Alcolisti anonimi, la forza del gruppo

L’incontro Diogene ha partecipato a una serata organizzata dal gruppo di Como, tra storie e sostegno reciproco

Il mondo degli Alcolisti anonimi fa parte, bene o male, dell’immaginario collettivo. Che sia per un film visto al cinema o in televisione, per un libro letto o per qualsiasi altro fortuito caso della vita, quasi tutti sanno dell’esistenza dell’associazione, ma la maggior parte, probabilmente, la percepisce come qualcosa di distante. Quello che è meno noto, invece, è che Alcolisti anonimi è presente anche a Como e con ben cinque gruppi, tra quello cittadino che si riunisce all’oratorio San Giuseppe, quello di Muggiò e quelli di Cantù, Erba e Valmorea. Sono tanto vicini quanto silenziosi, eppure, al loro interno, succede tanto, talvolta anche quello che può essere considerato un piccolo miracolo. Per conoscere meglio ciò che avviene all’interno dei gruppi, abbiamo deciso di partecipare di persona al primo di questi, quello di Como 1, il più longevo, nato nel 1983, e di conoscere chi sta dietro e dentro ad Alcolisti anonimi, che per definizione è un’associazione di auto mutuo aiuto, ossia fatta da persone che mettono in comune la loro esperienza, forza e speranza al fine di risolvere il loro problema comune, cioè quello dell’alcolismo.

La prima cosa che colpisce varcando la porta del salone dell’oratorio di San Giuseppe, in cui il gruppo si riunisce, è l’accoglienza, sia tra i vari membri, sia riservata a chi scrive. Ciascuno dei partecipanti agli incontri sembra interessato a far sì che l’altro si senta al posto giusto, compreso, ma soprattutto libero di portare sé stesso, come in una cerchia di amici o in una grande famiglia. C’è una grande empatia che aleggia nell’aria, è palpabile, negli sguardi, nelle parole, nei gesti. La serata in questione era un po’ particolare, in quanto generalmente le riunioni di Alcolisti anonimi, proprio per salvaguardare chi ne fa parte, restano chiuse. Talvolta, però, si organizzano incontri aperti, a cui può partecipare la stampa. La sera di sabato 14 febbraio, inoltre, erano presenti anche alcuni membri di Alanon, ovvero familiari e amici di persone dipendenti dall’alcol. E qui un’altra cosa è saltata subito all’occhio: una volta seduti nel grande cerchio, pronti a iniziare la serata, sarebbe stato quasi impossibile capire chi fosse alcolista e alanon, se all’inizio del proprio intervento ognuno lo avesse dovuto dichiarare apertamente. Questo perché quelle che frequentano Alcolisti anonimi sono persone come tante, affette da quella che è stata riconosciuta dall’Oms come una malattia cronica, recidivante e potenzialmente mortale. Ed è proprio come una malattia che viene trattata all’interno del gruppo. È emerso forte e chiaro durante la serata, aperta da una lettura che ha introdotto il tema che ad ogni seduta guida i partecipanti nelle proprie testimonianze. Quello scelto per sabato 14 era la responsabilità morale. Una responsabilità che ogni alcolista declina verso se stesso e verso gli altri e che passa attraverso una prima presa di coscienza.

Ciascuno, iniziando il proprio intervento, ripete il proprio nome e di essere un alcolista. Lo fa per ricordare a se stesso il primo dei dodici passi di Alcolisti anonimi, ammettendo la propria condizione e di essere impotente di fronte all’alcol, di non essere in grado di gestirlo. Qui però si innesta un piccolo paradosso, perché di fronte all’impotenza contro la malattia, nasce la necessità di fare qualcosa per curarsi. Ed è proprio questo che fa l’associazione e che si comprende dopo pochi minuti di incontro. La forza sta nel gruppo: al suo interno, ognuno si rende conto di non essere una mosca bianca, di non essere diverso, di non essere solo, come si era sentito, nella propria fragilità, per gran parta della vita. La condivisione crea quel piccolo miracolo citato prima. Tutti insieme, gli Alcolisti anonimi si sostengono nella stessa missione: non bere alcol per le successive 24 ore. Una missione che poi si rinnova giorno dopo giorno, prolungandosi per settimane, mesi, anni. Molte delle persone all’interno della stanza, consapevoli che un solo bicchiere li spingerebbe nuovamente in un tunnel, non bevono da parecchi anni e c’è chi giura di aver smesso, proprio grazie alla sfida delle 24 ore, già dopo il primo incontro. Eppure restano per quel senso di responsabilità, prima verso se stessi, per non interrompere quella che è una vera e propria cura contro una malattia che non svanisce mai, e poi verso gli altri, per accompagnarli, con la propria esperienza. I “veterani” assumono il ruolo di sponsor. Si prendono a cuore un altro alcolista, lo guidano, lo sorreggono, ci sono sempre nei momenti più duri, per superare qualsiasi difficoltà. Ma tutto ciò, in qualche modo, avviene anche semplicemente all’interno del gruppo, che come un unico organismo cammina insieme verso il riscatto, verso una vita diversa, fatta soprattutto di scelte consapevoli e di una nuova libertà. E non è un caso che l’ultimo passo di ogni incontro, avvenga in un grande cerchio in cui tutti si tengono per mano, recitando la preghiera della serenità.

Chiunque voglia iniziare la propria battaglia contro l’alcolismo, può rivolgersi ad Alcolisti Anonimi Lombardia al numero 334-1889587, al numero verde 800411406 o all’indirizzo mail [email protected].

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