Premio Chiara, il pane delle storie brevi
Dedicato ai racconti Sabato alla Biblioteca di Lugano appuntamento con i finalisti Biondillo, Malvaldi e Scotti. Nel pomeriggio di domenica alle Ville Ponti di Varese la finale, con l’apertura delle schede della giuria popolare
Lettura 2 min.Varese
Il racconto è un pane piccolo. Si mangia in poco tempo, ma basta per una giornata intera. Domenica alle 17 a Varese, nella Sala Napoleonica delle Ville Ponti, di queste storie brevi si potrà farne una scorpacciata.
Va in scena la finale della trentottesima edizione del Premio Chiara, uno dei premi storici della letteratura italiana, dedicato al racconto: forma che gli editori trattano da parente povero e i lettori da amico fedele. Piero Chiara, luinese, che dalla riva del lago guardava passare l’umanità e dei racconti fece la sua casa, avrebbe approvato. Trentotto edizioni non sono un capriccio, sono una fedeltà. L’ingresso è libero. I tre finalisti saranno in sala e si racconteranno, interrogati da Romano Oldrini e Marta Morazzoni. Poi il notaio aprirà le schede della Giuria dei Lettori, in diretta, senza trucchi. Un nome uscirà dall’urna e gli altri due resteranno con il loro libro in mano, che non è poco.
I finalisti
I tre sono diversi come possono esserlo tre strade che partono dalla stessa piazza. Gianni Biondillo, milanese, architetto che scrive per il cinema e per la televisione, porta “La tempesta perfetta e altre storie” (Guanda). Viene dalla città, dal cemento e dal giallo dell’ispettore Ferraro, e nel 2024 ha vinto il Bagutta con “Quello che noi non siamo”.
Marco Malvaldi, pisano, chimico, esordì nel 2007 con La briscola in cinque ed è il padre dei vecchietti del BarLume, un bar di paese dove si gioca a carte e si indaga tra un caffè e l’altro. Con Sellerio presenta “L’uomo vestito d’arancione”, sei nuovi casi dove il delitto è un pretesto e la risata una cosa seria.
Francesca Scotti, milanese che divide la vita tra Italia e Giappone, con il conservatorio e la giurisprudenza alle spalle, firma “La stagione delle case vuote” (Hacca). Esordì nel 2011 con la raccolta Qualcosa di simile e da allora non ha smesso di scrivere. Una voce tradotta in sette lingue, che intreccia musica e scrittura e guarda lontano.
Giallo metropolitano, giallo ridente, narrativa che guarda a Oriente: chi sceglie tra loro sceglie un modo di guardare il mondo. Non sono soli. Salgono sul palco i giovani del Premio Chiara Giovani, che hanno scritto intorno al tema «Gioco»: si saprà chi vince, e chi ha cominciato bene.
Sarà premiato anche Luca Astone, vincitore del Premio Chiara Inediti con “Il deposito delle metamorfosi” (Copia Unica). Autori affermati, ragazzi, pubblico: una tavola lunga, apparecchiata per chiunque voglia sedersi. Nessuno chiede di essere esperto, si chiede soltanto di esserci, con le orecchie aperte.
Oltre confine
Prima ancora, sabato alle 18, i finalisti attraversano il confine. Sono attesi a Lugano, alla Biblioteca cantonale, per incontrare i lettori della Svizzera italiana, che al Premio appartengono da sempre. Il confine, per i libri, è una linea disegnata sull’acqua. Una tappa breve, un assaggio: la sala si scalda prima che il verdetto arrivi.
Chi ama le storie sa dove andare. Si entra, ci si siede, si ascolta. Fuori continuerà il rumore del mondo. Dentro, per qualche ora, parleranno quelli che le storie le fanno. Si tornerà a casa con un libro in più e un pensiero in meno.
© RIPRODUZIONE RISERVATA