Disegnare una città con più occasioni di aggregazione: l’anno degli spazi per i giovani di Fuori Fuoco

Progetti Tanti luoghi ancora da scoprire e rilanciare: ecco perché Como può e deve essere ripensata dal punto di vista della vivacità culturale e degli eventi

Una città ha i suoi spazi ma anche i suoi vuoti, su cui si può calare una cortina di silenzio così come far sbocciare il dibattito. Qui a Como il tema, su cui da molti anni e da più parti (soprattutto del Terzo Settore) si prova a prendere la parola e indirizzare un cambiamento, è stato riportato alla ribalta anche da Fuori Fuoco, la redazione comasca di under 30 nata nel 2019 come laboratorio di giornalismo partecipato grazie al sostegno di Fondazione Comasca e al bando Youthbank.

Un’esigenza confermata in città

Gli spazi di Como per questi giovani costituiscono un tema che riesce a legare insieme l’anno che è finito e quello che è appena iniziato. La loro prospettiva infatti poggia su basi solide, gettate in almeno tre anni di riflessione e costruite grazie a un attento dialogo con chi della città di domani dovrebbe preoccuparsi più di chiunque altro: i giovani. «Nel 2023 continueremo a parlare di come Como possa creare o utilizzare i suoi spazi per rispondere a una sempre crescente esigenza di iniziative sociali e culturali da parte dei cittadini, crediamo sia giusto farlo come risposta alle storie che abbiamo raccolto quest’anno, sia con FuoriFest (ndr. festival di giornalismo organizzato a Como da Fuori Fuoco) che con diversi eventi e lavori che abbiamo iniziato a fare proprio su questo tema» spiega Clara Latorraca, tra i membri fondatori di Fuori Fuoco.

“Como: un giardino senza fiori” è il titolo di una serie di approfondimenti, pubblicati sul sito di Fuori Fuoco, che la redazione ha realizzato sul tema come risposta a un’esigenza emersa con forza nell’ultima serata del festival di giornalismo organizzato nel mese di novembre. «Abbiamo organizzato la proiezione di un documentario d’inchiesta, vincitore della nostra open call, seguito poi da un’esibizione di una band locale, i Moor - racconta infatti - Era tutto in regola, qualcuno però deve aver chiamato la polizia che è intervenuta... dopo questo episodio abbiamo scritto una lettera aperta ai comaschi chiedendo cosa possa fare un giovane a Como e abbiamo ricevuto davvero tantissimi spunti e storie grazie ai quali abbiamo realizzato questi articoli di approfondimento che sono anche la ricostruzione di un percorso storico e sociale su quali sono stati, quali sono e quali potrebbero essere gli spazi aggregativi a Como».

Le storie raccolte tra i cittadini

Il tema degli spazi però è caro ai giovani di Fuori Fuoco già da prima di questo: in occasione della chiusura del Chiostrino di Sant’Eufemia, a Como, infatti avevano preso parte alla manifestazione realizzata per celebrarlo e lamentare la perdita di un così importante spazio aggregativo. «Tra le testimonianze raccolte in questi mesi, molte sono di persone che suonano e vorrebbero farlo a Como, ma non trovano i luoghi per farlo - continua - in tanti ci hanno scritto raccontandoci la difficoltà di trovare spazi aggregativi liberi e pubblici in città».

A mancare infatti, secondo la redazione di Fuori Fuoco, non sono tanto gli spazi privati - che pure non sempre sono facilmente reperibili - quanto gli spazi comunali che possano essere utilizzati gratuitamente dai cittadini per iniziative di tipo culturale. «E poi siamo stati contattati anche da altre realtà appartenenti al mondo del volontariato, come Supporto Attivo, che hanno avuto problemi di questo tipo. Anche se il progetto “Como: un giardino senza fiori” si è concluso, continueremo a parlarne e a raccontare queste storie anche nel nuovo anno».

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