Da Apple a Feltrinelli, il tocco Caspani: «Disegnare è la parte più selvaggia della mia personalità, mi piace vivere di colori»

L’intervista Margherita Caspani è un’iIlustratrice per brand e giornali. Ha 26 anni, è comasca, insegna allo Ied e nella vita non ha mai avuto un piano B rispetto alla carriera artistica

Uniqlo, Acqua Di Parma, Apple, Lamborghini, Veralab, Il Corriere Della Sera, Il Sole 24 Ore, La Repubblica, L’espresso, Internazionale, LaFeltrinelli, Deagostini, Zanichelli, Hoepli. Margherita Caspani ha disegnato illustrazioni per ciascuno di questi destinatari e altri ancora.

Di Mariano Comense, liceo classico a Cantù e poi lo Ied, dove ora insegna, non ha mai avuto “un piano B” rispetto al suo “piano A” che è sempre stato quello di disegnare. E ha avuto ragione, la sua carriera lo conferma.

Margherita, facciamo un percorso all’indietro: da oggi a ieri. Anche il 2026 porta la firma di premi importanti ricevuti per la sua arte, l’ultimo sono le quattro medaglie per Annual Autori di Immagini. Da oggi a ieri, una carriera bellissima che parte dalla Brianza. Come è cominciata?

Disegno da quando sono minuscola, ho iniziato da bambina e non ho mai smesso. Ero molto timida e rispetto agli altri bambini ero una piccola eremita e molto solitaria, ma mi piaceva tantissimo disegnare. Poi, verso i 14 anni mi sono resa conto che per me farlo era importante, ma non avevo ancora capito bene come, così ho deciso di imparare da autodidatta perché io ho fatto il classico al Fermi a Cantù e non una scuola artistica.

Il liceo mi è servito, nonostante la difficoltà, ma non mi lasciava tempo per fare altro e io stavo fisicamente male per non avere tempo di disegnare, così mi sono chiesta come fare, ma non sapevo che esistesse un lavoro come il mio e pensavo di studiare all’università storia dell’arte, che mi ha sempre appassionato tantissimo.

Con una mamma avvocato e un papà commercialista non avevo chi mi potesse consigliare sulla strada da prendere, così ho iniziato a cercare le scuole adatte alla mia passione. Dopo un po’ di openday sono capitata allo Ied e mi sono trovata immersa tra persone che condividevano la mia passione, in un mondo che mi capiva e ho cominciato ad imparare come usare il mio disegnare, che prima era uno sfogo personale e che non raccontavo. Allo Ied ho imparato che potevo usare le immagini come comunicazione. Ho cercato la mia voce, la propria voce è molto difficile da trovare e la si trova disegnando tanto e guardando il mondo esterno. Il proprio linguaggio è sempre in evoluzione come noi.

Quanto è difficile raccontare attraverso le immagini?

È complicato perché è un processo legato alla creatività, che è la parte di noi un po’ selvaggia da allenare e saper gestire se la si vuol far diventare il proprio lavoro. A volte mi chiedono: se non ti viene l’idea? Beh, me la faccio venire. È complicato, ma anche quando l’idea non arriva subito, una soluzione la si deve trovare.

Ricevere tanti premi e sentirsi riconosciuti, che effetto fa?

Eh, fa effetto, il mio è un lavoro così tanto personale... c’è così tanto di mio che la linea che divide me dal lavoro è molto sottile, a volte io sono il mio lavoro e ricevere riconoscimenti così grandi per quello che racconto e per come lo racconto, per la mia voce, sconvolge un pochino.

Divertirsi è un aspetto importante per riuscire a portare avanti i propri sogni e le proprie attitudini e guardando le sue illustrazioni sembra che lei si diverta parecchio, giusto?

Divertirsi è fondamentale, il gioco è una cosa serissima e io ho uno sguardo ironico sul mondo che però bisogna saper calibrare. Ho illustrato anche temi molto difficili e bisogna dare il giusto peso a quello che si racconta, ma senza farlo collassare sotto il suo stesso peso. Dove è possibile serve una luce quasi ironica, oppure la via della delicatezza quando si sono temi importanti, non voglio sembrare esagerata né in un senso né nell’altro, ma voglio sempre cercare di vedere il buono.

Lei è giovanissima, ma è già anche docente allo Ied: c’è un mantra che suggerisce ai suoi studenti per non mollare anche quando fare ciò che si ama sembra complicato?

Insegno allo Ied da tre anni, due da dopo la laurea. La cosa che consiglio è non demordere perché appena usciti dall’università può capitare che bussando a cento porte non se ne apra nessuna o forse una che poi ti dice di no. Ma non importa, bisogna continuare a bussare perché magari dietro la 237ma porta c’è l’occasione. Certo, ricevere tante porte in faccia può mortificare, ma bisogna avere il fuoco dentro. Quando capisci che non vuoi un piano B, ma che c’è solo il tuo piano A devi bussare a mille porte per poter dire che le hai provate tutte.

Per me è stato così. Io ho avuto due persone che si sono fidate di me all’inizio: Francesco Poroli, mio insegnante allo Ied e figura di spicco dell’illustrazione italiana al quale ho chiesto consiglio quando ero completamente persa dopo l’università e Valeria Pacifico del dipartimento di progetti speciali di Ied, che ha creduto in me selezionandomi per il progetto per Acqua di Parma e poi altri lavori, ed è anche grazie a lei se insegno allo Ied.

Quanto è importante nel suo lavoro usare la tecnologia?

È fondamentale, se no si è un pesce fuori acqua. Serve essere veloci e il digitale aiuta. Nel mio periodo pre-Ied ero molto allergica alla tecnologia e alla mia prima lezione di photoshop sono andata in bagno a piangere disperata: adesso lo insegno! Fa molto ridere questa cosa, ma mi dice anche che sono testarda.

La sua arte spazia tanto, qual è il campo d’azione che preferisce, che le è più congeniale?

Mi piace tantissimo lavorare per i brand, ma anche l’illustrazione concettuale che veicola messaggi, quindi soprattutto per il mondo giornalistico, ma dipende dal progetto.

Colore e forma: nelle sue illustrazioni c’è tantissimo colore. Quanto conta la forma per il colore e il colore per la forma?

Per me il colore è fondamentale ed è una delle cose preferite della mia vita. Mi piace vestirmi colorata e circondarmi di colori, anche banalmente nelle cose di casa e penso sia un bel modo per far vivere l’immagine. Io non uso linee di contorno nelle mie illustrazioni e quindi il colore diventa forma ed è fondamentale. Il colore comunica ma deve stare con altri colori in uno spazio circoscritto e quindi decidere di che colore sono tutte le forme crea un’armonia nell’immagine, quindi è fondamentale ricercarla. Quando lavoro faccio diverse prove colore prima del definitivo per poi vedere quale risultato finale si avvicina di più a quello che voglio trasmettere e a come lo voglio fare e a quello che piace al mio cliente. Una volta fatta la scelta passo al definitivo.

Per chi volesse vedere il lavoro di Margherita Caspani, su Instagram è possibile trovare il suo profilo come @Artemarghe.

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