“Gli inascoltati” di Minonzio: la presentazione alla Feltrinelli di Como

Appuntamento venerdì alle 18. Con l’autore, al suo esordio letterario, dialogherà il giornalista Giorgio Gandola

Lettura 1 min.

Como

Un confronto tra letteratura e informazione, memoria personale e racconto del presente. È quello che andrà in scena venerdì alle 18 alla libreria Feltrinelli di Como, in via Cesare Cantù 17, dove Diego Minonzio presenterà il suo primo romanzo, “Gli inascoltati” (Polidoro editore). L’incontro chiude il calendario di “Parolario off”. Dialoga con l’autore - direttore de La Provincia di Como, Lecco e Sondrio e di Unica Tv - Giorgio Gandola, già direttore de La Provincia e de L’Eco di Bergamo. Un confronto che si preannuncia significativo, considerando il forte legame di entrambi i giornalisti con il mondo dell’informazione e con il territorio lombardo. Il romanzo si sviluppa nell’arco di poche ore, quelle che precedono l’insediamento di un nuovo direttore responsabile alla guida del principale quotidiano di una città di provincia. Un momento che dovrebbe rappresentare il culmine di una carriera e che invece si trasforma in un doloroso viaggio interiore.

Mentre una notizia destinata, almeno secondo i media, a cambiare il corso della storia monopolizza l’attenzione pubblica, il protagonista ripercorre la propria esistenza. Emergono così le ferite che lo hanno segnato: il rapporto irrisolto con il padre, il bisogno di riconoscimento, il desiderio di riscatto e la convinzione che gli eventi realmente decisivi nella vita delle persone non trovino mai spazio nei giornali. Con una voce narrativa intensa e spesso impietosa, il libro propone una riflessione sul ruolo dell’informazione contemporanea. Opinionisti, editorialisti e protagonisti del sistema mediatico vengono osservati con uno sguardo ironico e disincantato, che smonta molti dei miti associati alla professione. Tuttavia il protagonista non si pone mai al di sopra di quel mondo: riconosce di averne condiviso compromessi, ambizioni e contraddizioni, diventandone parte integrante.

La satira del giornalismo rappresenta soltanto uno dei livelli del racconto. Al centro emerge una domanda più universale: che cosa resta quando il traguardo inseguito per una vita viene raggiunto? La conquista professionale si rivela incapace di colmare il vuoto lasciato da antichi conflitti affettivi, aprendo una riflessione sul significato dell’ambizione, sulla fragilità dell’identità e sul bisogno di essere ascoltati. Ingresso libero.

© RIPRODUZIONE RISERVATA