L’estate di chi resta e aiuta

Lontano dai suoni delle valigie e dai lunghi viaggi in macchina, vicino a chi è in difficoltà

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C’è un’estate che si articola tra ombrelloni, finestrini degli aerei, valigie e pomeriggi lenti. E c’è un’estate fatta di solidarietà: è quella di chi resta, in paese o in città, spesso nei panni del volontario. Perchè sa che le diverse fragilità che abitano il mondo, dalla solitudine alla povertà, non vanno in vacanza.

Associazioni e singole persone che continuano a dare una mano

Questo numero speciale di Diogene nasce dal desiderio di raccontare le storie delle persone e delle associazioni che, pur con delle temperature che mettono a dura prova, hanno deciso di non chiudere. Piuttosto, di continuare a fare la differenza per chi si rivolge a loro.

Come le persone anziane, che possono ancora vivere in autonomia nella propria casa, ma troppo spesso in quella casa si trovano isolati, per mancanza di una rete d’aiuto. È pensando a loro che i custodi sociali, così come gli operatori della Croce Azzurra e dell’Auser, alzano la cornetta. Spesso, basta una chiamata per assicurarsi che tutto vada bene. Ma quando serve un bisogno in più, ecco che i volontari si organizzano per portare la spesa e le medicine a domicilio. Con le mani in pasta sono invece le centinaia di volontari delle mense di solidarietà. C’è chi poi il cibo non lo cucina, ma lo recupera e lo distribuisce, come l’hub a Lipomo del Banco Alimentare. Qui, ogni giorno, i pallet accolgono più di 600 chili di alimenti freschi e freschissimi, con cui vengono poi rifornite le strutture che si occupano di accoglienza.

Le fragilità sociali e le emergenze non vanno mai in vacanza

C’è poi l’esperienza vissuta negli oratori del Comasco, che nelle settimane di vacanza scolastica diventano quasi delle seconde case, rette interamente da persone, spesso giovanissime, che si donano all’altro. A volte però non serve per forza avere alle spalle un’associazione per aiutare: tra le storie di solidarietà che abbiamo intercettato, c’è quella di Monica, che i più si limiterebbero a definire semplicemente una “gattara”, ma che da oltre 25 anni si prende cura dei gatti randagi di ben 13 colonie feline. Lo sta facendo anche quest’estate, con circa 80 mici.

Ma l’estate di chi resta ha anche il suono di una sirena, pronta a intervenire laddove qualcosa non va. È l’estate dei soccorritori volontari, che quest’anno si sono trovati a gestire per settimane un’emergenza in più, quella delle ondate di caldo. Ma la loro estate non si misura soltanto nel suono delle sirene, perchè in effetti c’è un posto per tutti, anche per chi non se la sente di intervenire. E in autunno partiranno i corsi per i nuovi aspiranti volontari. Chi si è speso senza chiedere nulla in cambio, si è spinto persino al di là del portone del carcere Bassone, dove le estati si somigliano tutte, e un momento di ascolto, magari davanti a una tazza di caffè, può fare la differenza.

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