Addio Glen Hansard, busker per sempre
Il lutto È morto questa mattina in un incidente motociclistico a soli 56 il cantautore rock irlandese di fama internazionale. Anche dopo aver vinto l’Oscar, rimase fedele alle sue origini di musicista di strada. Era atteso in Italia a dicembre
Lettura 2 min.Forse per nessun artista come Glen Hansard, morto a 56 anni ieri in un incidente in moto a Lucan, poco fuori Dublino, arte e vita si mescolavano. Il film “Once”, quello che gli aveva fatto meritare un Oscar per la miglior canzone con la dolcissima “Falling slowly”, fin dai primi fotogrammi lo ritrae come un busker per le strade di Dublino e lui, anche raggiunto un certo successo (perché è rimasto per tutta la vita un artista di culto), non ha dimenticato quelle sue origini, spesso schitarrando in mezzo a un pubblico esterrefatto prima dei suoi stessi concerti.
Un senso di comunità artistica
La sua generosità nei confronti dei fan e delle persone in generale, il suo senso di comunità artistica, che lo ha portato a collaborare con decine e decine di altri cantautori e musicisti, hanno fatto sì che, alla notizia improvvisa della sua morte, il mondo del rock si sia fermato in stato di choc: un uomo così pieno di vita e di energia si è spento in un attimo.
E diventano insostenibili, ora, le immagini di “Once” che lo vedevano a cavallo della sua moto, alla compagna, Marketa Irglova, che da destinataria del suo amore nella finzione era poi diventata realmente, anche se per breve tempo, compagna di vita. Insieme erano The Swell Season, un duo che ha funzionato a intermittenza nel corso degli anni e che si era riunito proprio nel 2025 per un nuovo disco.
L’altra band, quella storica, si chiamava The Frames. È con loro che Hansard si è fatto conoscere anno dopo anno, grazie a una serie di dischi sempre più centrati, tra i quali spicca il capolavoro “Fitzcarraldo”: la canzone del titolo è uno di quei brani che non si dimenticano, come tanti altri del suo repertorio. Caso più unico che raro, ottenuta maggior visibilità con “Once”, agguantata quell’inaspettata statuetta dorata, condivisa con Marketa, non sciolse la band: semplicemente si propose come artista solista perché era quello il nome di richiamo, mantenendo i suoi compagni sul palco. Del resto il regista della pellicola era il suo ex bassista John Carney.
C’era stata, per la verità, un altro gruppo, ancora prima: The Commitments, sì, proprio quelli del film. Chi ha in mente il look moderno di Hansard, forse faticherà a riconoscerlo giovanissimo, con i capelli ricci e lunghi, tra le fila di quella popolosa quanto fittizia band.
E dire che anche se venne ingaggiato proprio perché era un musicista, non suonò nelle session. Poco male, era un primo passo nella celebrità per quel ragazzo di Ballymun, cresciuto a Van Morrison, Bruce Springsteen e Guinness.
Il rapporto speciale con gli italiani
In Italia aveva sviluppato un seguito molto tenace, anche nel comasco non si contano i fan che lo raggiungevano in concerto ovunque fosse nella penisola (era atteso a dicembre per quattro date). Memorabili le due puntate al Carroponte di Sesto di San Giovanni, soprattutto la prima in cui, relegato al palco più piccolo, alla fine di una performance incredibile, diede letteralmente l’arrembaggio allo stage principale trascinando dietro a sé tutti i suoi musicisti, ma anche gli spettatori per un ultimo bis. Era inarrestabile: uno spirito che si rifletteva anche nelle sue canzoni che, spesso, nascevano da pochi accordi, da una linea melodica appena accennata per poi crescere, crescere, crescere sempre di più, proprio come la barca di Fitzcarraldo che avanzava in cima alla montagna. Alcune delle più belle si possono ascoltare nei due volumi live di “Don’t settle”, appena pubblicati.
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