A Locarno Hong Sang-soo presenta il suo nuovo film: «Produrli è sempre più difficile»
Festival Il regista ha parlato delle sue storie poco commerciali e degli ostacoli nel realizzarle. Oggi anteprima dell’indonesiano “The house on the Moon”. E domani finale con il Pardo d’oro
Lettura 2 min.Asia Argento e Darren Aronofksy sono le ultime star del 79° Locarno Film Festival che si prepara alla conclusione di domani. L’attrice e regista figlia d’arte ha ricevuto ieri sera in Piazza Grande il Life Achivement Award stamattina alle 10.30 tiene una conversazione alla Spazio Cinema. Il regista de “Il cigno nero” riceve in serata il Pardo d’onore nella cerimonia che precede la proiezione del francese “Demain je tombe amoureux” di Martin Provost. La Argento, che già in Piazza aveva regalato un cameo nel bel “Armony” di Dario Albertini nei panni della sorella di Valerio Mastandrea, ha introdotto un altro film di cui è interprete, il thriller venezuelano “La muerte no tiene dueño” di Jorge Thielen Armand, nel quale è un’ereditiera che si reca in Sudamerica per vendere la piantagione di cacao del padre.
Provost, Castro-San Martín e Yeo
Provost, noto per “La brava moglie” e “Ritratto di un amore” porta un film sentimentale che ruota intorno a un professore di letteratura che, prima di andare in pensione, tiene un’ultima lezione sull’amore. Cast di grandi nomi con Fabrice Luchini, Emmanuelle Devos, Chiara Mastroianni e Carle Bouquet.
Sempre in Piazza Grande, che è una vetrina per i film che usciranno nei prossimi mesi, è passato ieri “Il Cileno” di Sergio Castro-San Martín con Camilo Arancibia, Sara Serraiocco, Gaetano Bruno e Lorenzo Richelmy. Una produzione tra Cile, Italia e Svizzera (la ticinese Cinédokké) ambientata nel 1976 e girata tra Torino e il lago di Locarno. La storia vera di Aldo Marin, giovane minatore esperto di esplosivi che deve lasciare il Cile e la famiglia per trovare asilo in Italia, dove gruppi anarchici ne scoprono le competenze e lo arruolano per compiere attentati. Una pellicola molto scura e un po’ cupa, molto addosso al protagonista dal destino segnato.
L’ultimo film in concorso
L’ultimo film in concorso per il Pardo d’oro, l’indonesiano “The House on the Moon” di Nelson Yeo, sarà proiettato questo pomeriggio. Intanto l’altro asiatico in gara ieri, il coreano Hong Sang-soo, già vincitore del Pardo d’oro nel 2015 con “Right Now, Wrong Then”, non ha deluso le aspettative. Per il cineasta, presenza regolare dei principali festival, un’altra storia apparentemente minimalista, girata sull’isola di Jeju, dove Sanghee (Kim Minhee, musa del regista e anch’ella già premiata a Locarno oltre che alla Berlinale) e il fratello arrivano a trovare la madre che gestisce una pensione e un ristorante. Un film breve e molto parlato sulle relazioni familiari, il cinema, la precarietà del lavoro artistico (la protagonista è una regista sperimentale che deve fare vari lavori per mantenersi), il rapporto con le tradizioni e i luoghi.
«Fin dai tempi della scuola di cinema – ha raccontato Hong Sang-soo – le mie opere non sono commerciali. Però ho trovato un modo di lavorare che mi permette di realizzare film con pochi soldi e una troupe ridottissima e ne sono contento, perché le pressioni e le difficoltà per produrre una pellicola rendono le cose sempre più difficile. Stavolta sono partito dal luogo, dall’isola e dal locale che nella realtà è di nostri amici, per costruire una vicenda semplice, che ho scritto giorno per giorno mentre giravo con pochi attori, quasi sempre gli stessi. Montavo quasi in tempo reale dopo le riprese, così tenevo tutto sotto controllo».
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