«Nel mio fumetto c’è la memoria del G8»

Anniversario A 25 anni dai fatti di Genova, l’autrice Gloria Bardi racconta la realizzazione del suo libro nel 2008. «Le strisce ricostruiscono quanto è avvenuto tra il 20 e il 21 luglio utilizzando i video originali e gli interrogatori»

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Venticinque anni fa tutta Italia era paralizzata davanti allo schermo per vedere quello che stava accadendo a Genova durante il G8, un disastro che pareva quasi annunciato, eppure ugualmente inevitabile. Tanti i ricordi impossibili da dimenticare: la guerriglia urbana, la morte di Carlo Giuliani e gli assalti alla caserma di Bolzaneto e alla scuola Diaz, dove le forze dell’ordine repressero con la forza una rivolta che non ci fu; la vicenda della Diaz si concluse con la sentenza della Cassazione del 5 luglio 2012 che condannò venticinque tra agenti e funzionari, tra cui il capo dell’anticrimine Francesco Gratteri.

I fatti del G8 sono stati narrati con film, documentari, libri e anche fumetti. La prima a scegliere le “nuvole parlanti” per raccontare un fatto specifico, quello che accadde nella scuola Diaz nella notte tra il 20 e il 21 luglio 2001, è stata la scrittrice e sceneggiatrice Gloria Bardi. Ne è nato un romanzo a fumetti - con le riproduzioni “su carta” dei filmati originali e delle registrazioni sonore - che rispecchia fedelmente la stesura della memoria illustrata del Procuratore della Repubblica.

«L’idea di questo fumetto nasce da uno spunto del mio amico avvocato Armando Roccella - racconta la sceneggiatrice - Sapendo che mi occupavo di drammaturgia teatrale, mi consegnò la memoria illustrata dei pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini riguardante i fatti della scuola Diaz. Al tempo ero legata a una compagnia teatrale amatoriale che principalmente si occupava di commedie, non mi sembrava un progetto ideale. Nel frattempo vidi un fumetto che ricostruiva i fatti delle torri gemelle e lì mi si accese la lampadina».

Steccati ideologici da superare

Bardi, per sua stessa ammissione, non è un’appassionata di fumetti, limitandosi alla lettura di qualche sporadico bonellide. Quando pensò di scriverne uno contattò una casa editrice da sempre in prima linea nella narrativa impegnata, Becco Giallo Editore. I responsabili della casa editrice patavina testarono la scrittrice con qualche tavola di sceneggiatura e, una volta passata la prova, le fecero firmare un contratto, affidando i disegni a Gabriele Gamberini .

La scrittrice non ha vissuto i fatti del G8 in prima persona. «In quei giorni fortunatamente non ero a Genova. Avendo delle figlie piccole, eravamo in montagna. Quando vidi le immagini in televisione la prima reazione fu di grande stupore, guardando le scene di guerriglia. Ammetto anche che pensai “meno male che siamo qui e non lì”».

Le prime pagine di “Dossier Genova G8 - I fatti della scuola Diaz” sono state scritte nel 2007 e l’albo è arrivato il libreria un anno più tardi. «Vedendo la ricostruzione dei fatti dal di dentro e leggendo la memoria e gli interrogatori sono stata spinta da una forte volontà di raccontare quello che successe. Ho sentito l’urgenza di richiamare quegli episodi che gridavano giustizia perché contenevano aspetti di impunità e pericolo sociale. Il mio intento era quello di superare gli steccati ideologici, penso che anche quelli che appartengono a una parte politica lontana dalla mia se leggessero quello che accadde alla Diaz non potrebbero non inorridire; io ho solamente dato una voce ai fatti di una vicenda lunga di cui non era possibile raccontare tutto, scegliendo le cose che potevano avere una valenza visiva maggiore».

L’uscita del fumetto provocò ovviamente delle reazioni. Per la primissima presentazione a Finale Ligure la sceneggiatrice scelse di dialogare con l’assessore alla Cultura cittadino, di provenienza centro-destra. Bardi presentò poi il fumetto diverse volte a Bologna, in collaborazione con “Amnesty International”. In riferimento ai lettori, il fumetto fece il suo dovere di divulgazione. «Per quanto possa averne avuto in ritorno, le reazioni che ho visto sono state le stesse che provai leggendo il memoriale: incredulità e stupore. Dovremmo considerare le forze dell’ordine come se fossero una garanzia ma alla Diaz si comportarono come “forze del disordine”. Devo dire però, con una punta di rammarico, che le persone che leggono il mio fumetto sono quelle che non avrebbero bisogno di farlo. Purtroppo resta sempre questo steccato ideologico difficile da superare».

Il reato di tortura

Tra le tante conseguenze dei fatti accaduti alla Diaz e a Bolzaneto, uno dei più positivi è stato l’introduzione del reato di tortura, nel 2017. «La cosa triste è che in entrambe le sedi vennero riconosciuti episodi di tortura ma ai tempi non esisteva il reato in Italia e quindi non poteva essere addebitato ai colpevoli. La legge comunque sarebbe da migliorare, partendo dal fatto che è un reato prescrivibile. Un’altra cosa che andrebbe introdotta sono i codici identificativi, stabilirebbero le responsabilità e sarebbero un deterrente contro le violenze».

Bardi provò a proseguire il suo impegno sul G8 ipotizzando un fumetto anche sui fatti di Bolzaneto. «Mi contattarono per fare un progetto simile, lì i fatti furono addirittura più gravi ma l’unica testimonianza era quella delle persone, mentre alla Diaz ci furono dei filmati ripresi da ragazzi che si rifugiarono sui tetti. Mi sono proposta nuovamente a Becco Giallo ma questa volta il progetto non è stato messo in cantiere. C’è anche da dire che loro avevano pubblicato nel 2011 il fumetto “Carlo Giuliani. Il ribelle di Genova”, di Francesco Barilli e Manuel De Carli. Resto comunque disponibile a parlarne, vedremo se si potrà fare».

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