(Foto di borelli)
Viaggio letterario in Irlanda del Nord I murales sono onnipresenti nella città protagonista della lotta tra unionisti e indipendentisti. Le pagine di “Eureka street” guidano tra i luoghi degli attentati e la Peace Line, confine attivo ancora oggi
Lettura 5 min.«Sotto i lampioni, su ogni muro, spiccano le scritte Ira, Inla, Uvf, Uff, Oag. È una specie di diario: in una calligrafia sgangherata i muri, crepati e sbiaditi, raccontano le vicende e gli odi della città». A Belfast i murales sono onnipresenti. Oggi non raccontano più soltanto i Troubles, ma vengono utilizzati, oltre che per scopi commerciali, anche e soprattutto dagli artisti per denunciare le violazioni dei diritti civili in tutto il mondo.
L’Irlanda è composta da 32 contee, 26 costituiscono la Repubblica d’Irlanda, con capitale Dublino, mentre le restanti sei formano l’Irlanda del Nord, una delle quattro nazioni costitutive del Regno Unito. Il fatto che si tratti di un’isola rende questa divisione amministrativa ancora più peculiare; è come se la provincia della Gallura Nord-Est Sardegna fosse parte della Francia. «Sparsi in tutta la città, sui marciapiedi, davanti ai portoni o tra le aste delle inferriate, ci sono mazzi di fiori. In ogni angolo di strada, avvolti in carta trasparente, piccoli giardini artificiali, fiori ancora freschi dai colori vivaci, oppure avvizziti e spenti. Ogni passeggiata è cadenzata dal susseguirsi di quei mazzi posati dagli abitanti di Belfast là dove sono stati uccisi i loro concittadini». Queste parole sono di Robert McLiam Wilson, nato e cresciuto a Belfast, che ha scritto “Eureka street” (Fazi Editore) nel 1996, due anni prima degli “Accordi del Venerdì Santo”, che hanno sancito il processo di pace in Irlanda del Nord.
L’inizio dei Troubles si colloca nell’ottobre del 1968 a Derry quando, durante una manifestazione del movimento per i diritti civili, la polizia dell’Irlanda del Nord intervenne per disperdere il corteo con cariche e manganellate. Uno degli episodi che segnò la radicalizzazione del conflitto fu il 30 gennaio 1972, sempre a Derry, quando soldati britannici spararono su una folla di civili inermi che protestavano pacificamente, uccidendo 14 manifestanti. È la “Sunday Bloody Sunday” cantata dagli U2.
Le radici dei Troubles affondano poi nel 1919-1921, durante la guerra d’indipendenza irlandese, quando il Regno Unito, con il Trattato anglo-irlandese del 1921, accettò la creazione dello Stato Libero d’Irlanda, mentre le sei contee del nord-est rimasero nel Regno Unito.
Il romanzo “Eureka street”, ottima guida per visitare la città, racconta la storia di un gruppo di amici cattolici e protestanti, simpatici e a tratti surreali, che passano la loro vita tra lavori improbabili e serate al pub. Sullo sfondo il conflitto che nell’arco di circa trent’anni ha ucciso 3.500 persone. «È una città in cui la gente è pronta a uccidere e a morire per pochi brandelli di stoffa colorata. Questo si aspettano i due popoli che l’abitano, divisi da quattro, o otto, secoli di differenze religiose e civili. Un’assurdità, un rompicapo che avvelena il sangue, una spirale senza fine che impedisce ogni cambiamento» scrive McLiam Wilson. Teatro nevralgico degli scontri fu West Belfast, in particolare tra Falls Road, area a maggioranza cattolica e nazionalista, e Shankill Road, area a maggioranza protestante e unionista. In mezzo è tracciata la Peace Line, un confine di muri e cancelli alti fino a sei-sette metri, costruiti a partire dal 1969 e mai completamente smantellati.
La tensione tra comunità cattolica e protestante fu violenta. I cattolici, minoranza in Irlanda del Nord, subirono discriminazioni nell’accesso al lavoro, agli alloggi e nella rappresentanza politica, trovandosi in una condizione di svantaggio rispetto alla maggioranza protestante e alle forze di sicurezza britanniche.
In questo contesto l’Ira (Irish Republican Army), che durante il conflitto si scisse dando vita alla Provisional Ira, si pose come forza di difesa della comunità cattolica, ricorrendo alla lotta armata contro lo Stato britannico e le forze unioniste. «Rosemary si diresse verso il piccolo snack bar in cui andava sempre, indugiando sulla porta per lasciar passare un bel ragazzo con un vistoso abito verde. Questo, colpito dal rossore di Rosemary, le aprì elegantemente la porta. Felice, lei ricambiò il sorriso ed entrò, passandogli sotto il braccio. Mentre si voltava a ringraziarlo, la sua esistenza ebbe fine. L’esplosione uccise anche il giovane che le aveva aperto la porta, una scheggia gli asportò una gamba». In “Eureka street” McMiliam Wilson descrive un attentato che potrebbe essere sovrapposto a tanti altri che nel corso dei Troubles colpirono pub, centri commerciali, strade affollate. Uno dei più cruenti fu nel 1971 al McGurk’s Bar, all’incrocio tra Great George’s Street e North Queen Street, attribuito all’Uvf (lealisti protestanti), dove morirono 15 persone.
«Le strade addormentate sono pervase da un senso di libertà, le vetrine dei negozi e i marciapiedi illuminati sono deserti e silenziosi. È solo in piena notte, dall’alto, che la città sembra un insieme organico, un tutto unico. Quando i suoi abitanti dormono, il disordine diurno si ricompone e, per lo meno geograficamente, la città appare un’entità compatta. Potrete scorgere allora gli anelli di nero basalto che l’abbracciano, i monti, le colline e le distese pianeggianti, e vedere nella grande baia ai piedi della metropoli il mare scuro che ne irrora il cuore». Robert McLiam Wilson in “Eureka street” dedica un intero capitolo a Belfast e ai suoi abitanti sprofondati nel sonno, quasi una lettera d’amore da leggere mentre si passeggia per la città.
Nel weekend, meteo permettendo, i cittadini si ritrovano nei prati del giardino botanico nel Queen’s University Quarter, oppure davanti al municipio in Donegall Square. Stendono teli sull’erba, leggono libri, mangiano panini, suonano, ballano, si addormentano all’ombra degli alberi. Un rispettoso caos che contribuisce a rendere viva la capitale.
Ordinare una pinta al pub è più di un’abitudine: è quasi un rito collettivo. Soprattutto dopo il lavoro, ma anche in pausa pranzo, i pub sono animati da avventori di tutte le età, dalle signore che chiacchierano con le amiche ai ragazzi che girano video con gli smartphone. Tra i più storici il Kelly’s Cellars (30-32 Bank St) aperto nel 1720, soffitto a volta, pavimento in cemento, bancone consumato e muri coperti da decenni e decenni di stratificazioni di foto, dipinti, banconote, cartelli stradali e oggetti tra i più disparati.
Lo skyline marittimo di Belfast è dominato da due imponenti gru gialle con la scritta H&W (Harland & Wolff), storica realtà tra i più importanti cantieri navali al mondo, che costruì anche il Titanic. Le due strutture, ribattezzate affettuosamente “Sansone” e “Golia” per la loro imponenza e potenza, sono diventate un simbolo della città.
Attorno ai cantieri si sviluppò, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, una forte industria tessile, in particolare legata alla produzione del lino. Nel 1941 la Luftwaffe bombardò la zona causando gravi danni all’area portuale. Oggi il Titanic Quarter è stato riqualificato, ospita il museo omonimo e cambierà di nuovo volto, sono diversi i progetti che verranno realizzati nei prossimi anni. Un altro simbolo di Belfast è The Big Fish, il “salmone della conoscenza”, lungo una decina di metri è rivestito da piastrelle di ceramica sulle tonalità del blu decorate con testi e immagini storiche. Al numero 17 di Donegall Square North c’è la Linen Hall Library, la più antica biblioteca della città, fondata nel 1788. Una scalinata conduce al primo piano, dove scaffali ricolmi di libri antichi invitano alla lettura. A facilitare la ricerca dei volumi, piccoli schedari in legno, che conservano ancora le tradizionali schede cartacee. C’è chi studia, chi lavora e chi si gode una pausa nella Chapter Coffee, la caffetteria. Nel 1968 il bibliotecario Jimmy Vitty decise di conservare un volantino sui diritti civili e di portarlo in biblioteca. Da quel momento, la Linen Hall avviò un’attenta raccolta di tutto il materiale stampato relativo ai Troubles e al successivo processo di pace. La collezione è cresciuta fino a comprendere circa 350mila documenti.
«L’intera superficie della città pullula di vita – scrive McLiam Wilson – Il terreno è reso fertile dalle ossa dei suoi innumerevoli morti. La città è uno scrigno di storie e di racconti presenti, passati e futuri. È un romanzo».
Cosa leggere e ascoltare prima di partire per l’Irlanda del Nord. Il romanzo “Eureka street” di Robert McLiam Wilson, offre uno spaccato di vita nella Belfast di fine anni Novanta. Lo scrittore, nato e cresciuto in città, è un testimone diretto più che dei fatti dell’atmosfera che si respirava durante i Troubles. “Non dire niente – Un caso di omicidio e tradimento nell’Irlanda del Nord” che ha vinto l’Orwell Prize, scritto da Patrick Radden Keefe, entra nei dettagli politici e sociali della questione. “Troubles – Una storia irlandese” è un podcast di Samuele Sciarrillo, che ripercorre in dieci episodi più uno, una delle storie più complesse e sanguinose del ’900 europeo.
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