I ragazzi e la rabbia che non ascoltiamo

Il saggio Lo psicologo Matteo Lancini affronta la «promessa tradita» fatta dagli adulti agli adolescenti. “A volte ti amo” è una guida che aiuta a capire il mondo dei giovani. Un mondo che è oggi più che mai in piena crisi

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La rabbia degli adolescenti è al centro di ogni discorso in Italia dopo le manifestazioni pacifiche di venerdì e gli scontri violenti di sabato e domenica a Milano.

Una rabbia che per Matteo Lancini, docente all’Università Bicocca e psicologo tra i più noti in Italia, è frutto di una responsabilità collettiva e di una «promessa tradita» di cui l’intera società deve rispondere. Questa tesi oggi più attuale che mai è al centro del suo ultimo libro, “A volte ti amo. La rivoluzione dei rapporti nel mondo fragile delle nuove generazioni” pubblicato quest’autunno da Einaudi.

Legittimare le emozioni

«I giovanissimi e i giovani sono vittime di una promessa tradita: continuiamo a dire loro che gli abbiamo detto troppi “sì”, che li abbiamo troppo protetti la verità è che invece non li ascoltiamo più - spiega Lancini a proposito del suo libro - Sono ragazzi quelli di oggi, molti dei quali incontriamo ogni giorno alla Fondazione Il Minotauro, che conoscono il funzionamento psicologico dei loro genitori e dei loro insegnanti meglio di quanto i genitori e insegnanti conoscano sé stessi. Ragazzi a cui abbiamo chiesto di essere autonomi, di parlarci ma di non travolgerci con emozioni e richieste che in qualche modo ci disturbassero. Questa promessa infranta e la richiesta di “eliminare” le emozioni brutte li hanno resi disillusi».

La paura, la tristezza e quella rabbia che si è manifestata in due forme molto diverse negli ultimi giorni: i cortei pacifici organizzati in tante città italiane per protestare contro il cambiamento climatico e l’assenza di politiche mirate ad arginarlo e contro il degrado della scuola pubblica e le devastazioni e i saccheggi visti in piazza Duomo e in centro a Milano tra sabato e domenica.

Lancini spiega come la disillusione dei ragazzi sia legata a doppio nodo sia al mondo che gli adulti stanno lasciando loro («un mondo in cui le risorse vengono esaurite, si combattono sempre più guerre, l’ambiente è sempre più compromesso e in cui le prospettive di lavoro per il loro futuro sono sempre più incerte», sottolinea lo psicologo citando molti dei temi emersi nei cortei studenteschi di diverse città italiane) sia un tipo di cura che è stata loro negata. Si tratta della cura materna, intesa come tale non perché svolta da una donna, la madre, ma perché caratterizzata da una dipendenza affettiva e relazionale che in quanto tale si può instaurare tra un bambino o ragazzo e la madre, tanto quanto con il padre o un altro adulto di riferimento. Una dipendenza sana in cui si accetta di aver bisogno dell’altro da sé che riconosce i nostri bisogni e accoglie le nostre emozioni, anche quelle più negative, aiutandoci a rielaborarle. «A loro invece gli adulti dicono che se sono arrabbiati o tristi o se stanno male è colpa dei videogiochi, della musica trap o di Internet e dei social - prosegue Lancini, contrario alle restrizioni sull’uso dei social network in base all’età dell’utente ma noto per aver proposto durante un’audizione in Senato di vietare l’uso dei social in una fascia d’età tra gli 0 e gli 80 anni - Poi però costruiamo un mondo in cui il cellulare e l’intelligenza artificiale saranno gli unici lavori del futuro e siamo tutti costantemente connessi».

La disponibilità al dialogo

In questo magma di contraddizioni costruito dagli adulti, quello che si registra tra i giovani è una solitudine sempre più capillare. Un sentimento che Lancini descrive come «la sensazione di non essere capiti e di essere soli in mezzo agli altri», riportata in più occasioni nel libro in riferimento a colloqui avuti con sedicenni tanto quanto con trentenni alle prese con crisi esistenziali profonde. Colloqui che punteggiano la disanima dell’adolescenza di oggi svolta dallo psicologo all’interno del libro “A volte ti amo” e che tramite le voci di giovani e di giovanissimi italiani aiutano a dare una forma più chiara, anche se non necessariamente esaustiva, alle forme di disagio raccontate negli ultimi mesi e anni: dai disturbi alimentari e i ritiri dalla società, alle forme di violenza e aggressività a scuola e alle manifestazioni di rabbia espresse in forme diametralmente opposte dai cortei di venerdì e dai saccheggi di sabato.

In tutto questo per Lancini restano spazi da preservare e anzi valorizzare. In primis quello del dialogo che, nonostante tutto, i giovani e giovanissimi continuano a cercare, con i genitori, gli adulti e spesso gli psicologi. E poi quello della scuola, un luogo dove, per Lancini, servirebbe una vera rivoluzione per renderla capace di rispondere ai bisogni di un’intera generazione. Una generazione che, prima del caos della violenza e dei saccheggi, è scesa in strada pacificamente chiedendo di essere ascoltata.

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