L’AI riporta in vita i classici del cinema: il primo è Welles

Hi-Tech I quarantatré minuti mancanti degli “Amberson” saranno ricostruiti utilizzando l’intelligenza artificiale. Una svolta tecnologica che apre nuovi interrogativi etici

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Utilizzare l’intelligenza artificiale per restituire al mondo dei capolavori perduti, a cominciare da un film leggendario? “L’orgoglio degli Amberson” è il secondo lungometraggio diretto, e l’unico non anche interpretato, da Orson Welles nel 1942. Una pellicola che arrivava dopo il polverone suscitato da “Quarto potere”, oggi considerato un capolavoro assoluto, ma all’epoca vittima di una campagna di discredito del potentissimo magnate dell’editoria William Randolph Hearst che si era riconosciuto (non a torto, va detto), in Charles Foster Kane, il protagonista “bigger than life”, capitalista spregevole e misantropo.

Il film boicottato

Welles, che aveva all’epoca appena 27 anni, pensava di poter sopravvivere a quegli attacchi, forte della sua immensa popolarità. Ma ecco che il nuovo film, a cui teneva particolarmente, un ritratto d’epoca che segnava il passaggio dall’Ottocento americano al secolo successivo con estrema raffinatezza, gli venne tolto con una scusa: 43 minuti di pellicola vennero tagliati dalla produzione che affidò il progetto ad altri registi - Fred Fleck, Robert Wise e Jack Moss - che rigirarono quasi metà delle riprese, aggiungendo un lieto fine, per soddisfare la Rko, che temeva un altro flop.

Da qui inizia la leggenda di Welles, regista incostante e incapace di realizzare un film fatto e finito senza problemi: tante sue opere successive sono state massacrate, soprattutto “L’infernale Quinlan”, in seguito ricostruito al massimo delle possibilità grazie ai tagli recuperati e alle note di regia dell’autore, mentre “The other side of the wind”, un lavoro degli anni Settanta, è stato finalmente completato grazie all’intervento di Peter Bogdanovich ed è oggi disponibile su Netflix. Ma, in quei casi, si poteva lavorare recuperando i frammenti eliminati.

Che fare per i poveri “Amberson”? Proprio per evitare che Welles ci rimettesse mano in qualche modo, i produttori procedettero alla distruzione di quei fatidici 43 minuti. Potrebbe esistere una copia del primo montaggio, che era stata spedita in Brasile al cineasta, ma nonostante le ricerche non se n’è trovata traccia, finora. Ed ecco entrare in gioco l’intelligenza artificiale. Fable Studio ha annunciato l’intenzione di utilizzare l’Ai generativa per ricostruire il montaggio originale de “L’orgoglio degli Amberson”: verranno filmati degli attori attuali, mentre reinterpretano le scene eliminate, utilizzando la sceneggiatura, le foto di scena e gli altri materiali che possono fornire indicazioni su come fossero le sequenze tagliate. Successivamente, l’Ai verrà interpellata per sovrapporre a quegli attori i volti e le sembianze del cast originale (tutti gli interpreti sono morti da tempo), anche per ricostruire le loro voci.

Secondo le previsioni di Edward Saatchi, il fondatore della start-up, dovremmo poter assistere al risultato nel 2028, ma l’imprenditore precisa che non si tratterebbe di un progetto commerciale, bensì di un esperimento, per vedere se è possibile farlo, partendo da un capolavoro perduto. Un’operazione che spalanca tutta una serie di interrogativi, sul futuro del cinema, certo, ma anche di matrice squisitamente morale. In “Rough one”, film della saga di “Star wars” targato Disney e ambientato prima del primo capitolo (ovvero del quarto: non addentriamoci adesso...), la tecnica “deepfake” che la Fable vuole applicare a tutto il cast era stata utilizzata per far rivivere Peter Cushing, anche se il risultato era ancora lontano dall’eccellenza. Suscitò più scalpore la scelta di far apparire nel finale la principessa Leia in versione giovane, utilizzando il suo volto sovrimposto a un’altra attrice, con il benestare di Carrie Fisher (perché l’attrice era ancora viva e vegeta e impegnata a riprendere il ruolo nei film successivi).

Lo scetticismo degli eredi

In questo caso, gli eredi di Welles si sono detti scettici, ma “L’orgoglio degli Amberson” non è di loro proprietà. Non si conoscono le posizioni dei discendenti di Joseph Cotten, Dolores Costello, Anne Baxter, Tim Holt e Agnes Moorehead: è giusto far risorgere, se pure artificialmente, queste persone (perché sono esseri umani, prima che attori)? Fino a che punto si potrebbe estendere questa pratica? Oltre a recuperare classici perduti, che non sarebbero comunque mai come gli originali, si potrebbe andare oltre: quando nel cast serve o un adorabile mascalzone “alla Paul Newman”, oppure un duro “alla Humphrey Bogart”, perché cercare altrove potendo generare versioni virtuali degli originali? Visti i cachet stellari di tante dive e divi, le star ricreate, abbattuti i costi iniziali, avranno costi molto più contenuti. Facciamo un passo ancora più in là. Che fine farebbero le grandi interpretazioni di personaggi storici, il Lincoln di Daniel Day-Lewis, il Churchill di Gary Oldman, l’Adolf Hitler agli sgoccioli di Bruno Ganz? Perché assumere qualcun altro potendo far recitare il führer in persona, se pure virtuale?

Tornando agli “Amberson”, l’Ai non ricostruirà solo il cast, ma anche gli ambienti e i costumi, polverizzando, quindi, il lavoro di decine di addetti ai lavori, quelle maestranze nascoste che, di fatto, fino a oggi hanno creato la magia del cinema. Anche gli addetti agli effetti speciali non possono stare tranquilli perché l’intelligenza artificiale fa passi da gigante un istante dopo l’altro: un produttore in grado di realizzare un film interamente virtuale, recitato da grandi nomi di sicuro richiamo, semplicemente con un “prompt”, spazzerebbe via in un secondo tutto il mondo del cinema come noi lo conosciamo. Nel dicembre scorso la settima arte ha celebrato i suoi primi 130 anni mentre l’anno prossimo si celebrerà il centenario del sonoro, anniversari importanti che denunciano l’età di un mezzo espressivo che si trova di fronte a una svolta. Ma si può considerare “progresso” un futuro in cui si leggeranno libri scritti da autori virtuali e realizzati nello stile di scrittori di successo, dove si guarderanno film realizzati da burattinai dei pixel, dove non sapremo più distinguere il falso dal vero? Di certo sarebbe un eccellente soggetto per un film di fantascienza.

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