Focacce, erbe di Medea e ceci da passeggio: i pasti degli antichi somigliavano ai nostri
Dal mito alla quotidianità Non c’erano solo libagioni di vino e sacrifici ai banchetti dei greci o dei romani. Leggendo l’epica e studiando le fonti si scopre una dieta a base di cibi inaspettati e ancora oggi molto noti
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Quali erano i cibi più diffusi nell’antica Grecia e nella Roma imperiale? E come si svolgevano i banchetti che ospitavano gli eroi omerici come Achille o Ulisse? E qual è origine degli ingredienti che, ancora oggi, sono presenti nella tradizione mediterranea? Anna Ferrari compie un viaggio tra i protagonisti del passato per testimoniarne le scelte culinarie nel libro “La cucina degli dei” (Lindau). Inoltre, completa l’itinerario con ricette rivisitate, suggerimenti e curiosità per chi desidera cimentarsi con gustosi esperimenti a base di ingredienti utilizzati nelle ricette odierne, ma dalla storia antichissima, che riservano vere sorprese.
Fusione tra umano e divino
Per tornare alle origini, l’autrice sceglie la rappresentazione del primo banchetto della letteratura occidentale presente nell’Iliade, dove Omero descrive un sacrificio rivolto agli dèi e il successivo pasto condiviso da tutti i condottieri greci. Umano e divino si fondono in un rito che unisce sia il sacrificio di animali agli dèi, sia il banchetto che lo segue, dove la convivialità è accompagnata da abbondante vino e spargimento di orzo: quest’ultimo era fondamentale nell’alimentazione antica e come parte dei sacrifici, dal momento che i suoi chicchi abbrustoliti venivano cosparsi sul capo della vittima, in alternativa al farro macinato che i latini definivano mola, da cui deriverebbe il verbo “immolare”. A questo primo convivio omerico ne sono seguiti molti altri, come quello sontuoso descritto, questa volta, nell’Odissea, che precede la strage dei Proci per mano dello stesso Ulisse: il menu è simile, con carni arrostite, soprattutto di pecora, capra e maiale, pane e l’immancabile vino. È da notare che se agli eroi mortali si addicono le carni arrostite, la carne bollita è, invece, eccezionalmente destinata agli dèi, come si evince dalla descrizione di un banchetto in apertura dell’Iliade, anche se, abitualmente, le divinità si nutrono di nettare e ambrosia che nessuna fonte antica ha mai descritto in modo dettagliato.
A proposito del pane, secondo il poeta greco Esiodo è da considerarsi un alimento tipico umano e non divino, inoltre costituisce una sorta di ponte tra il mondo terreno e gli inferi: in opere come l’Eneide o nelle commedie di Aristofane, focacce a base di farina e miele vengono offerte ai guardiani del mondo dei morti. In ogni caso, pane e focacce erano ampiamente diffusi nella quotidianità e sorprende la grande varietà per ingredienti, forme e cottura, per non parlare dei nomi attribuiti in funzione delle caratteristiche. Il pane arriva a rappresentare persino l’estensione delle conquiste militari: pare che “l’orìndes”, il pane di riso, sia entrato nella dieta greca solo dopo la spedizione di Alessandro Magno in Oriente. Nella quotidianità, legumi, frutta e verdura erano diffusi sia nel mondo greco, sia in quello romano, con particolare apprezzamento per i ceci, che venivano consumati tostati e sgranocchiati durante gli spettacoli o a passeggio, e per le olive, considerate fonte di grande nutrimento: Ippocrate sosteneva che con otto olive al giorno un uomo potesse tranquillamente sopravvivere.
E il cacio è da sempre un mito
I dolci, poi, erano molto amati, anche se l’uso del miele in sostituzione dello zucchero era un po’ limitante nelle preparazioni. Fatto sta che i dolci più svariati venivano serviti nelle mense ellenistico-romane e persino gli dèi potevano “goderne” grazie alle offerte: si preparavano, per esempio, a forma di lira in onore di Apollo, a mezzaluna per Artemide e a forma di bue per Giove.
Anche latte e formaggi erano presenti in entrambe le culture, con una predilezione per quelli di capra e pecora: alcuni formaggi freschi, simili all’odierna ricotta, venivano impiegati anche nella preparazione di dolci e focacce. Addirittura, nel mondo romano, si produceva l’antenato di un formaggio che, ancora oggi, conserva lo stesso procedimento, con poche variazioni: si tratta del pecorino romano che, pertanto, vanta origini antichissime. Persino la mitologia riconosce il valore del cacio nella dieta, tanto da attribuirne l’invenzione al divino pastore Aristeo, come pure al ciclope Polifemo che, nell’Odissea, lo prepara scrupolosamente e se ne nutre. Ma se alcuni cibi ritrovano le proprie radici, altri, oggi, si sono persi, oppure sono rari, come il levistico, o sedano di monte, frequentissimo nelle ricette antiche. Altre erbe sono, invece, ancora molto diffuse e utilizzate nelle diverse tradizioni culinarie, come la menta selvatica, la ruchetta, il finocchio selvatico, il rosmarino, il mirto, il timo, la maggiorana e l’origano. Saperle riconoscere e, soprattutto, conoscerne virtù e rischi, quando non esistevano ancora supermercati e erboristerie, era considerata un’arte tipicamente femminile di cui si vantavano donne dalla fama di maghe.
La mitologia ci ha consegnato un’eccezionale esperta che si muoveva tra le erbe selvatiche con grande disinvoltura: si tratta di Medea, maestra di filtri magici, unguenti prodigiosi e, soprattutto, protagonista di eventi tragici, quanto straordinari.
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