Dalla guerra al verde di Pellio: un’oasi di felicità

L’iniziativa Due parrocchie e una onlus mobilitate per il ritorno di un progetto di accoglienza speciale. Un’esperienza di “normalità” per i profughi ucraini

«Sono stati i 12 giorni più belli degli ultimi anni». Una frase semplice, spontanea. Poche parole, ma ricche di gratitudine e di emozioni che non è facile esprimere solamente mettendo in fila una serie di lettere per formare frasi di senso compiuto.

Sono quelle pronunciate da una donna ucraina, giunta a Como nell’ambito del progetto organizzato dall’Associazione per l’accoglienza dei bambini di Chernobyl di Malnate, sezione Basso Lario occidentale, dalla Parrocchia San Martino di Rebbio e grazie alla mobilitazione della parrocchia San Giorgio di Pellio Intelvi, che per il secondo anno consecutivo ha messo a disposizione tempo ed energie per accogliere due gruppi di rifugiati di guerra e regalare loro due settimane di svago. Una sorta di vacanza, lontano dalle bombe e da un cielo che più che infondere speranza incute timore. Un’iniziativa ideata da Giovanni Ambrosi, storico volontario di Albate, e che è la naturale evoluzione di un progetto di epoca pre-Covid, che ogni estate faceva arrivare in Italia bambini bielorussi provenienti da un centro orfani.

Regalare emozioni

Con lo scoppio del conflitto-russo ucraino, però, Pellio è diventata un’oasi di felicità dedicata ai bambini scappati dalla guerra e alle loro mamme, che per circa due settimane vengono accompagnati, grazie all’impegno di circa 40 volontari, alla scoperta di un mondo che, tra le macerie, sembrava ormai un ricordo lontano. Nel mese di giugno, quindi, sono giunti in Val d’Intelvi 50 ucraini, divisi in due turni: i primi 12 giorni, dalla parrocchia e dalle famiglie del luogo sono state ospitate 28 persone provenienti dal centro profughi di Baia Mare, mentre in quelli successivi ne sono arrivati 22 direttamente dalla zona sud-ovest dell’Ucraina. «Quest’anno abbiamo insistito per favorire i più piccoli e per regalare loro una bella esperienza – racconta Ambrosi – In molti avevano solamente 10-11 anni. Abbiamo proposto loro una serie di gite, camminate, attività sportive in montagna e bagni al lago. Alcune sono state anche molto affascinanti, tra fuochi d’artificio ed escursioni in notturna. L’obiettivo era quello di regalare loro emozioni, facendo dimenticare per qualche giorno l’esperienza della guerra».

Non una missione facile, soprattutto perché, per 50 persone giunte a Pellio, ce n’è un gran numero di rimaste in Romania o in Ucraina, con il terrore che dal cielo possano arrivare minacce da un momento all’altro. Eppure il metodo consolidato negli anni e l’entusiasmo dei tanti ragazzi che si sono messi in gioco per aiutare, ha fatto in modo che lo scopo fosse raggiunto. «Rispetto all’esperienza con i bambini bielorussi, che arrivavano da un orfanotrofio è tutto diverso – racconta Maria Caruana, che ha svolto anche il ruolo di traduttrice – Gli ucraini sono più simili a noi, hanno già visto il mondo e conoscono la bellezza dei paesaggi. Arrivano per staccare la testa da una situazione stressante e non per esplorare il territorio. Alla fine, però, siamo certi di aver lasciato qualcosa. Vederli in lacrime alla partenza e sentirli dire che hanno passato dei giorni bellissimi è emozionante».

Pronti per il prossimo anno

A spingere i volontari sono gli occhi cupi di chi arriva, quasi svuotati di ogni emozione. A gratificarli, invece, il loro volto che piano piano ritrova luce ed entusiasmo. «Quando arrivano qui, nei loro occhi è visibile l’angoscia che provano quotidianamente – testimonia Ambrosi – Per noi è difficile anche solo immaginare l’incubo che stanno vivendo da più di un anno. Giorno dopo giorno, però, quasi costretti a rimettersi in gioco dalle nostre proposte, riscoprono le cose belle e tornano a stare bene, abbandonando i pensieri legati al conflitto. Si diventa, in poco tempo, una grande famiglia. Alcuni ragazzi mi hanno chiesto di poter tornare nel 2024, per tutto il mese. Per noi è una gioia enorme: la più grande gratificazione dell’anno». E pur sperando che il prossimo giugno la situazione sia diversa, i volontari di Pellio si sono già messi a disposizione.

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