Sandokan e il ritorno del mito di Salgari
La mostra All’Orangerie della Reggia di Monza “La Tigre ruggisce ancora” cinquant’anni dopo la storica serie tv Rai. Nato nel 1883, l’indomabile eroe della letteratura italiana si svela con rari cimeli, locandine, fumetti e memorabilia
Tra gli aneddoti che circolano su Kabir Bedi, protagonista della prima storica serie tv dedicata a Sandokan, c’è che nel 1976 si presentò al casting per interpretare la parte del cacciatore di tigri Tremal-Naik. In realtà venne poi scritturato per il ruolo principale, nonostante fosse un po’ sovrappeso. Tanto da dover osservare una rigorosa dieta, oltre a essere costretto a imparare in poche settimane ad andare a cavallo. È questa una delle tante curiosità sulla fiction Rai, che compie oggi cinquant’anni ed è tra le protagoniste assolute della mostra celebrativa “Sandokan”, aperta fino al 28 giugno negli spazi dell’Orangerie di Villa Reale a Monza.
Si tratta di un viaggio di immersione totale nel Sudest asiatico ottocentesco - reale e leggendario - attraverso Borneo, Malesia, India e Indonesia così come li ha ideati Emilio Salgari, scrittore che ha fatto sognare almeno cinque generazioni di lettori. Ideata e prodotta da Vertigo Syndrome, curata da Francesco Aquilanti e Loretta Paderni, l’esposizione è concepita come una grande epopea visiva e sonora, capace di far dialogare la fantasia letteraria con materiali storici autentici, locandine cinematografiche, illustrazioni memorabili (da Alberto della Valle a Hugo Pratt) e fumetti (Sandokan è stato protagonista anche su Topolino), in un continuo gioco di rimandi tra invenzione narrativa e realtà.
Romanzo a puntate sull’Arena
«Sandokan - spiega Francesco Aquilanti - è un personaggio letterario, ma è anche un mito che da 150 anni imperversa nel Paese, cambiando di volta in volta a seconda della società, del costume e delle epoche, ma rimanendo sempre perfettamente uguale a se stesso».
La “Tigre della Malesia” nasce il 16 ottobre 1883, con la pubblicazione a puntate di questo feuilletton, un romanzo d’appendice sulla “Nuova Arena” di Verona. In 150 puntate il giornalista veronese Salgari comincia così a raccontare la storia di questo straordinario personaggio.
«Sandokan - aggiunge il curatore - ha l’incredibile proprietà di mutare, adattarsi e superare persino il suo creatore (poi morto suicida nel 1911 lasciando sul tavolo la celebre penna spezzata, ndr): con il tempo è evoluto, si è trasformato a seconda dei vari media che lo hanno affrontato, dalla letteratura si è passati al cinema, alla televisione e ai fumetti, che troviamo ampiamente rappresentati nel percorso espositivo. E lui, inalterato, riesce sempre a riportare se stesso al di là dei tempi e della natura stessa del mezzo di comunicazione». Sono 150 anni che Sandokan riesce a rinnovarsi e a passare questo confine tra realtà e finzione, vero e falso.
«Con Loretta Paderni - spiega ancora Aquilanti - ci siamo posti questa specie di limite attraverso ciò che è vero e falso, fissato dallo stesso Salgari, che pur non avendo mai messo piede al di là dell’Adriatico, ci portava a conoscere situazioni, personaggi, realtà, guerre e amori in tutte le parti del mondo». Per altro con una lettura assolutamente fuori dagli schemi rispetto alla logica colonialista di fine ’800 che porta il lettore a identificarsi con la battaglia di Sandokan a difesa della sua terra e dei suoi mari contro l’invasore bianco.
La mostra propone questo immaginario di Salgari anche attraverso gli oggetti che vengono descritti nei suoi romanzi, in gran parte autentici. «Una parte vera e reale - aggiunge il curatore - è quella del dono di Charles Brook, il Rajah bianco, nipote in linea diretta di discendenza di James Brook, l’antagonista storico di Sandokan (indimenticabile e a tratti filosofica l’interpretazione di Adolfo Celi nella serie tv, ndr), che donò a Re Umberto I una serie di materiali etnografici di grande interesse, mai esposti fino a oggi e che rappresentano la cultura dei Dayak, i temibili tagliatori di teste che ritroviamo nelle avventure di Sandokan».
La nuova serie televisiva
La mostra propone anche gli aspetti più conosciuti di Sandokan, i famosi film e le serie televisive. Prima fra tutte quella del 1976 sulla Rai, che con Kabir Bedi ha definito la figura di Sandokan, ormai immedesimata nella sua icona, al pari di altri personaggi entrati nell’immaginario collettivo della generazione nata a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, da Yanez (Philippe Leroy) a Marianna (la conturbante e magnetica Carole Andrè). Ma c’è anche una nuova generazione che ha incontrato Sandokan per la prima volta grazie alla recente serie tv (2025) interpretata dall’attore turco Can Yaman, riscoprendo così un eroe che appartiene a una lunga tradizione “pop”.
«Questa mostra - conclude il curatore Aquilanti - vi porterà a riscoprire quello che è un po’ sopito in noi: il senso dell’avventura, dell’esotico, del lontano, dell’alterità e vi porterà a riconoscere in questa figura quell’esemplare di lealtà, franchezza, amicizia e anche passione che ha caratterizzato l’educazione, in qualche maniera, di quasi cinque generazioni da quando, quel 16 ottobre 1883, la Tigre è apparsa tra di noi».
© RIPRODUZIONE RISERVATA