzo dopo, nell’aula delle udienze preliminari di Como lei non c’era. Lui si. Ad ascoltare, dalla voce del giudice, una sentenza pesantissima a suo carico: 9 anni di carcere per tentato omicidio. Quello della moglie. E pure quello dei tre figli. Si è chiusa con una condanna il processo a carico di un operaio tessile di 51 anni, di origini tunisine, che il 25 gennaio dello scorso anno venne soccorso nella casa di Rebbio assieme al resto della sua famiglia dal 118 per una grave intossicazione da monossido di carbonio.

Secondo l’inchiesta, scaturita da una denuncia presentata dalla moglie (assistita dall’avvocato Andrea De Rinaldis), che quella notte ha rischiato seriamente di morire e che è stata salvata solo grazie al trattamento urgente in camera iperbarica, l’intossicazione non fu una tragedia ma un vero e proprio tentativo di mettere a segno una strage famigliare.

L’uomo, tunisino ma da anni residente a Como dov’era assolutamente integrato nel tessuto sociale, da qualche tempo aveva cambiato carattere. Era diventato taciturno e schivo, e negli ultimi tempi aveva cominciato a reagire in modo più aggressivo sia con la moglie che con i figli.

E così il giorno prima della mancata tragedia, proprio a causa di questi cambi d’umore, la moglie gli aveva comunicato la decisione di volersi separare.

Secondo la ricostruzione di quella terribile notte, la donna si era addormentata sul divano. Poi, quando ormai era molto tardi, il marito l’aveva svegliata e l’aveva convinta ad andare a letto.

Quindi il marito (di cui non divulghiamo il nome a tutela dei tre figli minorenni) ha piazzato il braciere in camera e lo ha acceso.

Inizialmente i soccorritori avevano sospettato che la tragedia fosse stata provocata dal tentativo di scaldare la casa in modo rudimentale e pericoloso. Ma il riscaldamento funzionava benissimo.

A evitare la strage sono stati i figli, che si sono svegliati dopo aver sentito le invocazioni di aiuto dello stesso padre. E fu proprio quest’ultimo a chiamare il 118, tant’è che ieri i difensori dell’imputato (gli avvocati Andrea e Raffaele Donadini) hanno sollecitato l’assoluzione proprio sottolineando questo aspetto. Come dire: se avesse davvero voluto sterminare la famiglia, non avrebbe chiesto aiuto.

Il giudice ha invece accolto la richiesta di condanna della Procura: 9 anni per il tentato omicidio non solo della moglie, ma anche dei tre figli che dormivano nella stanza accanto.

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