La morte di Squeo, il dolore di sua madre e gli abusi di potere: il libro di Mastrodonato alla Feltrinelli
Il personaggio Il giornalista investigativo e autore si occupa di temi sociali e abusi di potere. «Stiamo vedendo quanto sia facile strumentalizzare episodi violenti, senza capire le ragioni». Oggi l’incontro alle 18
Lettura 2 min.Como
Le proteste e gli scontri degli scorsi giorni riaccendono il dibattito sulla sicurezza, mentre resta aperta la questione degli abusi delle forze dell’ordine e delle responsabilità istituzionali. Temi centrali de “L’ordine. Sorvegliare, punire, odiare” il libro del giornalista Luigi Mastrodonato, che sarà presentato venerdì 23 ottobre alle 18.00 alla Feltrinelli di Como.
È un momento significativo per interrogarsi sul rapporto tra sicurezza, ordine pubblico e democrazia. Dopo gli scontri avvenuti a Milano e in altre città italiane nei giorni scorsi, e con nuove manifestazioni in programma, il dibattito rischia di concentrarsi solo sulle vetrine rotte dei negozi, lasciando in secondo piano le ragioni delle proteste e le modalità di intervento delle forze dell’ordine. Per Luigi Mastrodonato, giornalista che collabora con Internazionale e altre testate e si occupa da anni di marginalità, questioni sociali e abusi di potere, emerge ancora una volta una questione irrisolta della democrazia italiana: gli abusi in divisa e la mancata responsabilizzazione di chi li commette. «In questi giorni stiamo vedendo quanto sia ancora difficile parlare degli abusi delle forze dell’ordine e quanto sia facile strumentalizzare episodi violenti», osserva, e prosegue: «Manca invece la volontà di capire le ragioni che possono esserci dietro certi atti e come, a volte, questi siano anche una conseguenza di forme di repressione». Il tema, aggiunge, «è scomodo, funziona poco a livello elettorale. Funziona molto di più parlare di allarme sicurezza».
Inchiesta giornalistica e ricostruzione storica
È questo il terreno su cui si muove L’ordine. Sorvegliare, punire, odiare (SEM, 2026), libro in cui Mastrodonato intreccia inchiesta giornalistica e ricostruzione storica. Il punto di partenza è la morte di Igor Squeo, avvenuta nella notte del 12 giugno 2022 dopo un intervento della polizia nel suo appartamento a Milano. Dall’incontro con la madre e i familiari, il racconto si allarga ai tentativi di riforma e democratizzazione delle forze dell’ordine avviati negli anni Settanta e rimasti incompiuti. La vicenda di Squeo si intreccia con quella di Orlando Botti, poliziotto che si impegnò con altri per una trasformazione profonda degli apparati e della cultura della polizia. «Racconto i tentativi fatti di democratizzare la polizia e di come siano falliti. Quel fallimento ha portato a eventi come il G8 di Genova».
Preoccupa la direzione presa dalle politiche sulla sicurezza
Per Mastrodonato, parlare di «mele marce» rischia di distogliere lo sguardo dal sistema nel suo complesso: gli abusi non sono episodi isolati, ma il sintomo di un problema più ampio. A preoccupare è anche la direzione delle politiche sulla sicurezza: i decreti che introducono nuovi reati, misure repressive e scudi penali contribuiscono a deresponsabilizzare le forze dell’ordine e ad alimentare un contesto in cui gli abusi possono ripetersi. Alla domanda su dove ci stiano conducendo le attuali scelte politiche, Mastrodonato risponde senza mezzi termini: «È una discesa agli inferi». Una traiettoria che, secondo il giornalista, anno dopo anno ci sta allontanando ulteriormente dall’obiettivo di una polizia democratica e responsabile.
Maggiore sensibilità tra i giovani
Il giornalista riconosce tuttavia una maggiore sensibilità, soprattutto tra i giovani che vivono sulla propria pelle le conseguenze di queste politiche. «I ragazzi che vivono nelle periferie italiane subiscono una profilazione razziale enorme e sono oggi più attenti e interessati a questo fenomeno di quanto non fossero venti o trent’anni fa». Il tema resta però di nicchia e molte vicende non raggiungono il grande pubblico.
«Decine di Cucchi, Aldrovandi e Giuliani»
«Siamo abituati a sentire parlare di Stefano Cucchi, di Federico Aldrovandi, di Carlo Giuliani, ma ce ne sono decine e decine. C’è un sommerso enorme». A frenare il dibattito è anche il timore che denunciare gli abusi venga interpretato come una condanna generalizzata di chi indossa una divisa, anziché come una richiesta di trasparenza e responsabilità. «I primi ad avere interesse ad affrontare il tema degli abusi in divisa dovrebbero essere le forze dell’ordine stesse e le istituzioni. Solo attraverso un autentico processo di responsabilizzazione si potrà costruire una polizia davvero democratica e al servizio dei cittadini».
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