Cara Ines, ti scrivo... le lettere dei bambini all’ex deportata che ha fatto la storia

Il tesoro Un fondo donato da Ines Figini a Daniela Volonté: decine e decine di scritti che bambini e ragazzi hanno indirizzato alla sopravvissuta dopo aver letto “Tanto tu torni sempre” o dopo averla incontrata di persona a scuola

Cara Ines, ti scrivo... le lettere dei bambini all’ex deportata che ha fatto la storia

Quando fu deportata Ines Figini aveva appena 22 anni. Viveva in via Sant’Eutichio a Como, a pochi passi dalla Basilica di Sant’Abbondio e dalla Stamperia Ticosa dove era operaia e dove lavorerà per una vita. Il 17 marzo 1944 salì su un convoglio e finì prima ad Auschwitz-Birkenau e poi a Ravensbrück. Le ciminiere che vedrà stagliarsi nel cielo non saranno più quelle della sua fabbrica, ma i camini dei forni crematori. Ines Figini non era ebrea, partigiana o antifascista, ma aveva difeso alcuni compagni di lavoro durante uno sciopero. «Se non avessi seguito il mio istinto - racconterà poi - se mi fossi fermata un attimo a ragionare, probabilmente non l’avrei fatto...». Dopo la liberazione, prima di tornare a casa, trascorse un anno e mezzo in un ospedale militare. Come accadde ad altri prigionieri, non parlò subito della sua atroce esperienza. Il desiderio di dimenticare, la paura di non essere creduta, il senso di colpa, perché loro sono morti e io no? Chissà... Così ha atteso più di cinquant’anni prima di raccontare in pubblico la sua prigionia.

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