Mastandrea a Locarno: «Il cinema italiano non è solo commedie di Natale»

Ospite al festival Ha presentato in Piazza Grande il nuovo film “Armony”. Regia di Albertini: è la storia di un camionista che rimane senza lavoro

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«Il cinema italiano non è solo commedie di Natale o noiosi film d’autore in cui non si parla per 48 minuti». Lo ha detto Valerio Mastandrea a Locarno presentando in Piazza Grande “Armony” di Dario Albertini, nel quale interpreta il personaggio del titolo, un camionista che si trova all’improvviso senza lavoro perché il suo titolare ha cessato l’attività. Una pellicola dalla lunga gestazione e che ha superato le difficoltà grazie all’intervento produttivo dell’attore, di ritorno al Festival ticinese quasi trent’anni dopo il Pardo conquistato nel 1997 per “Tutti giù per terra” di Davide Ferrario.

Seconde occasioni e sensibilità

«Abbiamo creato una società in un periodo in cui anche sui bugiardini dei farmaci si raccomanda di non farlo – ha scherzato Mastandrea, svelando la sua passione dietro l’aria eternamente disincantata – E ci siamo specializzati in film quasi impossibili. All’inizio non dovevo recitare, ne faccio sempre una questione di credibilità e competenza, ma, quando Dario me l’ha proposto, ci ho provato entrandoci con i piedi di piombo. È un film piccolo, all’arrembaggio, in cui ciascuno, nelle diverse fasi, deve combattere una battaglia per realizzarlo e per portarlo al pubblico». «Ho fatto carriera sul recitare in sottrazione – ha aggiunto l’attore - Qui ho cercato di fare poco e dare un’anima profonda a un uomo di cui si sa poco, un lavoro nuovo anche per me».

La pellicola ha sorpreso soprattutto chi non conosceva i precedenti del regista, come “Manuel” del 2018, per il suo tocco ironico, umano e preciso e per la costruzione di una piccola comunità di persone sole, non emarginati comunemente intesi, ma ai margini della società.

Siamo a Roma e Armony (il nome deriva da antichi trascorsi in un gruppo punk) è raggiunto dalla sorella Iolanda (un’Asia Argento in una parte intensa) che ricompare dopo 25 anni per invitarlo al sesto compleanno di sua figlia Carlotta. L’uomo accetta e si presenta nella casetta di Fiumicino sulla riva del mare con una copia di “Marcovaldo”. La piccola non parla molto ed è più interessata al vestito che la madre le ha cucito per una recita scolastica. L’indomani la donna sparisce senza dire nulla, abbandonando la piccola al fratello, disorientato ma davanti a un’occasione per ricominciare dopo essere rimasto disoccupato. È una storia di seconde occasioni, di senso del dovere e di sensibilità, con una dose di avventura che non guasta. Ornella Muti interpreta una santona che fa le domande giuste, mentre la piccola Aurora Cherchi è credibile come bambina “troppo avanti” rispetto ai coetanei che “equivale a essere indietro” come spiegano allo zio.

E stasera c’è “Balla coi lupi”

Stasera in Piazza Grande è di scena l’attrice francese Virginie Efira, premiata a Cannes per “All Of A Sudden”, che riceverà il Leopard Club Award. In notturna è prevista l’attesa proiezione del restaurato “Balla coi lupi” di Kevin Costner. In gara per il Pardo passano il cileno “Princesa burro” di Cristóbal León e Joaquín Cociña e il tedesco-ucraino “I Rarely Wake Up Dreaming” di Isabelle Stever.

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