Ritorno al futuro del punk con i Potage

Recensione con un pensiero di Van De Sfroos Mix di beat, surf, garage rock, ironia e citazioni: da “Arsenio Lupin” ai Ramones, passando per i Beatles

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“Vieille soupe pour nouveaux Potage”, ovvero “Storie di antieroi, ragazze da amare, spiagge bagnate, case di riposo e cimiteri” è un album che, tenendo fede al titolo, sa di nuovo anche se ha origini antiche. Antica è ormai la sigla Potage, immaginata all’inizio degli anni Ottanta. Nuova è la formazione che circonda Sench e Big Luca e che ha dato corpo alla visione di Speedy Angel, traghettandola nei nuovi tempi: una triplice fila di chitarre – Tommi Campanella, Billie McGowan e Matteo the Younger, Massi Lanciasassi ha rilevato il basso di Sench con Andreboy a dar manforte alla batteria. Torna anche una presenza muliebre nella line up, con Artemisia Deslions mentre Faz La Rocca presta il suo organo per irrobustire il tutto.

Il risultato è una mezz’ora di beat, surf, punk e ironia, che si apre con il recupero di “Arsenio Lupin”, «Che ruba spartiti e sonorità, si dice in giro voglia fare del punk per chi ancora non ce l’ha»: non si sa se l’ispirazione per il testo del giovane David Action arrivasse dai romanzi di Leblanc o, come è più probabile, dall’anime di Monkey Punch, ma il risultato è d’impatto.

Segue “Pet sematary” dei Ramones trasformata in una “cimiterial love song” dalla penna di Francesco “Franz” Bucci, autore – mito per la band (sue, in passato “La mia ragazza è un mostro” e “Spacca i dischi dei Ramones”). “La Bonnie” rimanda a tutto l’amore di Speedy Angel per i Beatles: quando erano rocker sudati e imbrillantinati sui palchi di una Amburgo sordida e licenziosa, vennero chiamati ad accompagnare un Elvis di serie B - Tony Sheridan - per una serie di canzoni, tra cui una versione beat della tradizionale “My Bonnie”. Divenne il primo singolo dei Fab 4 (che non erano ancora Fab e mancava pure il quarto), e la sua ricerca innescò il processo che portò il manager Brian Epstein ingaggiarne gli esecutori: insomma, senza questa canzoncina niente Beatles, niente anni Sessanta e niente Potage che, nella loro versione, si mangiano quei galletti amburghesi in un boccone di rock’n’roll.

Anche “Dove sono gli eroi” è una traduzione brillante, in questo caso di “No more heroes” degli Stranglers (che, nell’originale, di certo non citavano Mario Lanza e Andrea Costa). Dal repertorio di Franz un’altra chicca: “Lei volerà” (l’originale stava su “L’uomo che corre nel tempo” del 1997). “Stress alla casa di riposo”, introdotta dalla voce di Artemisia dovrebbe diventare l’inno di una generazione rock che oggi si ritrova in rsa.

“Ecco l’estate” è degli Undertones, che incisero “Here comes the summer” per il loro esordio. Parlando di brani storici, l’ultimo contributo di Franz è un classico di quando militava ne I Vigliacchi: “(La, la, la, la) She’s a skate punk”, con Campanella alla voce. Un brano che, fin dal titolo, guarda agli inevitabili Ramones, ed eccoli riomaggiati con “Io voglio stare bene”, ovvero “I wanna be well” (da “Rocket to Russia”). Per la chiusura ancora un antico pezzo di David Action: “Quali sono gli eroi” prima di lasciar spazio al canto anarchico di Pietro Gori “Nostra patria è il mondo intero”.

La storia del gruppo: un gruppo instabile ma vivo

È una storia quasi cinquantennale, quella dei Potage: affonda le radici nel 1977, anno dell’esplosione del punk. In Italia la rivoluzione musicale fondersi con istanze politiche anche estreme, che si stemperarono nel decennio successivo. Proprio agli albori degli anni Ottanta, con la nascita dello “Spartito rock”, che aveva l’obiettivo di candidarsi alle elezioni, Speedy Angel si fece notare anche come leader dei Fun Rockers, per poi spingersi su per il lago, in esilio poetico e sonoro dal capoluogo, e dare vita ai Potage con Sench. Nel 1982 le prime prove di un gruppo instabile (in molti sensi) dove si sono avvicendati, oltre al batterista Big Luca e al chitarrista Silver Paul, molti compagni di viaggio «dal Reverendo a Lanky Clive, da Crazy Erika a David Action, da Marcom McZanot a Mario Cannone a Kim Harley», ricorda Sench, fedeli al motto «Potage una volta, Potage per sempre». Speedy Angel, Angelo Tagliabue è scomparso prematuramente nel 2010 e la sua dipartita poteva segnare la fine di un gruppo che è un’idea, un sogno, abbastanza da convincere Sench a continuare.

Bisogna abituarsi a non vedere più i Potage come un quartetto di “vecchi punk rockers”, ma come una famiglia numerosa, una piccola orchestra di età variabile (accade nelle rock band più longeve così come nelle formazioni di liscio), che rilegge il repertorio storico e interpreta quello nuovo con un muro sonoro che non sarebbe dispiaciuto ai Ramones prodotti da Phil Spector. Così sul palco del Joshua Blues Club, per la presentazione del disco, Sench era alla guida di sei elementi che hanno dato corpo a questo lavoro. È proprio la parte storica a colpire di più, con brani che hanno anche più di trent’anni e che rinascono a nuova vita senza mai perdere l’ironia di fondo che ha sempre caratterizzato questo gruppo . Divertente ascoltare anche un classico come “La mia ragazza è un mostro” rivolto al maschile e affidato alla voce di Artemisia Deslions, sempre più disinvolta nel ruolo di front girl (oltre che di unique girl). Per i fan, a disposizione non solo il disco, non solo gadget, ma anche un pacco di pasta in esclusiva per i primissimi fortunati che, naturalmente, non la cuoceranno mai!

Una zuppa, mille vite e dentro c’è anche il passato di De Sfroos

La cosa più affascinante è vedere questa rigenerazione costante dell’universo dei Potage, che nel corso degli anni hanno fatto un po’ come Phantom, l’Uomo mascherato dei fumetti, che proseguiva nel suo cammino anche quando... non era più lui, passando il messaggio alle generazioni successive. In questo caso abbiamo la fortuna di avere ancora Sench e Big Luca, che si sono alleati con questi nuovi amici.

E devo dire che l’universo Potage è ancora in vigore e sta anche molto bene, perché queste nuove energie, se vogliamo dirla tutta, hanno portato anche una sonorità accattivante, senza tradire nulla del punk primordiale, ma rendendo i pezzi ancora più dritti, ancora più potenti, registrati anche con tutte le meraviglie che oggi come oggi la tecnologia ci concede, e soprattutto mantenendo la vecchia verve. Questo disco contiene anche due brani di David Action, ovvero del sottoscritto, rispolverati dai tempi che furono, brani che io ho scritto tra i 17 e i 19 anni – “Mamma dimmi quali sono gli eroi” e “Arsenio Lupin”, una delle ultime cose che ho scritto prima di andare per altri lidi.

Ecco, anche l’aver voluto tornare alle origini tenendo dentro qualcuno che ha fatto parte dei Potage come me da ragazzino, la dice lunga, perché vuol dire che della tua storia tu non stai buttando via niente, non stai dimenticando niente. E in passato ci sono state anche donne nell’universo Potage, sì: Crazy Erika, quando io ancora ero presente, c’è stata, Kim Harley, ed è bellissimo che ora ci sia una nuova presenza femminile: c’è una costanza, c’è una continuità, l’improbabilità che diventa legge. Butta via tutte quelle patine, tutte quelle cose inutili, scendi in cantina, prendi un amplificatore anche rotto, la chitarra se manca una corda fa niente, però tu devi poter urlare qualcosa, tu devi poter cantare qualcosa, anche se non sei il “Wondercraft generator”.

E devo dire che non è proprio un ritorno: c’è questa costanza negli anni che fa la differenza, perché i Potage non sono mai scomparsi totalmente dalla scena e, come dice qualcuno, sono una delle band non note più famose della zona o, addirittura, del mondo, proprio perché questa “vecchia zuppa per nuovi ascolti”, nel nome del grande Speedy Angel, fa commuovere, ma fa anche dire “hip hip hurrà”, andiamo avanti.

E questo Sench che magari lasciando in mano il basso ad altri te lo vedi girare tra il pubblico con il microfono, cantare, fare il mattatore nel pieno delle sue energie, come se fosse proprio il talismano vivente di tutta questa cosa, fa pensare, fa commuovere e per i vecchi punk rockers è manna che cade dal cielo. Per finire, visto che c’è questo stato di energia da parte dei Potage, poco tempo fa io ho dato loro un mio bizzarro inedito in italiano, dicendo “Secondo me David Action dovrebbe tornare a regalare una canzone nuova a questo gruppo”.

La stanno arrangiando, la stanno sistemando, mi hanno detto che hanno accettato questo tipo di percorso, di sfida e vediamo che cosa ne uscirà. Io non so ancora niente, però a questo punto viva la zuppa e viva i Potage e viva la minestra! Riscaldata o non riscaldata sicuramente risazierà.

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