Diventare se stessi, ma a ritmo di rock

Il romanzo Lo fa il protagonista del nuovo libro di Marilena Lualdi: Paolo dopo un live dei Kiss cambia stile di vita. La sua crescita da allora è segnata dalla rottura di etichette e consuetudini. Oggi alle 18 la presentazione a Merone

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Là era Jack Frusciante, qui è Paolo ma anche lui esce dal gruppo. E lo fa salendo una scala ripida, con qualche gradino spezzato e, forse, un po’ di paura che prova quando si guarda indietro e vede i pioli saliti, così come quando guarda avanti e vede quelli che ancora deve salire. E forse pure mentre avanza per salire quelli che ha sotto i piedi.

Enrico Brizzi, nel 1994, prendeva spunto dalla storia vera di John Frusciante, l’allora chitarrista dei Red Hot Chili Peppers, che a sorpresa lasciava il gruppo all’apice del successo annientando, in un momento, ogni convenzione sociale che l’avrebbe voluto a sfruttare la notorietà fino alla morte.

Rompere con le consuetudini

Marilena Lualdi nel suo “Figli del rock”, in libreria per Edizioni Progetto Cultura, parte allo stesso modo dalla realtà e dai principi del rock che esistono davvero. Senza di loro non esisterebbe la storia che, dall’inizio, dà al protagonista Paolo un carico immenso da portare: crescere rifiutando convenzioni ed etichette.

Un’ambizione comune - in cui molti si possono riconoscere, almeno nel desiderio e nell’intenzione – e che potrebbe anche sgonfiare la vicenda, se non fosse che Paolo il suo carico lo porterà con un amico fedelissimo: il rock. Paolo è figlio di genitori da cui deve affrancarsi, di consuetudini e aspettative sociali, ma soprattutto è figlio del rock. Il rock lo nutre e lui lo mangia avidamente grazie a star che, viste una prima volta in un concerto dei Kiss a Losanna, non dimenticherà più e di cui non potrà mai più fare a meno. E non sono solo i Kiss i numi tutelari del protagonista, ma tanti, tantissimi rocker che hanno fatto la storia della musica e che l’autrice snocciola mostrando una competenza e un amore rari, gli stessi che guidano il suo protagonista.

Un lungo viaggio pieno di curve

La storia del romanzo (che verrà presentato da Andrea Camesasca, autore della prefazione, oggi alle 18 al teatro della Marna di Merone, in via Cesare Battisti 17, con ingresso libero su prenotazione [email protected]) è apparentemente facile. Un ragazzo che per la prima volta trova il coraggio di andare contro il divieto del padre per assistere a un concerto rock, il suo crescere conformandosi inevitabilmente alle etichette, ma mantenendo nel cuore una forza dirompente, come quella dei testi e delle musiche rock, pronta ad esplodere per dire al mondo: «Ci sono anche io e non sono come voi mi volete, ma come io mi voglio».

Brava Marilena Lualdi a non far deflagrare subito tanto impeto, ma a farlo sbocciare pagina dopo pagina grazie al rock e alle sue icone che - non tutte, s’intende - riescono a tenere dritto il timone e ad arrivare sane e salve in porto. Sarà proprio il rock a portare Paolo nel suo porto, quel ragazzo, poi uomo, che ha un’etichetta da persona “normale”, quasi monotona, ma che ha anche una maschera da dipingersi sul volto che lo protegge e gli dà forza, quella forza che forse ignorava di avere e che scopre attraverso le prove della vita, anche quelle che gli strappano un’amicizia.

La storia di “Figli del rock” è un lungo viaggio pieno di curve, salite verticali, discese a rotta di collo, passeggiate tranquille, momenti di riflessione filosofica e che alla fine suscita una domanda: ma quanto c’è dietro e dentro il rock e dentro e dietro ogni persona?

Forse la risposta è anche nella frase di chiusura che l’autrice regala al lettore rubandola a “Perfect day” di Lou Reed: «Semplicemente una giornata perfetta, mi fai dimenticare me stesso. Pensavo di essere qualcun altro, qualcuno di buono».

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