(Foto di Emanuela Zampa)
La storia Prima il malore, poi la diagnosi: la storia di Giordano Anzani inizia con l’effetto inaspettato e dannosissimo di un virus. Il percorso fino al trapianto diventa ora un cortometraggio per sensibilizzare
Lettura 3 min.Cantù non ha mai smesso di stringersi attorno alla famiglia Anzani. E venerdì sera, durante l’evento “Briciole al cielo”, quella vicinanza si è trasformata ancora una volta in un abbraccio collettivo fatto di emozione, gratitudine e speranza. Una serata fortemente voluta da Aido, nata per lanciare un messaggio forte di speranza e sul valore del dono.
La storia di Giordano è anche quella della sua famiglia: il papà è Arrigo Anzani, canturino e figlio dell’ex sindaco di Cantù Giuseppe “Peppino” Anzani, ora a Genova insieme alla moglie Annalisa Margarino e ai figli Gioele e Giordano. Entrambi insegnanti di religione, Arrigo e Annalisa hanno attraversato uno dei momenti più difficili che una famiglia possa vivere: la malattia di un figlio. Hanno trovato però nella vicinanza delle persone una forza decisiva. «Il sostegno ricevuto è stato enorme – racconta Arrigo – quello degli amici canturini è stato speciale. Non ci siamo mai sentiti soli».
L’estate 2023 era iniziata con una tranquilla vacanza in famiglia: mamma, papà e i due figli di 7 e 4 anni a Camaldoli con il silenzio del monastero, i boschi dell’Appennino, gli amici di sempre. Proprio tra quelle montagne, la vita ha preso una direzione inattesa: «Giordano, che aveva quattro anni e mezzo, all’improvviso si sente male e decidiamo di farlo visitare prima di rientrare a Genova». È il 26 luglio 2023 e arriva il momento che cambia tutto. «Il primario mi dice: il cuore di suo figlio non funziona». È gravemente dilatato e lavora pochissimo. Inizia così una corsa contro il tempo che attraversa l’Italia e mette in moto una catena di sanità pubblica fatta di medici, ospedali e decisioni prese con lucidità e umanità. Da Arezzo il trasferimento urgente all’ospedale Meyer di Firenze, poi il passaggio alla cardiochirurgia pediatrica di Massa Carrara e infine Torino: nel giro di poche ore Giordano vola in elicottero verso l’ospedale Regina Margherita. «Non avevamo la forza di sopportare una cosa così devastante da soli» dice Arrigo. E allora succede qualcosa di straordinario: la famiglia si apre agli altri. Agli amici, ai colleghi, alla parrocchia, alle scuole: una rete di persone comincia a pregare, a scrivere, a sostenere.
Il ventricolo sinistro distrutto dal Parvovirus B19, virus della quinta malattia normalmente innocuo per i bambini ma dannosissimo per Giordano
Giordano viene indotto in coma farmacologico e collegato ai macchinari; la diagnosi arriva dopo giorni di paura: a distruggere il ventricolo sinistro è stato il Parvovirus B19, il virus della quinta malattia, normalmente innocuo nei bambini. Per settimane la famiglia vive sospesa tra speranza e angoscia. Ogni giorno Arrigo e Annalisa entrano in terapia intensiva, parlano al figlio addormentato, gli cantano le sue canzoni preferite. Nel frattempo Gioele, il fratello maggiore, affronta in silenzio una prova enorme. Ha sette anni e coglie tutto. A fine agosto il cuore di Giordano riparte e sembra l’inizio della risalita, ma è un’illusione e Giordano torna in terapia intensiva.
E la conoscenza delle famiglie di altri due bambini, Fadh e Sofia, porta alla nascita di un “dialogo interreligioso”
I medici decidono che l’unica possibilità è il trapianto. Comincia allora una quotidianità fatta di tubi, batterie e un trolley che alimenta il dispositivo. Il piccolo non può uscire dall’ospedale, ma accanto a lui ci sono altri due bambini in attesa di trapianto: Fadh e Sofia. Le famiglie condividono paure, speranze e notti insonni. E nasce qualcosa che Arrigo ancora oggi definisce «un dialogo interreligioso vero, in cui cristiani e musulmani pregano insieme, ciascuno nella propria lingua e nella propria fede, ma con la stessa disperata richiesta di salvezza per tutti». Nel frattempo la vita continua a metà tra Genova e Torino. Arrigo e Gioele diventano pendolari del fine settimana. Annalisa resta accanto a Giordano in un appartamento messo gratuitamente a disposizione da un’associazione che aiuta le famiglie dei bambini cardiopatici. I mesi passano e il cuore non arriva: si deve aspettare. Fino al 9 febbraio 2024, quando arriva la chiamata per il trapianto: il nuovo cuore batte forte dal primo istante. Tutto sembra finalmente possibile, anche se le emozioni degli Anzani si intrecciano con quelle delle altre famiglie del reparto. Dopo quindici giorni arriva un cuore anche per Sofia. Poco dopo, anche Fadh riceve il suo secondo trapianto. «Nel giro di un mese e mezzo sono arrivati tre cuori per tre bambini amici. Era il periodo della Quaresima e del Ramadan. Come si fa a non vedere un segno dentro una cosa così?».
L’11 maggio 2024 Giordano torna finalmente a casa. Oggi è un bambino felice e frequenta la scuola. I genitori hanno raccontato a Giordano che il suo cuore gli è stato regalato da un angioletto del cielo. Ed è proprio da qui che nasce il titolo del cortometraggio dedicato alla sua storia “Briciole al cielo” del regista Gian Francesco Tiramani. Un giorno Annalisa vede il figlio lanciare dalla finestra le briciole dei cracker. «Le sto mandando al mio angioletto del cuore» le dice Giordano. Quell’immagine è diventata il simbolo di una storia che vuole sensibilizzare al dono.
Per Arrigo e Annalisa il ritorno alla normalità non è stato semplice: «Se oggi Giordano è vivo – dice Arrigo – è grazie ai medici, alla sanità pubblica, al dono di una famiglia che nel momento più terribile ha scelto di donare, ma anche grazie alle migliaia di persone che ci sono state vicine. Un pensiero speciale va a Gioele, il fratellino maggiore che è stato un vero supporto per tutti noi». In tutto questo è la speranza a vincere: Giordano da grande vuole fare il falegname, il sangue canturino non mente.
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