Le indagini per Rosa Teruzzi sono una questione di umanità

Giornalista e per 15 anni caporedattrice di Quarto Grado, Rosa Teruzzi torna in libreria con “Trappola nella nebbia”: «Il mio lavoro mi ha permesso di toccare con mano cosa succede quando si varca la soglia tra bene e male»

La scrittrice Rosa Teruzzi torna in libreria con il romanzo “Trappola nella nebbia” (Sonzogno). Giornalista, sino allo scorso anno caporedattrice della trasmissione “Quarto grado”, Teruzzi abita a Milano, ma è innamorata del lago di Como e da molti anni ormai, appena gli impegni glielo consentono, scappa a Colico in un ex casello ferroviario divenuto la sua dimora privilegiata. Anche in quest’ultimo giallo le protagoniste sono le Miss Marple del Giambellino. Troviamo ancora una volta Libera, cinquant’anni anni portati benissimo ed una somiglianza impressionante con l’attrice Julianne Moore; la madre Iole, una hippie di oltre settant’anni sempre a caccia di nuove emozioni, e Vittoria, figlia e nipote, poliziotta perennemente arrabbiata col mondo. Accanto a loro, ci sono la giornalista Irene Milani, detta la Smilza, e Temperante Cagnaccio, il capocronista del giornale del pomeriggio “La Città”, detto Dog in quanto mastino della notizia.

Come è riuscita a creare le Miss Marple del Giambellino, una squadra vincente di investigatrici del tutto sui generis?

Ci sono gli scrittori architetti, quelli che scrivono avendo chiara una struttura narrativa da seguire, e ci sono gli scrittori giardinieri, quelli che iniziano un romanzo senza sapere bene come si evolverà la trama. Io appartengo alla seconda categoria. Quando nel 2014 ho cominciato a scrivere il mio primo romanzo, “La sposa scomparsa”, non avevo idea che sarebbe diventato una serie ed oggi non so dirvi quanto andrà avanti. Ma amo i miei personaggi e le figure che incontrano possono diventare complici o antagonisti. Così mi sono affezionata a loro e mi diverte avere tante persone che indagano contemporaneamente. Così nei miei romanzi da una parte c’è la polizia e accanto ci sono le indagini non ufficiali di Libera e Iole.

Tra i suoi personaggi una cresciuta molto è Irene Milani, detta la Smilza, una giornalista vecchio stampo nonostante la sua giovane età. Com’è nato il personaggio?

Irene è stata la protagonista dei miei primissimi romanzi, che ora sto rivedendo e riscrivendo. Dunque, è nata prima di Libera e Iole. È una giornalista del quotidiano del pomeriggio “La Città” ed ha il dono di intuire le emozioni delle persone che la circondano. È una ragazza molto giovane, originaria di Bellagio, e Libera con lei ha un rapporto molto particolare, molto materno.

Possiamo dire che Irene è un omaggio al giornalismo che è stata anche la sua professione?

Mi è molto piaciuto mettere in scena il lavoro del cronista di nera. Ho iniziato questo lavoro, nella seconda metà degli anni Ottanta, al quotidiano “La Notte”. Avevo vent’anni e lì ho imparato a fare la giornalista, ad avere il culto della notizia in un periodo in cui non c’era nessun tipo di tecnologia, niente telefonini e internet. L’insegnamento era chiaro: il cronista deve stare per strada, prendere i mezzi, sentire le persone. Questo fanno le mie protagoniste perché non hanno in dote gli strumenti della polizia. A loro vantaggio c’è la possibilità di poter agire senza burocrazia.

Quanto l’ha aiutata la sua professione nel costruire le trame dei suoi gialli?

Moltissimo. Dopo i nove anni a “La Notte”, ho curato il programma televisivo “Verissimo” e per quindici anni “Quarto grado”. È stata un’esperienza utilissima non tanto per imbastire le trame dei miei romanzi, quanto per imparare i meccanismi dell’inchiesta e la parte psicologica che ha a che fare con i delitti. È stato molto importante avere a che fare con le persone che commettono dei delitti e le loro famiglie. Ho potuto toccare con mano cosa succede quando si decide di attraversare la soglia che divide il bene dal male. In un romanzo, poi, tutto deve essere credibile anche se non condivisibile. Ma attenzione, nei miei lavori non ci sono né la crudeltà esasperata né la morbosità: non mi appartengono.

A questo proposito, Libera, la protagonista dei suoi libri, è una fioraia. Come si conciliano i fiori con i delitti?

Libera ha un animo gentile. È molto timida ed ha i pregi ed i difetti di una donna comune. Il fatto di indagare, di rimettere insieme le tessere delle verità, la fa sentire bene. Del resto, non mio piacciono le super eroine, preferisco raccontare le donne come me. Le inchieste le permettono di sentirsi più forte e di consolidare il rapporto con sua figlia Vittoria, una rigida poliziotta, e sua madre Iole, una sempre giovane fricchettona. Le indagini divengono così un collante familiare.

Nei suoi romanzi non mancano le citazioni di canzoni, di libri e le descrizioni di fiori non sempre comuni. Cosa rappresentano all’interno delle sue trame gialle?

Le canzoni aiutano il lettore ad entrare nelle mie storie. Gaber ed Jannacci, per esempio, raccontano una Milano popolare e stralunata. Ma c’è anche Van de Sfroos, che è un riferimento al lago e a quella malinconia che spesso l’accompagna. I fiori rappresentano la bellezza. Libera, dopo aver avuto una libreria, si è reinventata come fiorista di bouquet per matrimoni. Io stessa nel mio casello a Colico faccio esperimenti botanici. Infine, ci sono i libri feticcio che Libera tiene sul suo comodino: ci sono Giorgio Scerbanenco, Georges Simenon, ma anche una scrittrice di giardini come Pia Pera. E poi c’è Jane Austen perché i bei libri sono universali.

Le sue storie si svolgono tra Milano e il lago di Como, in particolare Colico. Cosa la lega a questi luoghi?

Sono molto affezionata al lago di Como e a Colico in particolare perché è il posto dove scrivo i miei romanzi. Qui riesco a staccare dalla frenesia del quotidiano. Colico, per me, è uno spazio libero in cui il cervello ha un’altra vibrazione. Per me il lago di Como è sempre stata la terra di una bellezza che mi appartiene. Se penso, per esempio, alla baia di Piona con le sue montagne, ecco quella è per me la dimensione dell’infinito.

A Colico lei ha addirittura acquistato un casello ferroviario che ha ristrutturato. È stata una scelta di vita?

Il casello l’abbiamo acquisito all’asta nel 2010. Ristrutturato da mio marito è ora l’angolo di paradiso dove vengo appena posso. I miei romanzi li scrivo proprio al casello. È vicino a Piona, c’è un glicine meraviglioso ed anche un orto. Il mio cuore è diviso a metà. Da una parte c’è Milano, una città con radici profonde orientata verso il futuro e dall’altra c’è il lago che è l’angolo della bellezza.

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