Storia della “duchessa brutta”: «Vittima di calunnia perchè vera ribelle»

L’intervista Katia Tenti, sociologa esperta di devianza sociale e autrice, per Neri Pozza ha scritto “Mia signora di pietra e di vento” uscito il 15 settembre. Venerdì 18 alle 18 la scrittrice lo presenterà alla Ubik di Como

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C’è un quadro in particolare che rappresenta Margarete di Tirolo-Gorizia ingiustamente come un mostro: la pelle grinzosa stona con gli abiti da nobildonna creando un effetto grottesco. Basta una decisione perché la(bella Margarete, erede di un casato strategico per l’equilibrio dell’Europa del Trecento, diventi Boccalarga. Basta cioè ribellarsi a un marito crudele, scelto per lei in un gioco di scacchi politico, facendo infuriare il Papa e i potenti d’Asburgo. La sua storia vera, sottoposta a settecento anni di infamia, arriva in un presente romanzato ma attuale, dove la violenza sulle donne è al centro del dibattito politico e culturale nel nuovo libro di Katia Tenti. “Mia signora di pietra e vento” (in uscita per Neri Pozza martedì) costringe il lettore a scavare in cerca della verità, oltre ogni propaganda. Il romanzo sarà presentato dall’autrice venerdì 18 settembre alle 18 alla libreria Ubik di piazza San Fedele a Como.

Come ha scoperto Margarete?

Per caso: mi trovavo a Londra, alla National Gallery, e ho visto un dipinto di Quentin Massys “The Ugly Duchess” (La duchesse brutta, ndr). L’avevo già visto e non capivo dove, ma mi era famigliare: l’avevo intravisto dentro a un catalogo di una mostra su Margarete di Tirolo-Gorizia. Mi era sfuggita però la dimensione del suo personaggio.

Ci aiuti a capirla. Come era finita in quel quadro così denigratorio?

Massys si ispira a una sanguigna di Da Vinci che prende spunto proprio da Margarete, a distanza di un secolo. Le cronache che parlavano di questa donna in modo denigratorio si sono propagate fino al 1600, anche se lei era vissuta nel Trecento.

Una donna odiata, che lei racconta anche come una ribelle, senza farne una femminista ante-litteram. Come si ottiene questo equilibrio?

Non volevo restituire una figura eroica, volevo metterne anzi in scena la complessità. La sua vicenda intreccia la grande storia d’Europa ed è la storia del destino di una bambina data in sposa per calcolo e abituata a pensare al proprio corpo come strumento politico e merce di scambio. Ci ha provato a stare nei ranghi, soprattutto dal punto di vista matrimoniale. Poi, come politica e donna, per tutte la vita ha provato a ricoprire le sue funzioni ma glielo hanno impedito.

Margarete viene promessa in sposa a nove anni a un bimbo di quattro: quanto era normale nel Medioevo?

Normale fino a un certo punto. Margarete cresce con l’uomo che dovrà sposare ed è poi chiamata ad avere rapporti con lui per generare un erede. Immagino lo abbia vissuto come un incesto e per di più non sono riusciti a consumare il matrimonio, cosa che porta poi alla violenza di lui... lei però non la subisce: lo butta fuori di casa. Dopo la cacciata del marito, il suo primo cognato Carlo V – che è il futuro imperatore – per vendicare l’onta subita dal fratello prima arriva con l’esercito, mette a ferro e fuoco Bolzano e Merano ma non riesce a conquistare Castel Tirolo: lei lo fronteggia da sola e lo sconfigge.

I motivi per cui questa storia ci parla di noi sono tanti. La geografia, per esempio...

Sì è davvero una metafora dell’Europa di oggi. Siamo nel 1300 in Tirolo, terra strategica, piena di valichi tra il Nord e l’Italia e che è anche il piccolo cuore dell’Europa, contesa da tre grandi casate e accerchiata. Proprio come l’Europa di oggi.

Poi nel romanzo compare un editto con cui sembra che Margarete abbia voluto far tesoro della propria esperienza di violenza domestica per impedire che altre donne soffrissero come lei. La vicenda però non è così semplice, perchè?

L’editto è un pretesto narrativo per tematizzare alcune vicende. Lei subisce la violenza e cerca con i propri strumenti di difendersi, laddove la società e il contesto pubblico non la aiutano. Il contenuto dell’editto è storicamente vero: Marsilio da Padova lo ha pensato. Lui e Guglielmo di Ockham erano consiglieri di Margarete e hanno scritto pareri giuridici al Papa per liberarla dal matrimonio imposto. C’è poi un testo di Marsilio, il De Pacis, in cui si dice che tutto ciò che è in qualche modo violenza è una questione pubblica e non privata. Se prendiamo spunto da queste parole filosofiche e giuridiche, possiamo parlare di come la violenza sulle donne riguarda tutti oggi.

Nel romanzo ci sono due linee temporali: quella di Margarete e quella di Arianna, un’antropologa che deve preparare una mostra su di lei. Che ruolo ha questo personaggio?

Nel momento in cui si vorrebbe strumentalizzare politicamente l’editto di Margarete, Arianna si pone una domanda etica sul ruolo che ricopre come intellettuale. Il suo ruolo e quello di un altro personaggio, Costanza, che rappresenta la politica appunto, non si escludono. Una ricerca la verità e fornisce alla seconda gli strumenti per parlarne. Ma offre anche il contraddittorio, utile a chi deve farsi un’idea di quanto detto dai politici. La mescolanza delle due linee temporali poi credo dia origine alla consapevolezza che ogni epoca ha la sua propaganda.

E cosa diceva la propaganda su Margarete?

La chiamavano Maultash,muso a tasca, o meglio muso slabbrato. Ma c’è anche un riferimento implicito e volgare alla vagina. L’unico ritratto che si ha di lei ufficiale e che corrisponde alla realtà, è quello che è stato ricavato dal suo sigillo ufficiale, conservato al castello di Ambras. Lì la vediamo come una donna normale, bella perfino, con le labbra leggermente carnose. Le sue scelte però fanno sì che sia stata raccontata come un mostro. Ci sono cronache toscane del 1400 che ne parlano come di una sgualdrina, ne parlavano davvero in tutte le corti d’Europa. Addirittura c’era una figura leggendaria e mostruosa, con il seno cadente che spaventava i bambini nei campi, “tettalunga”, e Margarete viene associata anche a lei.

Nel libro c’è poi Barbara, la figlia di Arianna, a cui l’antropologa racconta le storie di Margarete. Che tipo di educazione le fornisce così?

Il tema dell’educazione per me è molto importante. Arianna è stata una bambina bruciata, quindi passa questa sensazione su sua figlia. L’educazione dei bambini è un tema difficilissimo: quando si parla di educazione affettiva oggi e si prova a mettere in discussione ogni forma di educazione pubblica, mi domando come sia possibile demandare tutto al privato, alle famiglie. Tommaso Campanella diceva che il bambino deve andare nella società e la società deve farsi carico della sua educazione. Questa dimensione va recuperata, perché i genitori non hanno automaticamente gli strumenti per occuparsene.

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