Giovanna, “motore” del Csv: «Speciali i miei anni con voi»

“La donna delle soluzioni” va in pensione e lascia il Centro servizi per il volontariato orfano di una presenza unica. «Como sembra un po’ sonnacchiosa, ma sotto sotto in questo settore c’è gente che davvero muove il mondo»

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Giovanna: quando non sai come risolvere un problema, chiama lei.

Disponibile, gentile e preziosa, sempre con il sorriso anche nei giorni più faticosi

Siamo negli uffici del Centro di servizio per il volontariato, è una bella giornata di sole e tra pochi giorni Giovanna Stampa, Gio, come la chiamiamo noi colleghe e colleghi, avrà più tempo per godersi le amate passeggiate nella Spina Verde di Albate, dove vive, magari insieme al suo adorato nipotino Remo. Sì perché dopo, come si suol dire, ventiquattro anni di onorato servizio, Giovanna andrà in pensione.

Mentre chiacchieriamo per l’intervista, ci interrompono più volte. C’è un’associazione che non riesce a completare le pratiche di iscrizione al registro del terzo settore. Qualcun altro cerca Giovanna perché sa che poi non la troverà più in ufficio e vuole salutarla. Ci sono i cassetti da svuotare pieni di appunti di colloqui. Nel mondo del terzo settore cittadino, e anche oltre i confini di Como, sono in pochi a non conoscere Giovanna Stampa.

«Mi sono sempre sentita vicina a chi è impegnato nel sociale»

È lei il primo contatto quando si ha bisogno di un aiuto dal Csv. È lei la prima voce al telefono e il primo viso che si incontra quando si cerca un orientamento nel volontariato o la soluzione a uno dei tanti adempimenti amministrativi che le associazioni devono assolvere. Nel database che ha contribuito a costruire ci sono centinaia di associazioni, ma se vuoi sapere un nome o una storia su molte di loro, devi chiedere a lei.

Giovanna Stampa nasce a Como nel 1960, nonni paterni del Lario e una nonna piemontese. Dopo un corso per programmatore informatico, lavora per dodici anni in un’azienda profit. Nascono i suoi due figli e decide di dedicarsi a loro ma senza smettere di donare il suo tempo al volontariato. Prima in un canile, poi all’oratorio e, quando i figli vanno a scuola, come referente dell’associazione genitori. «A un certo punto c’è stata la necessità di riprendere a lavorare e dopo tre mesi in un call center sono arrivata all’Associazione del volontariato comasco, allora si chiamava così – racconta Giovanna -. Il direttore era Gigi Tagliabue, e ricordo che mi fece una bella impressione fin dal primo colloquio. Il primo settembre 2002 cominciai».

Finora Giovanna si è occupata dell’accoglienza delle richieste di volontari, smista la corrispondenza del Csv, svolge mansioni di segreteria: «Sistemavo la rendicontazione delle attività su foglietti scritti a penna – ricorda – Como è sempre stata un po’ sonnacchiosa, ma sotto sotto erano in tanti, e ancora lo sono, a darsi da fare, secondo quello spirito per cui ci si rimbocca le maniche e si agisce, sempre con un certo ritegno nel raccontarsi».

Certo, «qualcuno lo faceva per mettersi in mostra, ma erano eccezioni. Ricordo che giravo nelle associazioni per gli inserimenti delle persone fragili e scoprivo che oltre ai progetti che ti raccontavano ne facevano altre decine di cui non sapevo. Era un valore il contatto con le persone, vederle all’opera nel loro ambiente, “respirare” l’associazione... Mi portavo a casa uno stimolo, uno slancio in più. C’è gente, in questo settore, che davvero muove il mondo».

Nel 2007 arriva il cambio di direzione con l’ingresso di Martino Villani, direttore, e nel 2018 il Centro di servizio per il volontariato Insubria unisce i territori di Como e Varese: «Ho conosciuto centinaia di associazioni, da quelle storiche molto strutturate alle più piccole e ho potuto vedere la fatica crescente che questo mondo attraversa - continua Giovanna-. Per la burocrazia sempre più complessa e per le difficoltà nel trovare volontari che restino».

Disponibile, gentile, preziosa, sempre con il sorriso anche nei giorni più faticosi, Giovanna svolge il suo lavoro mettendo al centro le relazioni umane: «Mi sono sempre sentita vicina a chi è impegnato nell’assistenza sociale e risolve i problemi delle persone. Sono un po’ vecchia maniera, mi rendo conto, per me l’importante è fare le cose seriamente, con il cuore ma anche con regole e impegno, e al centro deve esserci solo il bene degli utenti».

Per fare un lavoro come il suo «c’è bisogno di contatto umano ed è sempre più difficile trovare realtà che possano darlo, proprio per mancanza di volontari». Alla fine Giovanna confida che, chissà, magari tra un po’ potrebbe dedicare del tempo ai cani trovatelli. «Questi ventiquattro anni sono una grande esperienza di vita – conclude con un sorriso - un bel bagaglio di ricordi piacevoli e faticosi. Sono stati pieni di tanta umanità e per questo ringrazio tutti».

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