Premio a Minghetti «per l’impegno nella promozione del teatro e dell’opera lirica»

L’intervista La direttrice del Teatro Sociale ha vinto il Pordenone Musica 2026: «Merito di una squadra davvero vastissima, che ringrazio. Il melodramma per me è uno strumento utile all’intera collettività»

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Como

Un altro prestigioso riconoscimento viene conferito a Barbara Mighetti, vicepresidente e direttrice della programmazione e dei progetti speciali di Teatro Sociale di Como Aslico. È fresca la notizia che a Minghetti è stato assegnato il Premio Pordenone Musica 2026 “Educare alla Musica”. Il Premio, che vedrà la serata clou il 30 ottobre, è promosso dal Teatro Verdi e dal Comune di Pordenone. La motivazione, particolarmente lusinghiera, afferma, tra l’altro che il riconoscimento viene assegnato «per il lavoro svolto nella formazione del pubblico e nella diffusione dell’opera lirica, portata nelle scuole, nei teatri italiani e all’estero».

Come i comaschi sanno bene (ma ormai lo sanno anche gli operatori culturali e il pubblico in molte parti del mondo), fiore all’occhiello del trentennale lavoro di Minghetti è Opera Education, il progetto destinato a portare il melodramma ai più giovani, in diverse fasce d’età. Non a caso, al momento dell’intervista, Minghetti si trova in Corea del Sud, al Daegu Student Culture Center Grand Theater, per il debutto coreano di Opera Domani, con l’allestimento “Turandot. Enigmi al museo”. L’ennesima dimostrazione della bontà di un’idea che fa della musica ambasciatrice e tramite tra i popoli.

Minghetti, nel bel mezzo della spedizione in Asia, ecco la notizia del Premio Pordenone, a lei assegnato. Emozioni?

Sono molto felice ed onorata. Mi ha sorpreso che la scelta sia caduta sul mio nome, visto che questo premio, negli anni passati è stato assegnato a personalità importanti nel mondo dell’educazione musicale. Voglio dire subito che io accetto il Premio Pordenone a nome di un gruppo di lavoro vastissimo che ha reso possibile tutto quello che è avvenuto in questi decenni. È tantissima gente!

Sia con Opera Education, che con il suo lavoro al Festival Verdi Off di Parma e allo Sferisterio di Macerata, lei ha sempre scelto di costruire progetti in cui l’opera fosse inclusiva. In che modo?

Sì ed è una scelta di cui sono sempre più convinta. Credo fermamente che la cultura, il teatro, il melodramma possano essere non solo un piacere per pochi, ma strumenti utili all’intera collettività. Per questo lavoriamo con le scuole e ci rivolgiamo anche alle fasce sociali più fragili, con progetti inclusivi. In più (e ce n’è sempre più bisogno, mi pare) credo alla musica come veicolo per superare le barriere. Come dice il Maestro Muti “Cantare è un atto d’amore” che unisce invece di dividere.

Parliamo della spedizione in Corea di Teatro Sociale Aslico: come sta andando?

Un’esperienza gratificante. Abbiamo portato qui lo spettacolo dedicato a “Turandot” che continua la sua lunghissima tournée internazionale. È stato davvero emozionante sentire e vedere quasi quattromila persone, per lo più giovani, cantare in coreano la celebre aria “Nessun dorma”. Qui la cultura dell’opera è ancora poco conosciuta, anche se in Occidente arrivano sempre più giovani e validissimi cantanti lirici. Coinvolgere i bambini delle scuole è stata un’impresa riuscita.

In più, lei ha partecipato al Daegu Global Opera Market and Forum 2026, un convegno che ha visto presenziare tanti rappresentanti di istituzioni culturali internazionali. Cosa ne è emerso?

È stata un’occasione per confrontare le nostre attività, per stabilire nuovi contatti ma anche per scoprire, una volta di più quanto Opera Domani e il nostro lavoro sull’opera partecipativa e il Concorso Aslico siano conosciuti e apprezzati anche in paesi lontanissimi, dal Giappone al Canada. Per noi è motivo d’orgoglio.

Anche altre realtà internazionali sposano la filosofia di Aslico?

È ormai una necessità per molte istituzioni teatrali andare incontro al pubblico di domani, formarlo, appassionarlo. Aslico ci ha pensato trent’anni fa e questo colpisce sempre.

Questa filosofia di apertura si riflette anche nel cartellone della Stagione 2026/2027?

Come sempre lavoriamo su due fronti. Puntiamo ad un fortissimo radicamento nel nostro territorio grazie al lavoro con le associazioni. In più, lo sguardo è rivolto al mondo e al dialogo costante con la realtà estera da cui traiamo, ogni volta, infiniti insegnamenti.

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