Oggetti dal lager nel museo della Croce rossa italiana a Como

Nel bunker Donati dalla nipote della crocerossina Maria Antonietta Clerici prigioniera in Austria. Ora esposti nell’ex rifugio antiaereo in via Italia Libera. Domenica la presentazione

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Il Museo Rifugi Antiaerei di Como (Mu.Rac), che ha sede in città nel bunker sottostante alla palazzina della Croce Rossa, si arricchisce di un nuovo importante tassello. Si tratta di una donazione preziosa di oggetti realizzati nel campo di internamento di Katzenau (Austria) dove furono deportate Maria Antonietta Clerici(1884-1961) e Maria Andina (1868- 1972) durante la prima guerra mondiale. Le due crocerossine comasche (una, maestra, primogenita di 10 figli, l’altra, figlia di un noto avvocato che rispettò la sua vocazione inusuale), vi giunsero forzatamente perché si rifiutarono di abbandonare centinaia di feriti gravi nell’ospedale da campo di Perteole (Udine) dopo la sconfitta di Caporetto nel 1917 che vedeva la disfatta cocente del Regio esercito italiano da parte delle truppe austroungariche e tedesche. La decisione presa da un lato manifestava l’incauta disobbedienza a un ordine superiore e dall’altro lo strenuo impegno morale e la dedizione nei confronti di soldati in condizioni disperate che non potevano essere trasportati.

L’incontro

La donazione effettuata da Giovanna Riva, nipote di Maria Antonietta Clerici, al museo comasco, che racconta la storia della Croce Rossa e della Grande Guerra, include oggetti d’arte e d’uso quotidiano realizzati dagli internati per l’infermiera volontaria, le medaglie al valore ricevute e documenti significativi della sua vicenda. A dare risalto all’iniziativa sarà l’incontro “Tracce di umanità a Katzenau”, promosso nella sede del Mu.Rac a Como, domenica alle 18, da Paolo Gargiulo, presidente del Comitato provinciale della C.R.I. Si possono ammirare nelle teche una scatola di legno intagliata con una rosa in evidenza e le iniziali di Maria Antonietta Clerici, un portatovagliolo ricamato da lei stessa e alcuni vasi di pregio ricavati da bossoli di cannone austriaco. C’è anche una piastrina minuscola di un soldato morto sul fronte di guerra la cui famiglia non fu mai rintracciata dalla crocerossina.

Non mancano i documenti originali come le pagine vergate a mano dell’intenso diario di prigionia di Maria Antonietta Clerici poi confluito nel libro “Al di la del Piave coi morti e coi vivi” (ed. Croce Rossa). Un altro volume che testimonia questa esperienza è “La mia prigionia in Austria” di Maria Andina. Di grande rilievo per la documentazione storica è anche il libro recente di Costanza Arcuri e Ornella Zagami, dal titolo “La via del cuore”, che racconta la storia delle crocerossine internate a Katzenau durante la Grande Guerra nel 1918, da gennaio a maggio, che furono liberate grazie alla mediazione del nunzio apostolico Teodoro Valfré, già vescovo di Como, tramite lo scambio con alcune suore austriache presenti in Italia.

«Invece non ci sono al Mu.rac le spille d’oro di mia nonna(MariaAntonietta Clerici, ndr) - dice Giovanna Riva - perché le vendette per fare studiare all’università le sue due figlie: Vincenza Coratolo Riva (moglie di Eli Riva, ndr) e Angiola Coratolo. Loro due furono presenti all’inaugurazione del museo della Croce Rossa a Como per via del rilievo assunto dalla figura della mamma». Questa donazione è un lascito e un monito alle nuove generazioni sul valore delle vite degli altri nell’era della società liquida in cui dominano relazioni umane fragili e il disimpegno, la cultura dello scarto e dell’eutanasia. « Avrei potuto vendere - aggiunge Giovanna Riva- i documenti e gli oggetti dell’internamento di mia nonna a Katzenau, data la richiesta del mercato, però mi è sembrato un dovere morale donarli al MuRac. La sua scelta esistenziale è così forte da essere d’esempio per la città, ma anche per tutta la collettività italiana e la sua testimonianza passa attraverso questi oggetti. Il MuRac ospita spesso le visite di scolaresche e spero che i ragazzi capiscano che non si tratta solo di racconti che leggono sui pannelli, ma di scelte che giovani prima di loro hanno fatto mettendo a rischio la propria vita».

Insieme alle due crocerossine comasche, alle quali è stato dedicato il giardino delle rose in via Sant’Elia a Como, nel campo di internamento di Katzenau c’era anche un’altra infermiera volontaria, la veneziana Concetta Chludzinska, che si rifiutò di abbandonare i malati gravi nell’ospedale da campo nonostante l’ordine di ritirata.

La convenzione violata

Questa deportazione fece scalpore perché fu un una grave violazione della Convenzione di Ginevra del 1906 che protegge il personale della Croce Rossa con il diritto internazionale umanitario in quanto svolge compiti di soccorso sanitario e porta aiuti nei conflitti armati. «Spesso navigando in internet - ricorda Giovanna Riva - ho trovato libri nelle università americane e inglesi che parlavano del caso delle crocerossine internate a Katzenau come un crimine di guerra, in spregio a ogni norma del diritto internazionale. Non a caso mia nonna Maria Antonietta e Maria Andina sono state insignite della medaglia Florence Nightingale a Ginevra nel 1921».

Fra i documenti al Mu.Rac c’è anche il messaggio di benvenuto di Elena d’Aosta, alle infermiere volontarie per il loro rientro dall’internamento, rivolto a Maria Antonietta Clerici. Tutte queste testimonianze ora fanno parte di un patrimonio collettivo.

L’esperienza personale di Maria Antonietta Clerici è ormai entrata nelle pieghe della storia. Ci sembrerà di vederla mentre accorre ad aiutare i sopravvissuti facendo il possibile perché tutta appaia normale. Sarà stata combattuta non da un dubbio amletico, ma fra la certezza di essere un punto fermo nella disperazione altrui e il rimorso di avere tolto un aiuto alla sua famiglia. È una sorta di moderna Antigone, nata e vissuta a Como oltre un secolo fa.

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