Palazzi e sculture, una via da guardare
Prosegue la pubblicazione a puntate dello “stradario culturale” della città di Como. In via Odescalchi tanti tesori: alcuni visibili, altri nascosti nei cortili degli edifici storici
Lettura 5 min.La via è dedicata alla nobile famiglia Odescalchi, è parallela al cardo (coincidente con via Adamo del Pero) e fa parte di due contrade: contrada di Santa Cecilia a sud e contrada di San Pietro a nord. La via inizia all’incrocio di via Giovio, con l’allargamento stradale effettuato nell’Ottocento, ha sullo sfondo il monte Bisbino; dopo San Pietro in Atrio si stringe e riprende il calibro medievale sino a piazza San Fedele.
All’angolo di via Giovio a destra si ammira il fianco dell’eclettico Palazzo Daelli, nel tempo sede di varie banche: dalla storica banca Amadeo all’attuale Bper, che ha lo sportello sulla via. I balconi del palazzo hanno le ringhiere in graniglia di cemento traforate da rombi intrecciati, che hanno la luminosità dei balconi di Venezia. Il Palazzo termina nella stretta via Tridi (antica Contrada detta Lo Streccione de Porri), che lo storico comasco Giorgio Luraschi riteneva derivare da un ambitus romano (vicolo di raccolta delle acque di scarico di edifici prospettanti). All’angolo tra le vie Tridi e Odescalchi vi è la traccia del portale ad arco in blocchi di pietra, che costituiva l’accesso a un antico orto-giardino, in seguito edificato. Della nobiliare famiglia il poligrafo Fulvio Tridi, a metà Settecento, ha fatto da tutore al famoso vicino di casa Giovanni Battista Giovio.
L’ex proprietà del Sant’Anna
Di fronte, al n. 38, vi è l’ottocentesco edificio dalla conformazione a “U” aperta su via Odescalchi; al piano terra vi era la banca Amadeo ed ora vi è la piadineria L’Innominato. Di seguito si prolunga il prestigioso Palazzo Cattaneo, che ha tre portali di ingresso; al primo si trova la storica impresa Collina, al secondo l’Associazione Piccoli Proprietari Case, al terzo uffici e residenze. La lunga facciata ha le finestre decorate da eleganti motivi in stile barocchetto e termina all’incrocio con via Giuseppe Rovelli. Dall’ingresso centrale (n. 30) si ammira l’ampio cortile, con due portici fronteggianti ad arcate ribassate, sorrette da colonne binate e capitelli di stile dorico. Sul lato sud del cortile è evidenziata una serie di colonne e capitelli rinascimentali, che facevano parte del porticato di un preesistente edificio incorporato nel Palazzo. Di fronte al n. 19 vi è Casa Garioni-Coduri, che nel 1949, per lascito da parte di Coduri Ester, è diventata di proprietà dell’Ospedale Sant’Anna. Degradatasi nel tempo, è stata acquistata da privati che l’hanno restaurata; passato il portale e il cancello in ferro battuto si ammira il portico con le alte colonne, l’elegante cortile e il giardino dalle essenze pregiate.
Di seguito al n. 17 spicca Casa Bianchi (orafo), con il portale e il sovrastante balcone in stile barocchetto; il cortile è piantumato e la facciata, con le aperture decorate da affreschi, arriva sino all’angolo di via Rovelli. Dopo l’incrocio a destra si vede Casa Botta, che ha il bugnato a piano terra e ai piani superiori l’intonaco bianco; al n. 15 di via Odescalchi la casa presenta il piacevole ingresso con fioriere ad A.P. (parrucchieri). Passata Casa Botta si apre lo slargo, aperto dopo la demolizione della cancellata e della porzione eclettica della Pretura, che negli anni Settanta è stata trasferita nel Palazzo di Giustizia. Lo slargo è caratterizzato dall’edicola dedicata a Benedetto Odescalchi, proclamato Papa Innocenzo XI (Como 1611-Roma 1689). L’opera è scolpita dall’artista cernobbiese Eli Riva e donata alla città dall’Associazione La Famiglia Comasca nel 1993. Per il monumento al papa lo scultore si è ispirato alle due edicole pliniane poste sulla facciata del Duomo; il papa è rappresentato seduto all’interno di un sottile telaio a cerniera, che sembra aprirsi sullo spazio urbano.
Nello slargo si vede l’antico porticato, ora chiuso da vetrate, dell’ex-convento in Atrio che ospita gli uffici comunali. Tornati sulla via si ammira la facciata dell’ex-chiesa di San Pietro in Atrio, a tre navate con l’ingresso e il rosone nella navata centrale. In corrispondenza della navata sud è evidenziata la facciata in pietra a vista della preesistente chiesa romanica, con il portale lapideo a base bicroma e gli spioventi dell’antica copertura a capanna, compromessi dall’apertura della finestra con le persiane, che sarebbe meglio togliere.
Origini paleocristiane
Il complesso chiesa e convento in Atrio ha antiche origini; all’interno gli scavi del 1981 hanno messo in luce la chiesa paleocristiana e l’abside con rari affreschi altomedievali, che non sono visibili perché, per motivi di conservazione, dopo il rilievo sono stati ricoperti. I resti dell’antica chiesa sono visibili dalla vetrata inserita a filo del pavimento nella navata destra. Il restauro è iniziato nel 1981 su progetto del professor architetto Giuseppe Rocchi (conservatore della basilica di San Pietro a Roma) che ha diretto gli scavi, la messa in sicurezza statica e il rifacimento delle coperture del complesso; il restauro è stato poi completato dall’Ufficio Tecnico Comunale.
Non si sono trovate fonti antecedenti al documento del 1181, nel quale viene citato il complesso in Atrio per una controversa tra i Canonici del Capitolo della basilica di San Fedele e una ricca famiglia; il documento si riferiva alla chiesa romanica, messa in luce nella facciata. Il complesso cinquecentesco è descritto nella visita pastorale del vescovo Feliciano Ninguarda (XVI secolo); la chiesa ha in seguito assunto l’attuale assetto settecentesco, con ampi affreschi che rappresentano motivi ornamentali e architettonici di stile rococò. Lo spazio interno è ben fruibile e si presta all’allestimento di mostre ed eventi.
Adiacente alla ex-chiesa vi è Casa Verga, in cui dal 1901 è aperto Verga Selezione, lo storico negozio di articoli da regalo, porcellane e cristallerie, che ha le vetrine in via Odescalchi e in piazza San Fedele. Sopra le vetrine di via Odescalchi si legge la scritta “Contrada di San Pietro” e si vedono i travetti medievali di legno, che sostengono balconi e vani a sbalzo; si tratta di porzioni di casa con struttura a graticcio in legno e mattoni, simile a quella delle case di piazza San Fedele.
Tornando sul lato ovest della via, all’incrocio con via Rovelli si vedono due edifici ottocenteschi di quattro piani, che hanno eleganti negozi al piano terra e abitazioni ai piani superiori; sono arretrati rispetto a Casa Tenconi (quella della melusina) perché il piano regolatore dell’epoca prevedeva l’allargamento della via. Il lungo fronte dei due edifici termina all’altezza della caratteristica bottega Nicoletta, prodotti caseari. L’edificio medievale al n.16 della storica falegnameria Tenconi sporge rispetto ai due edifici ottocenteschi, facendo emergere sul fianco la muratura in pietra di Moltrasio a vista. Nella facciata si ammira il portale gotico a sesto acuto e tricromo, in quanto formato da blocchi di tre colori: pietra grigia di Moltrasio, marmo nero di Varenna, marmo bianco di Musso in chiave di volta. In quest’ultima è scolpita la famosa melusina che tiene, con entrambe le mani sollevate, le due code e porta un berretto frigio, simbolo emblematico di libertà. Nella parte inferiore della chiave di volta è inciso il sole delle Alpi, simbolo nell’antica cultura celtica di buon auspicio. Vi sono state numerose interpretazioni sul perché la melusina sia stata scolpita in questo luogo, ivi compresa quella che nell’edificio vi fosse un’antica casa di piacere. Non mi convince quest’ultima interpretazione, perché una melusina si trova scolpita anche nella chiave di volta del portale orientale, detto del drago, nella basilica di San Fedele. È plausibile che le due code rappresentino la doppia natura umana (carnale e spirituale) e che la figura della melusina sia di protezione e di buon auspicio.
Adiacente a casa Tenconi vi è Casa Mauri che va dal n. 8 al n. 4, dove un tempo vi era l’ortolano-polleria Mauri e ora vi sono la locanda La Pasta e la vetrina Tea World. L’antica Casa Mauri, sotto lo zoccolo in marmo del piano terra e l’intonaco grigio dei piani superiori, nasconde probabili aperture rinascimentali. Via Odescalchi termina con la parete medievale leggermente curva di Casa Pelandini, l’antico edificio a graticcio che al n. 2 presenta la copertura a capanna, il portale di ingresso con le basi in pietra a vista ed al primo piano l’incantevole terrazza, dalla quale scende una cascata di verde. L’antica via Odescalchi inizia larga in via Giovio, si stringe in corrispondenza della medievale casa della melusina e sfocia nella piazza del mercato del grano: l’attuale piazza San Fedele.
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