I modelli femminili si somigliano ovunque

Archetipi La Madre, la Guerriera, la Saggia o la Guaritrice: sono tutte figure comuni a epoche e culture diverse. Riflettono la complessità dell’identità delle donne, le contraddizioni e il rapporto con la conoscenza di sé

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Potenti modelli simbolici che fanno parte dell’inconscio collettivo, gli archetipi possono contribuire alla riscoperta di aspetti profondi e inesplorati di sé per far sbocciare la propria autentica natura. Monica Morganti, autrice di “Gli otto archetipi femminili. Guida all’auto-consapevolezza e alla trasformazione” (Venexia), indaga, in particolare, otto archetipi fondamentali, come, per esempio, la Saggia, la Guaritrice, la Madre o la Guerriera, per identificare, attivare e integrare potenti energie che, spesso, restano sopite: conoscere i codici archetipici può contribuire a condurre un’esistenza più consapevole. Test specifici, domande guida, pratiche e persino mandala da colorare fanno parte degli strumenti che l’autrice mette a disposizione per compiere un viaggio trasmutativo interiore.

Ma perché intraprenderlo? Per esempio, per ridurre la distanza che alcune donne percepiscono nel rapporto con sé stesse, tra ciò che “dovrebbero” essere e ciò che, invece, “sentono” di essere, oppure per dissolvere quella sorta di pietrificazione emotiva che porta molte a gestire relazioni, lavoro e doveri senza, tuttavia, quella vibrante connessione con ciò che entusiasma davvero. L’itinerario è dunque mirato a riconnettersi con il proprio orientamento interiore, con le profondità della propria anima, ritrovando un dialogo solo temporaneamente interrotto.

Per riuscirci, l’autrice individua un aiuto fondamentale nel riconoscimento e nell’integrazione delle variegate voci archetipiche che abitano l’anima femminile, nel Sé junghiano e nella libertà interiore: questi gli strumenti per allineare anima e vita quotidiana in un’armoniosa danza esistenziale.

Non sono etichette

In particolare, gli archetipi indagati sono Madre, Guerriera, Saggia, Amante, Regina, Creatrice, Fanciulla e Guaritrice. Non si tratta di etichette o di stereotipi nei quali identificarsi rigidamente, ma, piuttosto, di immagini simboliche, funzioni dell’anima, portali interiori attraverso i quali ogni donna può ricontattare, riscoprire o ricordare parti di sé inesplorate, ferite, dimenticate o eluse, per poi abbandonarsi a un libero fluire. Le figure archetipiche testimoniano la complessità del femminile che abita ogni donna: l’archetipo della Guaritrice, per esempio, non viene testimoniato solo da chi cura in senso tradizionale, ma anche da chi ha il dono di portare, attraverso arte e parola, la capacità di rigenerare, senza invadere o perdersi nel darsi.

E la Guerriera non è solo colei che è sempre pronta a combattere, ma anche colei che è in grado di tracciare i propri confini e compiere scelte coraggiose, oppure la Creatrice che non è solo chi genera biologicamente, ma è anche chi sa attivare potenti scintille creative in ambito professionale o spirituale.

Domande guida, pratiche evolutive e mandala sigillano l’incontro con ogni archetipo, aiutando a identificare, sentire e vivere i doni che ogni aspetto del femminile incarna e offre. Con lo stesso intento, ma attraverso simboli solo apparentemente diversi, Janina Ramirez, autrice di “Divine. 50 storie meravigliose di dee, spiriti e streghe” (Nord Sud), sonda dee, sante e guide, come Brigid, Maria, Ecate, Rhiannon, Iside, Tara, Gea, Lakshmi e molte altre, le cui storie e miti sono, ancora oggi, potenti e emblematici.

Elementi simbolici

Le immagini che accompagnano il racconto contribuiscono a evocare il fascino di ogni figura presentata e a sottolinearne gli elementi simbolici. Si tratta di creature che incarnano i diversi aspetti del femminile nelle sue molteplici espressioni: se Maria è una santa, Mami Wata è uno spirito, Baba Jaga è una strega e Pele è persino una montagna. Sono energie, vibrazioni, esseri eterni che parlano delle paure, delle aspirazioni e delle speranze proprie degli esseri umani.

La dea Venere, per esempio, divinità romana dell’amore e della bellezza, non incarna solo un ideale di perfezione: è potente, imprevedibile e i Romani la veneravano anche per un aiuto in battaglia. Per gli Inuit, popolo delle terre artiche, la dea più importante è rappresentata da Sedna, signora del mare e di tutte le sue creature. Foche, trichechi e balene, fondamentali per la sopravvivenza di questo popolo, sono legati al suo mito e l’abbondanza da lei dispensata nutre e vivifica chi la onora. Durga, invece, dea indù del potere supremo, della protezione e della forza, grazie alla sua polarità pacifica e battagliera, può ispirare qualità di madre affettuosa, ma anche di fiera guerriera, di cacciatrice di demoni e di protettrice dei bisognosi, sostenendo chi si trova a guidare o a governare.

Che si tratti di forza, di cicli naturali, di amorevolezza, di protezione o di conoscenza, gli infiniti aspetti del divino femminile guidano, ispirano e attivano energie sconosciute sempre pronte a fiorire nel cuore umano se cercate, contattate e coltivate anche grazie agli antichi miti e alle affascinanti storie di creature leggendarie.

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