Kill Bill senza tagli: quattro ore da brivido

Cult Il film uscito in due parti per ragioni distributive, ora torna nelle sale come lo aveva immaginato Tarantino

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Concepito come un unico film, “Kill Bill”, il quarto lungometraggio di Quentin Tarantino uscì diviso in due capitoli per ragioni distributive per volontà di Harvey Weinstein, rispettivamente nel 2003 e nel 2004. Il regista, nato in Tennessee e con origini italiane, sognava però di portarlo in sala tutto intero, come l’aveva immaginato. Qualche isolata proiezione c’era già stata, per esempio a Cannes nel 2004, e pure qualche annuncio, ma il cineasta più influente delle ultime generazioni aveva bisogno di entrare in possesso dei diritti della pellicola per completare il sogno. “Kill Bill: The Whole Bloody Affair” è uscito negli Usa a dicembre e arriva ora nelle sale italiane fino al 3 giugno.

L’operazione arriva in un momento di silenzio e di stasi nella carriera del cinema, dopo il magnifico “C’era unna volta a... Hollywood” del 2019 e il libro “Cinema Speculation” uscito in Italia nel 2023. Il furto della sceneggiatura con il titolo “The Movie Critic”, che avrebbe dovuto essere la base per il suo decimo (decimo e mezzo, per l’esattezza, considerando l’episodio di “Four Rooms” codiretto con l’amico Robert Rodriguez) e ultimo lungometraggio, ha portato a una battuta d’arresto si spera temporanea.

Per la gioia dei fan di Tarantino e di tutti gli amanti del cinema arriva però questo regalo. Un’esperienza tutta da vivere in sala, per un’opera che rappresenta il culmine del tarantinismo, rimessa in una nuova luce dalla visione integrale di quattro ore e 13 minuti.

Storia e versioni

Quando un regista entra nel mito, diventa un aggettivo e a Tarantino è successo ben presto: vezzi e ossessioni del suo cinema onnivoro e citazionista sono diventati un marchio di fabbrica e imitati da tanti. In “Kill Bill: The Whole Bloody Affair” vezzi e ossessioni ci sono tutti, c’è la sua conoscenza profondissima del cinema dalla serie A alla serie Z e la sua capacità di rimescolare le carte e reinventare contesti.

La storia è nota: mentre si svolgono le prove di una cerimonia di matrimonio in una cappella isolata a El Paso, un gruppo armato interviene e spara a tutti senza pietà. Sono le Vipere mortali al comando di Bill e il loro obiettivo è la Sposa, che riceve pure un colpo di grazia alla testa. La donna, incinta, non è però morta e, quattro anni dopo, uscita dal coma andrà in cerca di vendetta eliminando i colpevoli a uno a uno e cercando la figlia che le era stata portata via.

La versione integrale risulta molto più equilibrata sia nel montaggio rapido sia nelle scene più lunghe, ma lo stesso dinamicissime, della battaglia con gli 88 Folli e con O-Ren (Lucy Liu).

Se al tempo passò principalmente come un film di vendetta e di arti marziali, è anche un film di rinascita (la sposa che morì due volte), che mette insieme tanti generi, road-movie, western, horror, azione, melò, yakuza e animazione. Le musiche, oltre alle composizioni originali di Rza e Rodriguez, riprendono brani di vecchie colonne sonore, da Ennio Morricone in giù. Dopo i titoli finali c’è il corto animato “Il capitolo perduto” realizzato oggi.

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