Il nuovo Zagor, nato dalla matita di Villa Jr
Fumetto L’albo “Il sigillo di Dagon” è opera del lariano Marco “Will”, figlio dello storico copertinista di Tex.«Queste tavole sono frutto di cinque anni di lavoro, durante i quali sono passato dalla carta al digitale»
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Per qualche mese in edicola ci sarà uno Spirito con la scure... lariano! Da diversi anni il comasco Alessandro Piccinelli è il copertinista ufficiale di Zagor ma, da questo mese e fino a ottobre, un’altra mano locale si prenderà cura del personaggio creato da Sergio Bonelli nel lontano 1961. Stiamo parlando del talentuoso Marco “Will” Villa, origini comasche, da tanti anni residente ad Abbadia Lariana. Il figlio dell’iconico Claudio, uno dei disegnatori più stimati della casa editrice milanese, sta prendendo il volo.
Il primo approccio in edicola di Villa con Zagor è avvenuto con un paio di storie brevi uscire in “Zagor +” nel novembre del 2024 e del 2025 - il trittico si chiuderà quest’autunno - scritte da Moreno Burattini. L’esordio sulla serie regolare è però avvenuto questo mese con la storia “Il sigillo di Dagon”.
La genesi
«Era previsto un ciclo di 290 pagine, poi sono diventate 316 e quindi ci saranno mie tavole anche sull’uscita di ottobre, una trentina - dichiara Villa - quello che vedrete è il frutto di circa cinque anni di lavoro, le prime pagine di luglio sono state fatte nel 2021. Sono orgoglioso di vederlo stampato e, visto la mole di lavoro, si vedrà la mia crescita con il passare dei volumi».
Un’altra curiosità, che sicuramente gli occhi più esperti noteranno, è “lo switch” fatto dal fumettista nel primo tomo. «Durante la lavorazione del primo fumetto sono passato dal disegnare su carta al digitale, fino a pagina 87 il lavoro è stato fatto in analogico. Il passaggio è stato reso necessario dall’esigenza di velocizzare i tempi di lavoro, visto che adesso riesco a disegnare una dozzina di tavole al mese, contro le sette, otto, di prima».
In casa Bonelli ci sono solo tre personaggi che vanno approcciati coi classici “piedi di piombo”: Tex, Dylan Dog e Zagor. Forti di una fanbase molto robusta e poco incline ai cambiamenti, non sempre è facile per un giovane disegnatore scalpitante averci a che fare. «Io mi sono approcciato con l’atteggiamento del “guscio vuoto” - prosegue Villa - qualcosa di cui imparare i canoni. Zagor è un personaggio fantasy e molte delle sue storie hanno un riferimento visivo che riprende la fantascienza degli anni Sessanta. La storia che ho disegnato fa riferimento a un vecchio fumetto che uscì quasi trent’anni fa, “Terrore dal mare”, scritto da Boselli e disegnato da Andreucci. Anche per gli uomini pesce ho preso spunto da quelli fatti da loro, aggiornandoli un po’».
I canoni stilistici di un personaggio come Zagor seguono obbligatoriamente delle linee guida editoriali che ormai sono standardizzate. «Quando si diaegna un personaggio simile, che affronta alieni, orchi e altre creature, l’importante è divertirsi. A Zagor ci si deve approcciare col giusto rispetto: ognuno può fare la sua versione, ma ha dei canoni da salvaguardare che arrivano fin dal suo creatore visivo, Gallieno Ferri. Due imperativi sono il mettere bene in mostra le spalle e disegnarlo muscoloso, ma non troppo. In realtà per me è stato più difficile disegnare Cico che, su indicazione dello stesso Bonelli, “dev’essere una palla”».
Oltre ai personaggi principali, Villa ha dovuto approcciarsi anche con quelli secondari, disegnati trent’anni prima da Andreucci. «Anche qui sono rimasto “schiscio”, nei personaggi già visti ho riportato fedelmente il design di Andreucci. Quello dove ho avuto più libertà è nel design del Nautilus, visto che nell’episodio compare il celebre sottomarino e anche il capitano Nemo. Tra l’altro i miei studi sono stati ripresi da un collega, Della Monica, per una storia che curiosamente è uscita prima della mia».
Guardando oltre i confini
Al momento la carriera di Marco Villa si è svolta tutta in Italia, prima con l’esordio con ReNoir e poi con le storie Bonelli. Il giovane disegnatore non nasconde la voglia di esplorare altri mercati esteri. «In fin dei conti noi siamo dei freelance e non mi dispiacerebbe disegnare per il mercato francese o americano, sempre mantenendo la collaborazione con Bonelli, che credo sia una scuola in grado di insegnare tanto. Non nascondo che mi piacerebbe provare a disegnare i supereroi americani, ho provato un paio di volte a inviare materiale. Io personalmente sono un fan di Spiderman, ma proprio del personaggio. Purtroppo per lavorare in Marvel bisogna per forza passare dalle portfolio review nelle grandi fiere, Lucca, New York, San Diego. Lo scorso anno ho provato a Lucca, non sono stato selezionato. So bene che è una maratona e riproverò, per fortuna adesso il lavoro non mi manca».
Proprio parlando di lavoro, Villa è molto consapevole di come i tempi siano cambiati rispetto a suo padre, ancora uno dei disegnatori di punta della Bonelli e copertinista di Tex da oltre trent’anni. «Mio padre ha lavorato con Bonelli per tutta la vita, io invece devo per forza guardare al mondo, anche per apprendere realtà editoriali e linguaggi diversi. Bisogna aprirsi a nuove esperienze perché le aspettative dei lettori sono sempre più alte, proprio per questo bisogna imparare anche narrazioni differenti. Detto questo, io non mi sento limitato dalla classica gabbia Bonelli di sei vignette, sono convinto che anche in questo formato molto classico un disegnatore possa trovare la sua piena libertà, all’interno di ogni singola vignetta».
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