“Max, Misha e l’offensiva del Tet”: a Como il libro anomalo che piace a tutti

Libri “Max, Misha e l’offensiva del Tet” (Sellerio) è stato per tutta l’estate uno dei romanzi più letti e discussi in Italia. Ma è lungo 1200 pagine e l’autore norvegese era poco noto finora. Qui per sentirlo c’erano quasi 200 persone

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In molti citano i social, altri però riconoscono di essere rimasti affascinati dalla mole e c’è anche chi semplicemente cercava un libro che raccontasse il ritorno a casa, alla propria lingua e al proprio Paese. In coda per il firmacopie di “Max, Misha e l’offensiva del Tet” (Sellerio) - 1200 pagine per 28 euro di libro, che per tutta l’estate è stato tra i più letti in Italia - a Como ci sono decine e decine di persone. Alla presentazione, promossa dalla libreria Ubik in piazza San Fedele e condotta da Mario Desiati, ce n’erano quasi duecento, molte in piedi e diverse arrivate con un’ora e mezza di anticipo per accaparrarsi i posti in prima fila. In coda si vedono libri intonsi, appena acquistati, altri consumati, qualcuno ha utilizzato anche i segnapagina per ricordarsi i punti più amati del romanzo.

Un bisogno condiviso dai lettori

Matteo Molteni fa firmare ad Harstad una di queste copie consumate di “Max, Misha e l’offensiva del Tet” insieme a una copia di “Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?” altro titolo dell’autore uscito per Iperborea nel 2008: «Letti entrambi - annuncia con entusiasmo una volta ottenuta la dedica dell’autore - La mole di quest’ultimo non è stata un problema, anzi: l’ho divorato in una settimana. L’ho letto per i tanti spunti che contiene: si parla di cinema, di poesia, di arte e di pittura ma anche del rapporto con la propria famiglia a partire da uno sradicamento».

. Video di Toppi Martina Johan Harstad accolto da centinaia di comaschi

Il protagonista del romanzo, Max, è nato negli anni Ottanta in Norvegia ma da giovanissimo si trasferisce negli Stati Uniti con la famiglia e diventa un regista teatrale che a 35 anni entra in crisi e sente il bisogno di tornare al proprio paese e alla propria lingua natale. «Sono straniera, vivo qui da otto anni - spiega Anastasia Kravchuk - Parlo italiano ma quando mi arrabbio o provo emozioni forti sento di voler usare la mia lingua ed ero in cerca di un romanzo che mi facesse sentire capita su questo punto. Credo sia un’esperienza universale e sono contenta di ritrovarla nella lettura». Ed è probabile che accada, se è vero quanto Harstad ha raccontato domenica ai lettori comaschi, ovvero di aver scritto questo romanzo in un momento - il libro è uscito per la prima volta in Norvegia nel 2015 - in cui aveva realizzato di aver vissuto più tempo lontano da casa che nel posto in cui era nato.

«Scrivere questo libro - ha detto - era un modo per preservare un posto, un tempo e un mondo. La letteratura può preservare la memoria meglio di molte foto, perché ha a che fare con il pensiero».

Mondi veri, passati e presenti

Il mondo di “Max, Misha e l’offensiva del Tet” è un mondo specchio: simile al nostro, ma non esattamente lo stesso. È anche un mondo in cui l’autore racconta una forte fascinazione per gli Stati Uniti: «Norvegia e Italia hanno una storia comune di migrazione verso gli Stati Uniti - ha detto Harstad - Non avevo mai programmato di creare un grande romanzo americano, volevo un romanzo norvegese che guardasse la Norvegia, che è sta americanizzata molto più di tanti Paesi europei. Questo ha molto a che vedere con il settore del petrolio. Persino la mia stessa città è diventata internazionale proprio perché molte persone venivano dal Texas per aiutare a sviluppare questo settore orribile del petrolio. Ogni norvegese cerca di parlare inglese americano e tutti noi pensiamo di conoscere gli Stati Uniti, che quando ho scritto il libro, undici anni fa, erano molto diversi dagli Stati Uniti di oggi. Credo dobbiate ricordare questa cosa quando leggete il libro, che era allora una lettera d’amore a degli Stati Uniti che forse non esisteranno mai più».

Per entrare in questo mondo altro ma così simile al nostro serve tempo. Tempo che molti lettori sono ben felici di prendersi, come confermano le persone in coda: «Per me è un libro che serve adesso: ti coinvolge, sembra lento ma attraversa tanti anni. Proprio quando ho visto che era lungo 1200 pagine ho deciso di prenderlo e non penso di essere l’unica a pensarla così - dice Erika Milani guardandosi intorno - Vogliamo i social e la velocità, ma quando ci sono occasioni per rallentare e immergersi... eccoci qui».

Il punto di vista dello scrittore

Anche se i social in effetti hanno fatto la fortuna di questo libro. Lo conferma chi come Agostina Paradiso dice di essersi fidata proprio del feedback dei lettori online per scegliere di iniziare questa lunga lettura, o chi come Giulio Gallorini ha visto la fidanzata seguire sui social le vicende editoriali del libro di Harstad e ha deciso di regalare una copia autografata. Non mancano poi persone come Chiara Sala e Fabio Mastrogiacomo che confessano di essere un po’ più sospettosi verso i casi editoriali chiacchierati online, ma di aver deciso comunque di avventurarsi nella storia di Max e Misha, convinti dall’incontro con l’autore. Una doppia vita del romanzo - on e offline - di cui Harstad stesso è consapevole. «Sono rimasto stupito e un po’ travolto dal successo in Italia - rivela a margine dell’incontro a Como, parte di un lungo tour qui e là per l’Italia - A un certo punto ho avuto bisogno di uscire un po’ da Instagram tanti erano i riscontri. Ma sono infinitamente felice e grato: quando scrivi speri di raggiungere qualcuno, ma di fatto è un’esperienza molto intima. E il fatto che molti di questi lettori, anche quelli che ho visto a Como, siano giovani è per me un grande orgoglio. Ho fiducia nelle nuove generazioni e so che il mondo di oggi è complesso, ma sono felice che la letteratura stia tornando a essere un rifugio anche per loro».

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