L’ultima luce di Roma a Como: «Storia antica che parla di noi»
Il libro. Bazzoni è oste e scrittore. Oggi in biblioteca alle 21 un evento per parlare del Lario con la sua opera
Lettura 1 min.Vent’anni, tra il 569 d.C. e il 589: è il periodo in cui il lago di Como e la sua gente, guidati dal condottiero Francione, resistettero all’assedio dei Longobardi. Pietro Bazzoni nel suo libro “Il governo del tempo” (Itaca, 2026)- protagonista questa sera di un evento a più voci alla biblioteca Paolo Borsellino di Como, alle 21 - definisce questo periodo «l’ultima luce di Roma sul lago di Como».
Solo sei righe di storia
Un tempo lontano, confuso, di cui ci restano solo sei righe scritte da Paolo Diacono, che nella loro essenzialità riassumono tutta la trama del romanzo. Ma anche un tempo cosmopolita, in cui genti di tante terre lontane confluiscono sulle rive del Lario e in cui la Storia del mondo occidentale giunse a un bivio, determinato dalla fine dell’impero romano. Un tempo che il protagonista del romanzo, al pari del suo autore, osserva e racconta da Lezzeno, Leukidion, dentro a un’osteria. L’osteria di Joannes, il protagonista dalle tante vite - destinato a essere monaco, divenuto soldato, riscopertosi oste - è la stessa dove oggi Bazzoni accoglie i propri ospiti, “Osteria Il governo 1801”, locanda con nome e origini che potrebbero risalire fino al 565 d.C. «Ed è per questo che la gente di cui racconto in questo romanzo è la mia gente - spiega Bazzoni - Siamo noi che viviamo in questo posto e in questo tempo e anche le domande che i protagonisti si pongono sono le nostre».
Come quella che si pone Francione dopo quindici anni di assedio, che sono lo specchio dei sei lunghi anni di scrittura (di cui quasi la metà in piena pandemia) impiegati da Bazzoni per arrivare alla pubblicazione del romanzo: per chi sto lottando?
E la risposta è quella che ogni sera si ripropone all’oste quando quando apre la porta a un nuovo ospite: «Quello che resta, quello che c’è, chi c’è». Il mondo de “Il governo del tempo” è un mondo di guerre e di rovina, dove chiedersi cosa si salva è essenziale, tanto quanto lo è oggi, e dove la risposta si trova nella bellezza dei piccoli gesti e incontri.
«La cosa più preziosa che Joannes ha è ospitare - precisa Bazzoni - Il gioco del romanzo storico, come insegna Manzoni, è quello di essere specchio e la profondità storica a me ha dato grande libertà». Una profondità ottenuta con un attento studio storico e filologico ma anche da una profonda vena di speranza cristiana, che permea vicende reali e immaginarie del libro.
Musica, poesia e sport
La stessa speranza a cui stasera daranno voce in tanti in biblioteca: Alessando Baj, chitarrista che ha costruito una colonna sonora del romanzo, Sergio Gaddi, storico dell’arte che guiderà nell’iconografia di un’epoca quasi perduta, Maicol Gatti, puglie dalla storia vicina a quella di Joannes, e Lida De Polzer, poetessa, guidati da Elena Gentili del centro culturale Paolo VI. E ci sarà Bazzoni, l’oste scrittore pronto ad accogliere i lettori come accoglie i propri ospiti.
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