(Foto di carlo pozzoni)
Il tennis è così pervasivo da conquistare anche l’arte. Ne parla il convegno dedicato a Clerici
Il convegno Incontri all’università Cattolica di Brescia. Da oggi fino al 17 aprile. Al centro lo scrittore comasco: si esploreranno le influenze culturali di questo sport
Gianni Clerici lo aveva previsto: Jannik Sinner sarebbe diventato un campione, e chissà quali parole avrebbe scelto domenica scorsa per raccontarne la vittoria su Alcaraz e il nuovo podio da numero uno del mondo.
Già nel 2019, infatti, lo definì “il predestinato” dopo averlo visto vincere le Next Gen Atp Finals di Milano, lui che incontrò sul campo del vecchio Parioli di Roma un sedicenne Nicola Pietrangeli. Clerici, lo scriba del tennis, uno tra i più grandi conoscitori al mondo di questo sport, amico di Riccardo Piatti, il primo maestro di Sinner, ne scrisse allora sulle colonne de “la Repubblica”, dicendo di non aver mai visto «un tennista italiano più dotato».
Il programma dell’iniziativa
I pezzi di colui che Italo Calvino definiva «uno scrittore prestato al giornalismo», e le sue leggendarie telecronache assieme a Rino Tommasi, saranno ricordati nel “Gianni Clerici Day” un convegno organizzato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia dedicato a “Il tennis nella letteratura e nel cinema” che prenderà il via mercoledì 15 aprile fino a venerdì 17, con l’intervento di docenti dell’ateneo e di università europee, di giornalisti e storici dello sport. La manifestazione è arrivata al terzo anno e vuole essere un veicolo di comunicazione sia per gli allievi dell’università sia per un pubblico di appassionati e no, tante sono le voci in capitolo, che spaziano dagli addentellati del tennis con la letteratura italiana, tedesca, inglese, americana e russa, a quelli con l’arte e la moda, il cinema nazionale e internazionale, fino all’umorismo e a “leggende viventi” come McEnroe e Federer.
«Tutto è incominciato quando il professor Francesco Rognoni, che insegna letteratura inglese alla nostra università e amico della famiglia Clerici, andò dagli eredi di Gianni per ricerche su un libro che stava preparando sullo scrittore torinese Sergio Ferrero, maestro di scrittura del nostro. In quell’occasione si prospettò l’ipotesi di trasferire la grande biblioteca tematica di Clerici e tutte le sue raccolte nella nostra biblioteca universitaria, e da tre anni tutto ciò è a disposizione di studenti e studiosi», spiega il dottor Pierangelo Goffi, direttore della biblioteca e curatore del Fondo Clerici.
«La biblioteca di Gianni Clerici, autore anche di diversi romanzi, tra cui “Alassio” in gran parte autobiografico e l’interessante “Il giovin signore”, conta 1.350 volumi sul tennis e la sua storia, e a detta sua era la più completa al mondo dopo quella di Wimbledon, con testi che vanno da fine ‘800 al 2020 quando è mancato. Oltre ai libri ci sono tutte le riviste specializzate, con preziosità quali le annate complete di “Il Tennis italiano” e di “American lawn tennis”, e 350 manifesti di tornei internazionali firmati dai più grandi illustratori, oltre ai suoi taccuini e agli articoli, che lui ritagliava e ogni anno rilegava. Oltre al convegno, organizziamo una piccola mostra con libri, manifesti e memorabilia come i suoi diari scritti quando sedicenne giocava i suoi primi tornei, oltre ai dattiloscritti dei romanzi con le correzioni di amici come Mario Soldati, Giorgio Bassani e Alberto Arbasino».
Del Clerici giornalista e collezionista parleranno lo storico dello sport Sergio Giuntini, il saggista Alberto Brambilla che sottolineerà i legami tra arte e tennis e Marco Passarotti, docente dell’università bresciana che illustrerà il Clerici cronista.
L’impatto sociale di questo sport
Il convegno sarà aperto mercoledì alle 15 con gli interventi del giornalista Paolo Garimberti, che portò Clerici a collaborare a “la Repubblica”, e del direttore de “Il Tennis italiano”, Stefano Semeraro, per ricordare la figura di Gianni, quindi da quelli di Carla Saveri e Francesco Zarzana, rispettivamente ideatrice e regista del documentario “Ho scelto il tennis. Gianni Clerici cantore della bellezza”.
«Il tennis, un tempo sport molto più basato sulla strategia e la psicologia dei giocatori rispetto a oggi, dove è più fisico, ha da sempre affascinato scrittori e registi, per il suo impatto sociale, lo studio psicologico dei giocatori, il fatto che sul campo -come dimostra il romanzo di Bassani “Il giardino dei Finzi Contini”- a volte ci si lasci andare ad argomenti più confidenziali.
Ci sono infatti diversi libri che hanno il tennis al centro della storia: da “Tennis partner”, di Abraham Verghese, storia di un’amicizia ritrovata e poi perduta, a “Tennis” dell’americano John McPhee, che racconta la storica semifinale di Forest Hill del 1968 tra il campione di colore Arthur Ashe e Clarck Graebner, pretesto per indagare la mente del tennista, al complesso “Infinite Jest” di David Foster Wallace, fino ai recenti “La grammatica del bianco.
Un’estate a Wimbledon” di Angelo Carotenuto, “Vite brevi di tennisti eminenti” di Matteo Codignola e “Smash. Quindici racconti di tennis” curato da Sandro Veronesi. Anche scrittori che non t’aspetti, come Robert Musil o Arthur Schnitzler furono affascinati da questo sport».
Tra letteratura e cinema
Se la letteratura va a braccetto con la terra rossa, anche il cinema non è da meno: «Penso a “L’altro uomo”, di Alfred Hitchcock, con protagonista un giovane e brillante tennista, a “Match Point” di Woody Allen che racconta dell’istruttore di tennis di un club esclusivo di Londra, a “Challengers” di Luca Guadagnino, con i due amici liceali vincitori dell’US Open nel doppio junior maschile, per tacere della trasposizione cinematografica del capolavoro di Bassani da parte di Vittorio De Sica e del celebre “Batti lei»” contenuto nella partita di tennis giocata da Fantozzi», aggiunge Pierangelo Goffi, buon giocatore cresciuto ascoltando le telecronache di Gianni Clerici.
«Nel convegno presenteremo alcune curiosità, come una Martina Navratilova scrittrice di romanzi gialli, in cui descrive tra l’altro il non facile rapporto del giocatore con un padre allenatore, il ruolo della donna, le pressioni psicologiche nelle gare e la gestione dei premi. Poi parleremo del poeta russo Osip Mandel’štam, che morì internato in Siberia e scrisse una lirica dedicata al tennis, e della campionessa francese Suzanne Lenglen, “La Divine”, cui Clerici dedicò un’appassionata biografia, che cambiò la moda nel tennis facendosi disegnare i completi da uno stilista parigino, seguita più tardi in Italia da Lea Pericoli, una grande amica di Gianni Clerici».
© RIPRODUZIONE RISERVATA