Cara Ines, ti scrivo... le lettere dei bambini all’ex deportata che ha fatto la storia

Il tesoro Un fondo donato da Ines Figini a Daniela Volonté: decine e decine di scritti che bambini e ragazzi hanno indirizzato alla sopravvissuta dopo aver letto “Tanto tu torni sempre” o dopo averla incontrata di persona a scuola

Quando fu deportata Ines Figini aveva appena 22 anni. Viveva in via Sant’Eutichio a Como, a pochi passi dalla Basilica di Sant’Abbondio e dalla Stamperia Ticosa dove era operaia e dove lavorerà per una vita. Il 17 marzo 1944 salì su un convoglio e finì prima ad Auschwitz-Birkenau e poi a Ravensbrück. Le ciminiere che vedrà stagliarsi nel cielo non saranno più quelle della sua fabbrica, ma i camini dei forni crematori. Ines Figini non era ebrea, partigiana o antifascista, ma aveva difeso alcuni compagni di lavoro durante uno sciopero. «Se non avessi seguito il mio istinto - racconterà poi - se mi fossi fermata un attimo a ragionare, probabilmente non l’avrei fatto...». Dopo la liberazione, prima di tornare a casa, trascorse un anno e mezzo in un ospedale militare. Come accadde ad altri prigionieri, non parlò subito della sua atroce esperienza. Il desiderio di dimenticare, la paura di non essere creduta, il senso di colpa, perché loro sono morti e io no? Chissà... Così ha atteso più di cinquant’anni prima di raccontare in pubblico la sua prigionia.

La sua storia diventa un libro scritto nel 2012 da Roberto Colombo e Giovanna Caldara “Tanto tu torni sempre. Ines Figini, la vita oltre il lager”, un memoriale scaturito da appunti scritti su fogli di bloc-notes. Il lager non ha rubato a Ines la voglia di vivere e, finalmente, quando riesce a raccontare, la sua storia diventa memoria, si fa patrimonio di tutti. Ines Figini ogni anno torna ad Auschwitz-Birkenau e comincia a girare le scuole, tantissime, per raccontare quello che ha vissuto.

Parole dirette e chiare

La fame, le botte, le umiliazioni, la malattia. E il suo strenuo desiderio di tornare a casa. Ines conquista l’attenzione dei più giovani, le sue parole sono dirette, chiare. È una donna di una saggezza semplice. Mostra il numero tatuato sul braccio e aggiunge sempre che, nonostante tutto, ha perdonato. I ragazzi pendono dalle sue labbra sono colpiti dalla sua forza d’animo. Fino a quando le energie e la salute glielo permettono, Ines porta la sua storia a chi la vuole ascoltare. Muore a 98 anni, il 26 settembre 2020, dopo un periodo trascorso in una casa di riposo.

La sua memoria è viva

Qui entra in scena Daniela Volontè che da Ines Figini riceve un lascito inaspettato. Daniela è di Lurate Caccivio e ha fondato un’associazione di promozione sociale, Interragire, molto attiva nella diffusione della cultura della pace e della cura dell’ambiente. Daniela conosce Ines Figini, l’ha ascoltata molte volte negli incontri pubblici. E nel 2018 riceve un piccolo tesoro. Sono decine e decine di lettere che bambini e ragazzi hanno scritto a Ines Figini dopo aver letto “Tanto tu torni sempre” o dopo averla incontrata di persona a scuola. Insieme alle lettere ci sono fotografie, gli appunti di Ines con le sue memorie, piccole raccolte in cui sono state rilegate le riflessioni degli studenti, ritagli di giornale che parlano di Ines e del suo libro. Ci sono anche dvd con le registrazioni degli incontri nelle scuole, disegni, poesie... Insomma, un piccolo grande archivio della memoria che Daniela vorrebbe valorizzare.

«Quando ho ricevuto tutto questo materiale sono andata a ringraziare Ines in casa di riposo, era molto presente e con l’accordo dei suoi parenti era interessata a lasciare le lettere e il resto dell’archivio ad una associazione. Confesso che ho sentito e sento ancora una grossa responsabilità, ho tante idee per far conoscere questo materiale e avrei bisogno di una mano per poter divulgare il ricordo di Ines». Daniela ha già esposto alcune lettere in occasione della Giornata della memoria alla biblioteca di Lurate Caccivio, il comune dove è attiva la sua associazione. Proprio nella biblioteca mi dà appuntamento per mostrarmi la raccolta. Accanto a ragazzi che studiano, Daniela svuota le sue borse e dispone le lettere sul tavolo. Dalle fotografie ci sorride una giovanissima Ines e un’altra in cui, cinquantenne, è china sulle tombe di Auschwitz. Lei è ancora qui, con noi. La sua memoria è viva.

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