Nuove generazioni, la paura di sbagliare
Indagine. La casa editrice per ragazzi Pelledoca, specializzata in horror e thriller, ha curato una ricerca nelle scuole. «Tra i timori più diffusi alle medie c’è quello dell’errore. E uno scollamento tra mondo degli adulti e dei ragazzi»
Lettura 3 min.Paura di commettere errori, di non essere all’altezza, di essere giudicati. I ragazzi delle scuole secondarie di primo grado convivono con questi timori e gli adulti, genitori ed educatori non riescono ad interpretare in modo giusto tali difficoltà. Il risultato? Uno scollamento tra i due mondi, quello dei ragazzi e quello degli adulti.
L’analisi dell’esperto
L’editore Pelledoca, che pubblica libri per ragazzi sul tema della paura, ha indagato questa situazione con l’aiuto dello psicologo e psicoterapeuta Filippo Mittino. Lo studio “Rapporto sulla paura dei ragazzi 2026 – Cosa provano davvero e come possiamo aiutarli” ha previsto la somministrazione di tre diversi questionari a tre target differenti: 175 ragazze e ragazzi delle classi seconde della scuola secondaria di primo grado; 41 genitori di ragazzi della stessa età; 137 insegnanti della scuola secondaria di primo grado.
Mittino, studiando gli esiti restituiti dall’indagine, ha evidenziato come sia importante notare la differenza di percezione della paura da parte degli studenti e degli adulti. «Analizzando i dati della ricerca, mi ha colpito davvero notare la disparità nel raccontare le emozioni tra adolescenti e adulti, una realtà che è in linea con quello che osservo nei miei laboratori, quando noto come i ragazzi si raccontino in modo diverso da come li vedono gli adulti, che hanno anche buone competenze, ma è come se l’adolescente e l’adulto parlassero due linguaggi che non combaciano. Allo stesso modo, è interessante osservare come, se accompagnati nella gestione delle proprie paure, da un adulto che parla la stessa lingua, i ragazzi riescano a gestirle; i loro racconti sulle paure vanno molto in profondità».
Il rapporto di Pelledoca evidenzia come paure importanti siano quella del buio e del commettere errori e come la seconda faccia pensare che i ragazzi, si sentano troppo giudicati. «Ancora prima di sentirsi giudicati hanno paura dell’errore perché vivono in un tempo molto prestazionale – spiega Mittino - e la paura dall’errore arriva da una logica educativa che prevede che facciano sempre bene: l’errore in questa logica ti fa paura perché è visto come un fallimento personale, benché umano. Oggi l’errore non è visto come un mezzo per imparare, ma è penalizzante e ti colpisce profondamente».
Una domanda somministrata dallo studio riguarda l’aiuto ricevuto e dato ai ragazzi quando hanno paura: sono tanti i ragazzi che trovano aiuto, ma anche quelli che non lo trovano o lo trovano sporadicamente, appena sotto il 30%. «C’è un punto di vista diverso genitore-adulto. Fare il genitore e l’educatore vuol dire stare nel mondo degli adolescenti con grande pazienza e vedere cosa succede – aggiunge lo psicologo -. Il genitore vuole invece essere più ansioso e avere subito risposte dall’adolescente che, invece, vuol essere libero di tornare all’adulto quando lo decide lui».
«Serve entrare nel loro mondo»
Viene da chiedersi se e come far combaciare le due posizioni. «Necessario è creare spazi di ascolto avendo pazienza, mettendo in conto anche di non avere risposte dai ragazzi o di averle tardi, ma serve anche entrare nel loro mondo – prosegue Mittino - con tanta curiosità. I ragazzi hanno bisogno di più tempo e spazio di ascolto».
Dalle risposte dei genitori risulta che le paure maggiori dei figli sono quelle dell’essere giudicati (46,3%), seguita da quelle per la scuola (41,5%)e l’80% di loro dice che si pone in ascolto quando le rileva. Questo dato di ascolto però si discosta dal 30% dei ragazzi che dicono di trovare o non trovare aiuto.
Un altro aspetto della disparità di visione adulto-adolescente: «Gli adulti in genere vogliono interrogare i ragazzi sulle paure o cercare di risolverle al posto loro, come è stato per tutte le generazioni; anche noi soffrivamo il consiglio degli adulti e ci faceva arrabbiare sentirlo, ci siamo passati tutti. Dare consigli al ragazzo è più rassicurante per l’adulto che per l’adolescente, noi adulti abbiamo l’urgenza di dire le cose giuste al momento giusto, ma serve di più restare nella loro frustrazione».
Anche gli insegnanti identificano giudizio e prestazione come paure principali, che notano emergere nel silenzio, nella chiusura e nella continua richiesta di rassicurazione da parte degli alunni, e anche loro, come i genitori, dicono di affrontarle con il dialogo e, in più, con l’educazione emotiva, ma sottolineano anche che i ragazzi parlano poco dei loro timori.
Non tutto va superato
Sarebbe interessante capire cosa migliorare, su questo tema, nel rapporto tra docenti e alunni. «La questione è più complicata: da una parte c’è la necessità di fare educazione agli affetti, perché il docente non può essere un tuttologo, e poi – conclude lo psicoterapeuta – bisogna tornare a pensare che l’apprendimento è relazione, ma che è anche molto frustrante e conflittuale. Dobbiamo allontanarci dalla “tecnica” dell’insegnamento e puntare sulle relazioni; in passato, educare funzionava anche senza la relazione, oggi no. Quest’estate un figlio di amici, che frequentava la quinta elementare, alla mia domanda “ma ti piace andare a scuola?” mi ha risposto “no, perché c’è una risposta su tutto”. I ragazzi oggi le informazioni le prendono da soli, da qualsiasi parte. Pensiamo all’intelligenza artificiale, quindi credo che serva molto puntare sulle esperienze di gruppo. La paura non è per forza qualcosa che va affrontato e attraversato, alcune paure rientrano nei nostri aspetti di fragilità e non deve essere la nuova prestazione del momento superarla. A volte bisogna conviverci. E noi adulti dobbiamo saperlo nella nostra relazione con i ragazzi».
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