Fotografia, etica e storie. In un Festival

Rassegne Lodi ospita fino al 25 la XVII edizione, che si sviluppa in 30 mostre e con il concorso World Report Award. Anima chiostri, parchi, musei e piazze della città a sud di Milano. «L’obiettivo ? Raccontare il mondo in cui viviamo»

Lettura 3 min.

Una fotografia che non gira mai la testa, che non guarda altrove. Che racconta di conflitti, migrazioni, cambiamenti climatici. Ma, soprattutto, che racconta storie di persone, con una combinazione di rara efficacia tra le immagini dei reportage e la parola scritta, offrendo un percorso espositivo denso e diffuso, capace di mettere in connessione il pubblico con i grandi temi umani, sociali e ambientali.

Questo e molto altro è il Festival della Fotografia Etica di Lodi, che fino a domenica 25 ottobre animerà la città a sud di Milano, sviluppandosi attraverso oltre trenta mostre e offrendo ai visitatori le immagini più belle e autentiche del concorso internazionale World Report Award.

«Pensare con senso critico»

«Un grande affresco fotografico, realizzato dai migliori fotogiornalisti e fotografi documentaristi, ti accompagnerà per palazzi, chiostri, parchi, piazze e musei». Si presenta così la XVII edizione del Festival, nato nel 2010 da un’idea del Gruppo fotografico “Progetto Immagine” (associazione no profit di Lodi) con l’intento di focalizzare l’attenzione del pubblico su contenuti di grande rilevanza etica, avvicinandolo a tematiche sociali.

«In un tempo in cui le immagini possono essere fabbricate in pochi secondi - ha spiegato Alberto Prina, direttore del Festival - scegliamo storie che qualcuno è andato a vedere davvero. Vogliamo offrire uno spazio in cui la fotografia diventi strumento di conoscenza, capace di farci sentire nostre le storie altrui e di spingerci a pensare con senso critico a ciò che accade vicino e lontano da noi».

Un ricco programma di mostre di fotoreporter internazionali pluripremiati si accompagna a incontri tematici, workshop, letture portfolio, videoproiezioni, visite guidate, talk d’autore, presentazioni di libri, progetti educational per studenti e tante altre iniziative.
In cima all’elenco degli eventi spicca l’edizione 2026 del concorso “World Report Award - Documenting Humanity”, che ha visto trionfare nella categoria “Master” la fotografa e giornalista americana Carol Guzy, quattro volte premio Pulitzer e autrice del reportage “Ice - Famiglie spezzate”, dedicato alla drammatica escalation della violenta politica migratoria del Governo statunitense e «che - si legge nella scheda - documenta l’impatto emotivo e il trauma dei minori di fronte alle deportazioni di massa negli Stati Uniti tra giugno e dicembre 2025». Il reportage di Carol Guzy è ospitato nello Spazio “World Report Award” a Palazzo Barni (corso Vittorio Emanuele II) al pari degli altri premiati, scelti tra oltre mille concorrenti: per la sezione “Spotlight“, Chinky Shukla racconta «la memoria e la silenziosa resistenza delle comunità del Rajasthan legate ai test nucleari indiani con “When Buddha stopped smiling”», mentre Carlos Folgoso Sueiro «indaga il declino ambientale della Galizia in “Beyond the lake”».

La narrazione dei conflitti passati e presenti trova uno spazio toccante nella categoria “Short story” grazie ad Abdulmonam Eassa e al suo “Sudan war, a Nation trapped”, una «cronaca della devastante guerra civile esplosa nel 2023».

Lo sguardo dei giovani autori emerge nella sezione “Student” con Mashruk Ahmed , che «analizza l’insurrezione studentesca del 2024 in Bangladesh», in “Broken promises: july of memory”, e con Jubair Ahmed Arnob , che «esplora l’urbanizzazione frenetica di Dhaka» con “The place where I used to play“.

La categoria “Single shot”, infine, va al fiorentino Gianluca Panella (1976) con “Boy with kippah”, «che cattura l’attesa carica di tensione per la liberazione degli ostaggi a Tel Aviv».

Tra i finalisti la comasca Pinzi

Gli spazi della Fondazione Banca Popolare di Lodi (Bipielle Arte, via Polenghi Lombardo) ospitano invece le immagini premiate dal concorso annuale del World Press Photo, il più importante al mondo, che dal 1955 «celebra gli esempi di fotogiornalismo e narrazione visiva più interessanti, informativi e stimolanti provenienti da tutto il mondo». La mostra della World Press Photo Foundation - con 150 immagini selezionate tra 57.376 scatti di 3.747 fotografi da 141 Paesi - ha portato ad assegnare il primo premio assoluto 2026 alla stessa Carol Guzy, testimone coraggiosa del clima di violenze instaurato dall’Ice. Da segnalare che l’unico finalista italiano è la fotografa comasca Chantal Pinzi (nata nel 1996 e residente a Berlino), con il reportage dedicato alla Tbourida, tradizionale rassegna equestre marocchina da pochi anni aperta anche alle cavallerizze donne.

Tra le quattordici sedi nel centro di Lodi da segnalare anche lo spettacolare Opificio della Cultura (l’ex Linificio di piazzale Forni), inaugurato proprio alla vigilia del Festival e utilizzato come “Spazio proiezioni”, dove scorrono a ciclo continuo storie e immagini da tutto il mondo, e lo Spazio “Le vite degli altri” a Palazzo Modignani (via XX Settembre), che ospita quattro mostre fotografiche che rappresentano autentici camei.

Miti, persone e storie

La prima, di Amy Gaskin, è dedicata a Marylin Monroe in occasione del centenario della nascita e ne ripercorre l’eredità, trasformata nel tempo in «un simbolo di coraggio, identità e determinazione capace di parlare a persone di ogni provenienza, ben oltre il mito hollywoodiano». Deanne Fitzmaurice ci fa entrare nella vita di Saleh Khalaf, segnato per sempre da un terribile incidente che da bambino lo ha quasi strappato alla vita, durante l’invasione dell’Iraq nel 2003. Aleksandra Kossowska racconta la «quotidianità di bambini ciechi e ipovedenti in una scuola in Etiopia, trasformando le fotografie in superfici tattili, capaci di restituire ciò che l’occhio non può cogliere».

Per Kristian Aale, infine, osserva la quotidianità russa dal 2022, segnata da militarizzazione, isolamento e una guerra impossibile da contestare apertamente. «Ogni immagine - spiegano i curatori - apre una finestra su mondi lontani, invitando lo sguardo a farsi riflessione e comprensione delle infinite sfumature dell’esperienza umana». Famiglia, appartenenza, memoria, relazioni e lotte quotidiane emergono come temi universali, restituendo storie di fragilità, resilienza e speranza. Storie, appunto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA