Don Malgesini e la carità che interroga: un libro ne racconta la vita e il sacrificio
Anniversario Nella nuova edizione del volume di Eugenio Arcidiacono la testimonianza di don Bartesaghi. Il compagno di seminario del prete comasco racconta l’eredità del sacerdote ucciso esattamente sei anni fa
Lettura 3 min.Qui un estratto dalla nuova edizione del libro “Asciugava lacrime con mitezza” del giornalista Eugen
Compagno di seminario, amico negli anni del sacerdozio condiviso, don Roberto Bartesaghi torna volentieri a parlare del suo compagno di seminario e di ordinazione ed è uno dei testimoni più attivi della sua figura e dei valori che lo hanno reso noto e amato.
Ecco la sua testimonianza.
«Don Roberto Malgesini non ha fondato nessuna realtà specifica che oggi testimonierebbe di un suo carisma e di sue particolari intuizioni pastorali o caritative. Quelle che seguiva erano attività già esistenti in cui si è inserito e che ha potenziato.
Le uniche più legate alla sua presenza, e oggi al suo nome, erano quella delle colazioni – anch’essa cominciata prima di lui, ma che lui amava particolarmente – e quella dell’accoglienza negli spazi intorno all’oratorio di san Rocco. Queste due attività proseguono negli anni, perché il gruppo di volontari già attivo allora prosegue con convinzione il suo servizio. È il primo fatto, concretissimo, che ci permette di dire che don Roberto è ancora vivo e ancora chi si accosta a questi aiuti percepisce il suo sorriso in quello dei volontari.
L’impronta sulla città
Ci sono poi riconoscimenti nei suoi confronti di carattere civile. Il luogo dove è stato ucciso oggi si chiama “Largo don Roberto Malgesini” ed è meta di frequentazione da parte di tanti fedeli e cittadini, oltre che di persone che ancora oggi hanno bisogno di sentirlo vicino.
Gli è stata assegnata, di questo abbiamo già parlato nel libro, la medaglia d’oro al valore civile dal Presidente della Repubblica Mattarella, ma anche le autorità locali hanno fatto la loro parte. Due anni dopo il massimo riconoscimento da parte dello Stato, l’Amministrazione comunale gli ha conferito nel 2022 la più ambita onorificenza cittadina: l’Abbondino d’Oro, che in quell’anno, è stato consegnato solo a lui, alla memoria ed è stato ritirato dalla sorella Caterina».
In quell’occasione il vescovo ha tenuto un breve discorso carico di passione [...].
«Come ha accennato il vescovo», riprende don Bartesaghi, si è trattato di decisioni intorno alle quali non è mancato un certo dibattito. Quando don Roberto era tra noi c’era chi obiettava a proposito dell’opportunità del suo spirito di accoglienza e questo ha portato a un certo ritardo nel riconoscimento a livello locale. Poi, però, la nuova amministrazione, sostenuta in parte da quelle legittime voci critiche, non ha potuto fare a meno di inchinarsi a un esempio così indiscusso di carità e anzi ha voluto mostrare, volentieri, di saper superare le resistenze di molti in questo omaggio.
È notevole, comunque, il fatto che Como si lasci, per così dire, “disturbare” da don Roberto: essendo una cittadina di frontiera, sente il peso di un’epoca di transizione, di richieste di aiuto, di presenze di immigrati di cui si riconosce il bisogno, ma anche la novità. Insomma: don Roberto è vivo anche per questo, perché ancora spinge la città ad affrontare lo scandalo della carità e a cercare soluzioni a misura d’uomo.
A don Roberto sono state dedicate delle scuole: una a Gravedona, per esempio, dove è stato presente come sacerdote. In questo modo si vuole sottolineare la ricchezza della sua esperienza, che può tradursi in un contributo educativo formidabile a proposito di cura del bene comune, di coerenza nell’impegno personale, di collaborazione con altri, di solidarietà, di rispetto e autentica promozione della dignità umana. Un prete giovane, in fondo, in grado di parlare ai giovani ed essere capito nel profondo.
La Provincia di Como ha istituito un premio intitolato a don Roberto Malgesini, che ogni anno viene consegnato a chi, in diversi modi, ha dato un contributo nell’aiuto agli ultimi. Anche questa è stata un’iniziativa spontanea, non sollecitata dalla diocesi, o dalla famiglia, o da qualche associazione. In occasione del conferimento del Premio a associazioni di volontariato, il Presidente della provincia ha giustamente ricordato il senso di questa iniziativa. Diceva: “È un segno tangibile dell’importanza di trasmettere alle nuove generazioni i valori di giustizia e solidarietà. L’esempio di don Roberto continua a guidarci e ci ricorda che ognuno di noi, nel proprio quotidiano, può fare la differenza”».
Sono esempi di un’attenzione da parte della cittadinanza che si esprime in gesti pubblici che non cadono nel vuoto e non rischiano di essere solo atti formali.
Vengono per incontrarlo
Don Bartesaghi aggiunge: «Il luogo dove è morto don Roberto, come dicevo, è caro ai comaschi e a tanti ospiti. Vi è stata posta una croce durante una celebrazione civica. Lì ci sono sempre fiori, lumini, c’è gente che vi si reca per sostare in silenzio e in preghiera. È un luogo di ritrovo anche per persone extracomunitarie, che si fermano lì a incontrarsi, chiacchierare e ricordare.
In città l’attenzione alla figura di don Roberto è la stessa di prima: tutti sanno di lui e di cosa faceva.
Arrivano gruppi da vari luoghi per conoscerlo e io stesso vengo invitato da più parti per tenere testimonianze a suo proposito. Mi è capitato di parlare in parrocchie e centri educativi e aggregativi della diocesi, nella Giornata dei missionari martiri o in giornate dedicate alla carità, ma anche di incontrare giovani e comunità nella diocesi di Milano, a Pavia e in altre diocesi.
Vengono qui per “incontrare” don Roberto molti gruppi di scout. Il Campo dei capi del Nord Italia si svolge frequentemente a Como e prevede sempre una giornata dedicata alla sua figura. Sono arrivati gruppi dalla Liguria particolarmente interessati al suo esempio.
So che a Roma è stato istituito un altro premio a suo nome, consegnato nel 2025 al Cardinale Parolin in riconoscimento dell’attenzione del Vaticano, in particolare su impulso di papa Francesco, ai poveri della città».
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