Gioco d’azzardo e malavita: Cascina Tavorella insegna

Nell’ex maneggio di Oltrona San Mamette, confiscato alla criminalità organizzata, un pomeriggio di senso civico. Con Caritas una lezione sulla ludopatia dove 200 slot machine creavano dipendenza e sostenevano l’ndrangheta

Erano 200 le slot macine abbandonate al pianterreno dell’ex maneggio di Oltrona San Mamette, confiscato alla criminalità organizzata nel 2022. «Ne abbiamo tenute alcune - racconta Alice Viganò, referente del gruppo di volontari che da quasi quattro anni si prende cura di Cascina Tavorella, trasformata da luogo di malaffare e violenza in scuola di legalità - Le mostriamo alle persone che passano da qui, soprattutto ai ragazzi, per far vedere il legame stretto che c’è tra il gioco d’azzardo e la criminalità organizzata». Macchine mangiasoldi di tutti i tipi, piccole e grandi, riempivano questo piano dell’ex maneggio: alcune erano destinate alla bisca clandestina organizzata nell’allora proprietà del boss dell’ndrangheta Bartolomeo Iaconis, altre invece servivano per il riciclo di denaro sporco sul territorio.

Un territorio, quello comasco, che si classifica come seconda provincia in Lombardia, dopo Milano, per importo medio pro capite speso nel gioco d’azzardo: i dati dello studio del Cnr-Ifc dicono che questa spesa media nel Comasco ammonta a 2.700 euro a cittadino. Questo in una regione, la Lombardia, che è la seconda in Italia dopo la Campania per soldi spesi annualmente nel gioco d’azzardo, ovvero 28 miliardi di euro.

Il progetto “Vince chi smette”

Sono dati che Luca Casartelli, portavoce per la Caritas comasca del progetto “Vince chi smette” avviato nell’autunno dl 2025 sul territorio provinciale per sensibilizzare la popolazione e offrire soluzioni concrete alle famiglie o alle persone che si trovano ad avere a che fare con una dipendenza. Ad ascoltarlo, in un soleggiato pomeriggio di primavera, dopo una lunga mattinata di lavori per il mantenimento e la ristrutturazione del bene, un gruppo di volontari insieme ad alcuni comaschi incuriositi dal tema. «La vera fregatura del gioco d’azzardo è che si vince» ha detto Casartelli, per spiegare il meccanismo alla base della ludopatia. «Vincono in pochi però e per caso, ma vincono tantissimi soldi e questo ha un grande impatto psicologico sulle persone».

Le stime dell’istituto superiore di sanità per l’Italia indicano una fascia di giocatori problematici e a rischio di ludopatia compresi tra i 4 e i 5 milioni, mentre quelli effettivamente ludopatici sono un totale variabile tra 1,5 e 2 milioni. La distinzione tra i due gruppi di persone che presentano una dipendenza dal gioco, ha spiegato Casartelli, è data da diversi fattori. Uno su tutti il fatto che nel caso dei ludopatici la quantità di soldi spesi rispetto al reddito è del tutto sproporzionata. Casartelli alla cascina Tavorella come esempio di questo meccanismo ha citato il caso di un padre di famiglia che per sostenere le spese del gioco d’azzardo ha deciso di vendere la casa di vacanza famigliare in montagna, informazione arrivata al resto della famiglia durante una cena in cui i figli dell’uomo avrebbero voluti accordarsi sull’alternanza del soggiorno nella casa (ormai già venduta dal padre) durante le vacanze invernali.

«Nel cervello le conseguenze sono le stesse che si possono osservare in una persona alcolizzata o tossicodipendente: la dipendenza muove le stesse pedine e provoca comportamenti simili, che influenzano le relazioni sociali della persona dipendente e ne compromettono spesso il rapporto con gli affetti, le persone più care e vicine» ha detto ancora Casartelli, sintetizzando parte delle esperienze raccolte dalla Cartias comasca proprio grazie al progetto “Vince chi smette”.

Il progetto ha portato all’apertura di uno spazio di ascolto e di consulenza al centro pastorale Cardinal Ferrari, a Como, in via Cesare Battisti 8, ogni martedì. «In questo luogo abbiamo ricominciato a parlare d’azzardo con le persone e le persone sono arrivate, tanto che prima era prevista solo un’apertura pomeridiana, una volta a settimana, ma poi abbiamo dovuto aggiungere anche un turno al mattino perché la richiesta era alta» ha spiegato ai presidenti il referente di Caritas.

La fascia 50-80 anni

Da novembre a fine aprile lo sportello ha ospitato 68 colloqui con giocatori ma anche con famigliari di giocatori. Dai colloqui emerge come il problema sia più presente in una fascia d’età compresa tra i 60 e gli 80 anni. Un dato che è stato confermato anche dall’esperienza dei presenti all’incontro con Casartelli. Molti, nel pubblico, hanno raccontato come la vista di persone adulte e spesso anziane sedute per ore di fronte a una slot machine, in un bar, sia tutt’altro che anomala. La sensazione riportata è che la solitudine degli anziani giochi un ruolo cruciale nello sviluppo di una dipendenza dal gioco. Ma se la dipendenza dalle slot machine è immediatamente visibile e quindi anche più facilmente contrastabile - tra le idee emerse durante l’incontro quella di “boicottare” i bar che ammettono al proprio interno slot machine o provare a parlare con conoscenti e amici che sembrano dare segni di una dipendenza - le piattaforme online offrono spazi di gioco più riservati. I dati preoccupanti, in questo secondo caso, riguardano i giovani: in Italia un giovane su due tra i 15 e i 19 anni gioca d’azzardo online, secondo una ricerca condotta dalla Scuola di Sanità pubblica dell’Università di Pavia e pubblicata sulla rivista scientifica Lancet Public Health.

Il legame con i videogiochi

La ricerca è originale soprattutto per il legame che riesce a istituire tra l’uso dei videogiochi e la dipendenza dal gioco d’azzardo nei giovani. Tra i giovani che usano i videogiochi la tendenza alla dipendenza anche dal gioco d’azzardo è più alta (57%) che tra i giovani che non utilizzano i videogiochi (41%). Un dato significativo se si considera che, in Italia, il 70% dei giovani tra i 15 e i 19 anni gioca ai videogiochi più o meno abitualmente ed è dunque più esposta al rischio della ludopatia. Nella ricerca viene spiegato come questo rischio sia dovuto al fatto che i videogiochi sempre più introiettano un meccanismo simile a quello delle scommesse e dell’azzardo per trattenere i giovani davanti allo schermo.

Un esempio chiaro di come alcune dinamiche del gioco d’azzardo siano entrate nei videogiochi sono i lootbox (forzieri virtuali che contengono ricompense casuali e da pagare con soldi virtuali o reali ma senza sapere cosa si otterrà in cambio). Anche in questi casi l’isolamento dei giovani gioca un ruolo importante nell’avvicinamento al gioco d’azzardo, alle scommesse e allo sviluppo di una ludopatia.

Dal racconto di Casartelli all’ex maneggio dell’ndrangheta usato anche come bisca clandestina è emersa però un’iniziativa diffusa da alcuni studenti di scuole superiori del Comasco che mette in guardia dal gioco... con un gioco. Si tratta di “Breaking the rules”, un gioco in scatola che mostra ai giocatori come si sviluppa una dipendenza e insegna così a coglierne i segnali precocemente in sé stessi ma soprattutto negli altri. Per farlo serve informarsi e soprattutto stare insieme. Proprio come hanno fatto per un pomeriggio le persone a cascina Tavorella che anche grazie a queste iniziative si trasforma da luogo dove il dolore del singolo e il suo isolamento dalla comunità diventavano la forza della criminalità organizzata, come dimostrano ancora le slot machine rimaste, oggi coperte dalla polvere, a una palestra di civiltà e uno spazio dove condividere storie, anche dolorose, per aiutarsi a vicenda.

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