Francesca Ghermandi in mostra a Cantù: «Le mie maschere di carta caricature della vita»

L’intervista Illustratrice da più di quarant’anni e premiata nel 2023 al “Gran Guinigi” come miglior disegnatrice. Collabora dal 1997 con Internazionale. Le sue opere in mostra fino a sabato 21 febbraio al Cortile delle ortensie di Cantù

C’è tempo solo fino a sabato 21 febbraio per visitare la mostra “Maschere di carta - Caricature della vita moderna”, organizzata dall’associazione Carnevale canturino nel Cortile delle ortensie di Cantù per celebrare la 100° edizione del carnevale (apertura lun/ven 16:00/19:00; sab/dom 10:30/12:30; 14:00/19:00). In esposizione si potranno ammirare i disegni della fumettista e illustratrice bolognese Francesca Ghermandi, definita nel comunicato stampa «la più autorevole presenza femminile del fumetto d’autore italiano». Ghermandi è figlia d’arte - suo padre fu lo scultore Quinto, sua madre una valente pittrice - e ha ormai oltre quarant’anni di professione alle spalle, passando dalle riviste a fumetti degli anni Ottanta alle illustrazioni di giornali importanti, fino alle pubblicazioni di graphic novel, vincendo nel 2023 un “Gran Guinigi” come miglior disegnatrice per “I misteri dell’oceano intergalattico”, dopo averne vinto uno anche come autrice completa.

Si sente davvero, come la definiscono nel comunicato, «la più autorevole presenza femminile del fumetto d’autore italiano» o ritiene ci siano altre disegnatrici più autorevoli di lei, in questo particolare ambito?

Premesso che non faccio distinzioni tra autrici e autori, o disegnatrici e disegnatori, sinceramente devo dire che no, non mi sento né autorevole né “famosa”.
Forse sono solo una disegnatrice di vecchia data, dei tempi in cui c’erano più fumettisti uomini che donne, e per questo chi ha scritto il testo del catalogo ha usato quelle parole lusinghiere.

La mostra si intitola “Maschere di carta”. Cosa nascondono?

Sono le caricature dei tanti “umani” incontrati nelle letture degli articoli per il settimanale “Internazionale”, con cui collaboro dal 1997, con illustrazioni e fumetti su temi di costume, di scienza, di cultura e racconti.

Cosa troveranno esposto i visitatori della mostra di Cantù?

In mostra ci sono una grande selezione di queste illustrazioni più un breve fumetto, scelte insieme ai curatori Walter Francone e Simona Maspero. E ci sono i disegni e i bozzetti della maschera canturina Truciolo, diventato il logo dell’associazione carnevalesca, e quelli fatti quest’anno per la serigrafia del centenario del carnevale.

Nella mostra si parla di vignette, ne ricorda una particolarmente riuscita?

Di vere e proprie vignette con baloon, ci sono le due pagine del fumetto comico in cui racconto la figura “dell’umarèll”, il tipico vecchietto bolognese che se ne sta ai bordi delle strade come un uccellaccio del malaugurio a osservare i cantieri o le persone imbranate che parcheggiano.

Al contrario, c’è una vignetta o un’illustrazione di cui si è pentita?

Quelle di cui mi sono pentita non le metto certo in mostra, stanno in quarantena dentro un cassetto.

Come è iniziata la sua carriera?

Ho iniziato a disegnare quando ero molto piccola e non sapevo leggere, ma leggevo le immagini dei fumetti. Nei primi anni di università ho pubblicato una storia su un quotidiano che si chiamava “Reporter” e un’altra su “Frigidaire”, una rivista di fumetto molto importante negli anni Ottanta. In quel periodo pubblicare su riviste che uscivano in edicola a livello nazionale era una vera e propria “vetrina”, così in seguito ho lasciato l’università e ho iniziato a lavorare per tanti giornali.

Dove trova l’ispirazione?

Beh, difficile rispondere in generale. Se parliamo di fumetti, potrei dire che spesso l’ispirazione per raccontare una storia mi è venuta come fa un attore, immedesimandomi in un personaggio.

Si sente più fumettista o illustratrice?

Mi sento una narratrice di immagini, un cantastorie moderno.

Che rapporto ha con l’IA?

Nessuno, non ho mai usato l’intelligenza artificiale per creare immagini o testi.

C’è un progetto che le piacerebbe fare e che non le hanno ancora proposto?

Ce ne sono tanti, ma preferisco non parlarne perché parlare di una cosa che non è stata ancora fatta spesso rischia di farla “bruciare” nei pensieri.

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