Via Bianchi Giovini: il vescovo e Volta
Prosegue il viaggio a puntate nel centro storico di Como: i due palazzi vescovili collegati da un ponte simbolo della strada con vista sulla statua dello scienziato
Lettura 3 min.Via Aurelio Bianchi Giovini collega piazza Roma con piazza Cavour ed offre, a chi la percorre da est, tre vedute di interesse storico-ambientale. A sinistra si ammirano gli alberi del giardino pensile del vescovado e il grazioso campanile della cappella di San Michele. Sull’asse della via si ha il cannocchiale (incorniciato dalla passerella) che attraversa piazza Cavour, via Domenico Fontana e raggiunge il monumento a Alessandro Volta dello scultore Pompeo Marchesi; la statua dello scienziato non è collocata al centro della piazza, ma sull’asse prospettico di via Bianchi Giovini, come sottolineato nel restauro della piazza a fine Novecento.
Il palazzetto di Branda Castiglioni
A destra si ha la gradevole visione d’insieme del palazzetto rinascimentale con cortile piantumato, costruito dal vescovo Branda Castiglioni. All’angolo del muro di sostegno del giardino vescovile è posta, su supporto in ferro, la lastra di marmo con dedica a “Aurelio Bianchi Giovini storiografo pubblicista 1799-1862”. Angelo Bianchi è nato a Como nel 1799, ma già nelle sue prime pubblicazioni ha scelto il nome di “penna” Aurelio Bianchi Giovini. I genitori, trasferiti a Cremona, l’hanno fatto studiare in seminario; è cresciuto in lui un anticlericalismo di stampo risorgimentale, non contrario alla religione, ma critico verso il potere temporale della Chiesa nell’Ottocento. Mi ha sempre incuriosito il fatto che la via, posta tra due palazzi vescovili, sia a lui dedicata; ho approfondito il tema e la motivazione sta nel fatto che la città ha voluto onorare il giornalista comasco, che ha lottato con impegno civile per l’Unità d’Italia.
Via Bianchi Giovini è tracciata sul limite dell’ultima espansione imperiale romana, nel Medioevo è divenuta il bordo della zona portuale del vescovo e del capitano. Percorrendola da piazza Roma, dopo il muro di pietra del giardino pensile si fiancheggia l’ala nord del complesso del vescovado. Il compendio è frutto dell’aggregazione di antichi corpi di fabbrica, sopralzati attorno alla metà del XIV secolo. Gli accessi al palazzo vescovile (ai numeri 16, 18 e 20 della via) sono posti tra antiche aperture di modeste dimensioni ed in gran parte tamponate; al piano superiore le aperture sono ampie, ma decisamente più tarde.
La varietà delle aperture e la curvatura della facciata sull’asse stradale fanno comprendere che l’intonaco posto sul complesso ha omogeneizzato porzioni di epoche diverse, celando le murature medievali di pietra. L’elemento architettonico che più caratterizza la via è la passerella che collega il vescovado al palazzetto costruito da Branda Castiglioni (vescovo di Como dal 1466 al 1487) con l’intento di avere uno sbarco a lago. L’edificio ha in seguito avuto alterne vicende che ne hanno compromesso l’integrità, ma non il fascino. Negli anni Trenta il complesso molto degradato è stato recuperato su progetto di Anton Ezio Barazzoni, che è stato lodato dall’architetto Federico Frigerio. La parte ovest del cortile conserva infatti il porticato con colonne e capitelli rinascimentali, mentre la parte su strada ha colonne e capitelli novecenteschi, semplificati secondo il criterio dell’anastilosi. Il complesso è chiuso da una bella cancellata in ferro battuto di stile neo-rinascimentale. L’edificio nel secolo scorso ha ospitato la Stipel con le belle cabine telefoniche in legno, che permettevano di telefonare in paesi lontani.
Il restauro del 2002 ha messo in luce le aperture a sesto acuto del palazzetto e ha valorizzato il cortile piantumato con i tigli, che hanno dato il nome all’elegante ristorante, momentaneamente chiuso. Adiacente al palazzetto vi è l’alto edificio di stile eclettico, con decorazioni in graniglia di cemento e con balconi, in parte singoli e in parte accoppiati, che si alternano vivacizzando la facciata. L’edificio fa angolo con il vicolo Bianchi Giovini, che (ai numeri 3, 5, 7) ha gli accessi ai fornitori e le uscite di sicurezza di bar e alberghi, ma che presenta due piacevoli fondali. Il primo è costituito dalla torretta liberty dell’albergo Terminus, che spicca dalle coperture; il secondo, all’uscita, è la facciata dell’antico edificio a due piani sede dell’Enoteca Cavour. All’esterno ha la bella insegna dipinta a mano ed all’interno un soffitto ligneo; è il luogo ideale per assaggiare calici di vino di alta qualità. Adiacente sta l’edificio moderno dalle larghe finestre con tapparelle, in contrasto con il carattere della via, ma il piano terra è accogliente con ben due esercizi di ristorazione.
Il fascino della Belle Époque
Segue, sino a piazza Cavour, l’elegante edificio con due piani a bugnato e due a intonaco liscio; al piano terreno ospita la gelateria Aria e all’angolo la storica farmacia Centrale, sopra sporge il curvo balcone con vista sul lago. Al lato nord, dal vicolo Bianchi Giovini sino a piazza Cavour, si estende il lungo fianco dell’edificio liberty, che ha la grande e nobile facciata sulla piazza. È sorto durante la “belle époque” come albergo, poi è stato sede dell’Azienda di Soggiorno e Turismo e quindi della Banca Nazionale del Lavoro; su strada si aprono le eleganti vetrine del negozio d’abbigliamento. Passeggiare lungo via Bianchi Giovini è certamente gradevole; si ammira il lungo cannocchiale verso il monumento ad Alessandro Volta, si sfiorano gli edifici storici come il vescovado, il palazzetto Branda Castiglioni, la passerella di collegamento e infine si può gustare quel che la strada offre: dai calici di ottimo vino italiano ai colorati gelati artigianali.
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