Cucina solidale: anche il buon cibo
fa del bene

L’associazione Dalle sinergie con la Croce Azzurra all’esperienza di RistorExpo: l’impegno dei nostri chef

È un’arte antica, profondamente italiana che sull’onda dell’entusiasmo per le trasmissioni a tema, che popolano la tv e internet a ogni ora del giorno e della notte, è letteralmente decollata.

L’arte della buona cucina è sempre più coinvolgente e trova sempre nuovi “sostenitori”. In prima fila, a Como, l’Associazione provinciale Cuochi è un punto di riferimento nell’ambito della formazione, del collegamento con il mondo del lavoro e delle nuove sfide legate a sostenibilità e volontariato.

Poche settimane fa si è rinnovato il Consiglio direttivo: la nuova presidente è la marianese Barbara Girardi, 55 anni, cuoca alla Cascina di Mattia di Fecchio, prima donna ad assumere tale carica a Como. È stata scelta sulla base di un programma articolato, che verte su alcuni punti: favorire occasioni di incontro e dibattito in particolare con associazioni del terzo settore, promuovere la cultura enogastronomica locale, la tutela del patrimonio storico e una vita ecosostenibile, dare sviluppo alla formazione dei giovani e all’aggiornamento professionale e organizzare premi o manifestazioni per evidenziare la qualità dei cuochi comaschi. Un impegno sul territorio notevole, per un’associazione che può contare su 350 soci tra cuochi e aspiranti tali. Portavoce di un cibo che “fa bene”, che arricchisce e forma nuove leve, come conferma la neopresidente Girardi, ex maestra da trent’anni ricollocatasi nella ristorazione: «Il tema della formazione per noi è prioritario, soprattutto nella sua accezione “ecosostenibile” ed è seguito in particolare dall’ex presidente Massimiliano Tansini. Aiutiamo i nostri ragazzi anche nell’approccio nelle aziende legate alla ristorazione. In questo senso, è prioritaria la collaborazione con le scuole: l’anno scorso, alcuni studenti meritevoli del Cfp di Monte Olimpino e dell’Eneip hanno disputato i mondiali in Lussemburgo di “Arte in cucina”, confrontandosi con gli chef in una dimensione nuova».

Altro momento importante è il progetto “La cucine del mercoledì”: «Sono corsi per chi cucina, anche a livello amatoriale. Chi ò interessato, ha la possibilità di vedere all’opera veri chef e lavora con loro in cucine tradizionali, pasticcerie o panetterie». Non manca un collegamento con il mondo del volontariato e del terzo settore: «Da molti anni abbiamo una sinergia con la Croce Azzurra di Cadorago, per l’organizzazione di eventi. Un’altra splendida esperienza è stata fatta pochi giorni fa, in occasione di RistorExpo a Lariofiere: una squadra di ragazzi con disabilità era in gara con i risotti, vincendo due ori e sei bronzi, è stato un bel momento».

Fortissimo il legame con il territorio: «La conoscenza della nostra realtà, dei differenti ambiti di lavoro, dall’osteria, all’agriturismo, al ristorante stellato, e dei prodotti locali sono cardini per questa professione. Ai nostri allievi viene spiegato il piatto tipico, come si è rinnovato nel tempo e come può essere cucinato in modo più sostenibile, per esempio limitando l’utilizzo di uova, magari limitare l’apporto di grassi o favorendo una materia prima limitandone un’altra». E le tante trasmissioni tv dedicate alla cucina sono un aiuto o sono in qualche modo fuorvianti? «Dal punto di vista dell’informazione sono molto importanti, ma si sa prima che sono delle “costruzioni”. Il mondo del lavoro è diverso, perché ogni ristorante è profondamente diverso. Per questo puntiamo sull’orientamento: è fondamentale che i nostri ragazzi conosca le varie realtà e che possano verificarle in prima persona».

© RIPRODUZIONE RISERVATA